
Nessun Dorma. al via il concorso di composizione per i primi 100 anni della Turandot
20 Luglio 2026
Gran finale a Palazzo Beltrani: cala il sipario su “Teatro a Corte”
21 Luglio 2026In un panorama musicale troppo spesso incline all’omologazione e al mero consumo commerciale, cieco di fronte alle radici, ai territori e all’essenza stessa dell’umano, la figura di LA NIÑA (Carola Moccia) si impone con rara e profonda necessità. Il suo canto non si limita a custode della memoria partenopea e del Sud Italia per portarla con orgoglio nel mondo: oltrepassa ogni confine geografico per farsi voce universale. Dinanzi alle barbarie e ai venti di guerra che oggi insanguinano il pianeta, la sua arte si erge a difesa della vita e della dignità umana, ovunque esse vengano calpestate.
Assistere alla sua esibizione in terra francese, nell’ambito del Festival del Sud ad Arles, è stato un momento di straordinaria intensità emotiva. Sul palco, la tradizione non è apparsa come un relitto del passato, ma come linfa vitale trasfigurata dal suo ultimo brano, RÀRECHE – parola antica che significa “radici”.
Opera concepita per onorare il dolore delle vite spezzate come fiori nel vento, RÀRECHE nasce per affrontare una distruzione che agisce impunita e senza vergogna alla luce del sole.
È un canto nato per interrogare, per porre quelle domande scomode capaci di aggirare le difese della mente ed entrare nude nel cuore. Perché le radici mantengono salda la fiducia nei fiori anche quando questi vengono spezzati; e i fiori continuano ad affidarsi alle radici, custodi del mistero che ci genera e ci regge, persino quando non lo meriteremmo.
Ad Arles, LA NIÑA ha mostrato che RÀRECHE è esattamente questo: la forza indomabile di ciò che continua a nascere dentro ciò che è stato distrutto. Un rito sonoro che, partendo dall’anima di Napoli, parla all’Italia e al mondo intero con la solennità di una preghiera di pace e di rinascita.
Felisia Toscano
Maria Di Pietro




