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23 Agosto 2026Negli ultimi anni il Gruppo FS ha puntato con forza sulla creazione di una società dedicata ai treni turistici, Treni Turistici Italiani, nata nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare un’offerta ferroviaria di nicchia, storica, religiosa e di lusso.
Fin dall’inizio era chiaro come questa scelta apparisse più ideologica che strategica: una nuova società, nuovi organi amministrativi, nuovi costi, senza un vero business plan e senza una valutazione seria del rischio d’impresa. I segnali di criticità erano già chiari: servizi costosi e poco utilizzati, come il RomaCortina, presentato come treno di alta gamma ma costruito su un modello incoerente, con viaggio notturno che impediva di apprezzare il paesaggio, arrivo a Calalzo invece che a Cortina, trasferimenti in bus e persino cambio locomotore da elettrico a diesel per mancanza di elettrificazione sulla linea. Tutti elementi che indicavano una progettazione debole e un’offerta non calibrata sulla domanda reale.
Col passare dei mesi, quanto riportato dal Sole 24 Ore, di questi giorni, conferma dinamiche, già denunciate e scritte che apparivano evidenti fin dalle prime fasi; Treni Turistici Italiani è oggi una società in perdita strutturale, con oltre 62 milioni di euro di rosso in tre anni, un modello di business giudicato “non sostenibile” e un piano industriale che non garantisce né marginalità né flussi finanziari positivi. Anche l’aumento dei ricavi nel 2025, grazie al servizio di lusso “La Dolce Vita”, non ha invertito la tendenza: le perdite sono cresciute fino a superare i 45 milioni.
FS stessa riconosce che i treni storici e religiosi hanno un rapporto ricavicosti irrimediabilmente negativo e che il mercato dei servizi turistici ferroviari richiederebbe investimenti e tempi di ritorno non compatibili con una gestione economica sana. Per questo il gruppo sta preparando un riassetto profondo: una parte delle attività tornerà a Trenitalia, dove potranno essere gestite con maggiore efficienza e sinergia; altre saranno trasferite alla Fondazione FS, che già prima del 2023 si occupava dei treni storici e che può valorizzarli come strumenti culturali e promozionali, non come attività economiche autonome. In sostanza, quello che era evidente fin dall’inizio si rivelato corretto: la società è stata costruita senza una reale valutazione dei costi, senza una strategia industriale solida e senza una chiara definizione degli obiettivi. Ora FS è costretta a rivedere tutto, riconoscendo che il progetto, così com’è, non può continuare a gravare sui contribuenti.
E qui si arriva al punto decisivo: non si può fare finta di niente. Quando si spendono decine di milioni di euro pubblici senza ottenere risultati, qualcuno la responsabilità se la deve prendere. Non è accettabile che scelte sbagliate vengano semplicemente archiviate senza conseguenze. Serve trasparenza, serve una valutazione seria di ciò che non ha funzionato e serve soprattutto agire di conseguenza, perché gestire male i soldi dei contribuenti non è un dettaglio: è un problema politico, industriale e sociale.
La direzione da prendere è chiara: riportare i servizi turistici dentro strutture già esistenti e consolidate, evitare duplicazioni societarie, consigli di amministrazione e tutto quello che nè consegue, cambiando rotta e valorizzando il patrimonio storico attraverso la Fondazione FS; concentrare gli investimenti su ciò che genera valore reale per il Paese – puntualità, sicurezza, qualità del servizio, infrastrutture moderne.
È il momento di voltare pagina e chiudere i buchi neri, assumersi le responsabilità e costruire politiche ferroviarie che guardino davvero all’interesse dell’Italia e dei cittadini .
Stefano Boni




