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6 Luglio 2026Il 28 giugno 2026, a centodieci anni dalla sua morte, l’esempio dell’onorevole Brandolino Brandolini d’Adda non appartiene al passato: continua a parlare al presente. Unico tra i 509 deputati del Regno d’Italia caduti nella Grande Guerra, la sua figura rimane un riferimento di integrità civile. La sua vita, diritta e senza esitazioni, attraversò amministrazione, parlamento e fronte con una coerenza che ancora oggi sorprende per la sua limpidezza morale. Non cercò scorciatoie, non si nascose dietro privilegi, non separò mai parola e azione.
Nato nel 1878 a Cordignano, cresciuto in un ambiente dove il senso delle istituzioni era naturale, imparò che la nobiltà è un comportamento e che il servizio pubblico è un dovere. Da sindaco, da consigliere provinciale, da deputato del collegio di Vittorio Veneto, portò in parlamento le esigenze concrete della sua terra: trasporti, lavoro, gelsicoltura, servizi pubblici. Parlava per risolvere i problemi concreti di una comunità e di un territorio. «Attendo che alle intenzioni susseguano atti pratici», disse nel 1914: un richiamo alla concretezza che oggi suona più attuale che mai.
Quando l’Italia entrò in guerra, Brandolino era due volte esentato: per il ruolo nel Sovrano Militare Ordine di Malta e per la carica parlamentare. Nessuno gli chiese di partire. Eppure rinunciò a ogni tutela e si presentò volontario, arruolandosi con un grado inferiore. Non partì per odio, ma per completare ciò che considerava l’ultimo tratto del disegno risorgimentale. Sul fronte dell’Altopiano di Asiago visse la guerra con la stessa serietà con cui aveva vissuto la politica: mise in salvo opere d’arte, guidò reparti sotto il fuoco, rimase dove il pericolo era maggiore. Ferito il 26 giugno 1916, morì due giorni dopo, avvolto nel tricolore, a trentotto anni.
La Camera ne onorò la memoria velando il suo scranno con il tricolore e incidendo il suo nome in oro; una lapide lo ricorda ancora oggi. La motivazione della sua Medaglia d’Argento al Valor Militare lo definisce «mirabile esempio di ardimento e di sprezzo del pericolo». È la sintesi della sua vita, un uomo che non arretrò mai.
Ma la sua memoria più vera non è nel marmo. È nei gesti, nelle scelte, nella coerenza.
A centodieci anni dalla sua morte, l’insegnamento di Brandolino Brandolini d’Adda si riconosce prima di tutto in una misura morale: per lui dire e fare erano la stessa cosa. La coerenza non era un principio astratto, ma un modo concreto di vivere le istituzioni e la vita pubblica.
Si riconosce anche nella sua idea alta delle istituzioni, intese come servizio, ogni suo intervento nasceva da un bisogno reale della comunità, mai da un calcolo politico.
Il suo senso del sacrificio civile parla ancora oggi. Partire volontario, pur essendo esentato, significava condividere il destino della propria gente, non cercare gloria. Era il modo più diretto per dimostrare che il dovere non si delega, che la responsabilità non si affida ad altri.
Quella scelta racconta più di qualsiasi discorso, non chiedeva agli altri ciò che lui stesso non era disposto a fare. In quel gesto, semplice e radicale, si rivela tutta la sua idea di patria, di servizio e di coerenza. Si riconosce, infine, nella responsabilità verso il bene comune, che Brandolino interpretò nei gesti concreti, anche sotto le bombe: salvare opere d’arte, sostenere i suoi uomini, restare dove il pericolo era maggiore.
Michele Fiaschi




