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25 Agosto 2026Viaggiare in Bretagna custodisce il raro privilegio di sorprendere l’anima, spingendosi tra i panorami scolpiti dal vento e dalla luce, sino alle suggestive atmosfere di Quintin, capita a volte di smarrirsi piacevolmente per poi imbattersi in luoghi capaci di rimanere impressi nel cuore. E’ esattamente ciò che è accaduto varcando la soglia della Librairie Le Marque Page, un vero e proprio rifugio di carta e bellezza situato al 43 di Grande Rue a Quintin, una splendida petite citè de caractère a due passi da Saint-Brieuc.
Appena si entra, si respira l’autentica atmosfera delle librerie indipendenti curate con passione: scaffali ricchi di tesori, un’attenzione amorevole per la letteratura, i fumetti e i grandi libri d’arte. Ma a rendere l’esperienza indimenticabile è soprattutto l’incontro con i proprietari, Gilles e Claire, la cui straordinaria gentilezza e accoglienza trasformano una semplice visita in un momento di autentica condivisione culturale. Tra una chiacchierata e lo scambio di impressioni sui libri, si scopre quanto questo spazio sia molto più di una libreria, è il cuore pulsante e accogliente di una comunità che vive d’arte e di incontri. E proprio in questo clima di raffinata ospitalità, la sorpresa si rinnova grazie alle esposizioni temporanee che la libreria ospita.
Attualmente, Le Marque Page propone al pubblico un appuntamento imperdibile con l’arte: una raffinata mostra dedicata a Henri Rivière, maestro indiscusso della grafica e della litografia a colori. La riscoperta della figura e dell’opera di Henri Rivière, a lungo confinata in un cono d’ombra dopo decenni di oblio, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’incisione e della grafica tra Otto e Novecento. Come ricorda Erik Orsenna nelle sue evocative rievocazioni d’infanzia, l’incontro con l’arte di Rivière equivale all’apertura di un portale verso un mondo di cui l’osservatore comune coglieva in precedenza soltanto la superficie.
Nato a Parigi nel 1864, formatosi nell’atelier di Emile Bin e legato da profonda amicizia a Paul Signac, Rivière seppe traghettare la lezione impressionista e l’innamoramento collettivo per l’estetica giapponese, in particolar modo per le xilografie di Hokusai e Hiroshige, verso una formula espressiva di altissimo rigore formale e lirico. Il cuore pulsante della produzione litografica di Rivière non fu un’attività solitaria, bensì il frutto di un sodalizio artistico e umano straordinario con il maestro stampatore Eugène Verneau. Avviatosi sul finire degli anni ottanta dell’Ottocento, questo legame quotidiano si tradusse in una rigorosa bottega artigiana dove la precisione tecnica si sposava con l’audacia estetica. Come testimoniano i documenti d’archivio e le minuziose memorie dei contemporanei, Rivière si recava ogni giorno in stamperia, consumando persino i pasti sul posto pur di non perdere il controllo delle infinite fasi di tiratura.
“Il torchio, guidato dall’occhio del maestro, trasforma la pietra calcarea in uno specchio di natura e poesia.”
La tecnica litografica a colori ideata da Rivière richiedeva una dedizione titanica, partendo da una maquette o da un disegno preparatorio, frutto di una fitta raccolta di schizzi e appunti dal vero custoditi in taccuini analoghi a quelli orientali, l’artista trasferiva il disegno sulle pesanti pietre calcaree. Ogni singola tonalità cromatica imponeva l’utilizzo di una pietra dedicata: per serie complesse che arrivavano a contare venti o trenta passaggi di colore, il calcolo geometrico del registro doveva essere millimetrico. La minima imperfezione avrebbe compromesso l’armonia dell’insieme.
L’originalità cromatica di Rivière risiedeva anche nella sperimentazione diretta degli inchiostri, insoddisfatto delle tinte commerciali, l’artista giunse a comporre una palette personale, un inventario noto come i “colori Rivière” comprendente blu profondi, ocre gialle, bianchi d’argento, grigi atmosferici e blu di Prussia, capaci di restituire con esattezza le vibrazioni della luce bretone o parigina. Le sue monumentali suite, da Aspects de la Nature (1897-1908) a La Fèerie des heures, fino alle celeberrime Trente-six vues de la Tour Eiffel (1902), testimoniano una sintesi perfetta tra la modernità industriale della Tour Eiffel e la quiete delle coste di Saint-Briac, Douarnenez e Loguivy.
A suggellare questo rigore etico ed estetico vi era la ferrea consuetudine di distruggere sistematicamente le pietre litografiche al termine della tiratura, escludendo così qualsiasi ristampa futura e preservando l’assoluta unicità di ogni foglio. Accanto all’eccellenza formale, l’opera di Rivière custodiva un nobile intento pedagogico, sostenuto da critici illuminati come Roger Marx, l’artista concepì le sue grandi litografie non soltanto per i raffinati gabinetti dei collezionisti borghesi, ma anche come strumenti di educazione estetica destinati alle scuole e agli spazi pubblici. Portare l’arte e la bellezza nelle aule significava educare lo sguardo delle nuove generazioni, sottraendole alla banalità visiva. Oggi, la riconsiderazione di questo patrimonio restituisce l’immagine di un creatore totale, capace di coniugare l’infinita pazienza dell’artigiano con la visione universale del grande poeta visivo.
In perfetta sintonia con la sua vocazione di vivace presidio culturale, la Librairie Le Marque Page offre oggi un’occasione straordinaria per ammirare da vicino questo patrimonio, in parallelo all’importante esposizione organizzata dal Musèe Mathurin Mèheut di Lamballe sul periodo japonisant dell’artista, la libreria di Quintin accoglie ed espone un pregiato corpus di litografie originali datate tra il 1898 e il 1917.
Se vi trovate in viaggio in Bretagna, o se desiderate fermarvi tra libri, bellezza e incontri umani, una visita alla Librairie Le Marque Page per scoprire questa magnifica mostra di Henri Rivière è una tappa semplicemente imperdibile.
Testo e fotografie Felisia Toscano e Maria Di Pietro




