
Università Iuav di Venezia: inizia WAVe 2026 “BALANCE. Different Types of Equilibrium”
2 Luglio 2026
Estate a Corte 2026: Grande cinema nel cuore dei Quartieri Spagnoli
3 Luglio 2026La rete ferroviaria italiana è ormai sottoposta a uno stress continuo: manutenzione elettrica, binari, apparati centrali, cabine di scambio e passaggi a livello sono al limite, e nonostante le lavorazioni notturne non si riesce a garantire interventi sufficienti su un’infrastruttura che funziona senza pause. Nei prossimi anni arriveranno nuovi operatori AV stranieri che, insieme a Italo e Trenitalia, si contenderanno la lunga percorrenza pagando milioni di euro per utilizzare una rete sempre più usurata.
Le Ferrovie dello Stato, in particolare negli ultimi anni, sono state trattate come prima del risanamento: un poltronificio, con nomine che hanno privilegiato appartenenze politiche invece di competenze tecniche. Non mi riferisco ai massimi vertici, ma ai livelli operativi intermedi, dove l’ingresso di centinaia di persone provenienti da fuori dal mondo ferroviario, prive delle competenze necessarie, ha indebolito la capacità tecnica dell’intero sistema. Quando chi deve gestire guasti, precedenze, saturazione dei nodi e riprogrammazione dei treni non conosce davvero la rete, ogni anomalia diventa un blocco, ogni ritardo si moltiplica, ogni decisione operativa peggiora la situazione invece di stabilizzarla, e il risultato è l’attuale collasso fatto di ritardi cronici, soppressioni, infrastruttura al limite che non riesce più a sostenere il traffico reale.
A questo si è aggiunto un ulteriore elemento critico: l’indebolimento delle strutture di formazione e abilitazione, che per decenni avevano garantito la trasmissione rigorosa delle competenze ferroviarie. I percorsi formativi sono stati progressivamente ridotti, semplificati o compressi, con una minore attenzione ai tempi necessari per acquisire piena padronanza dei processi di sicurezza, della circolazione, della manutenzione e della gestione dell’infrastruttura. La riduzione della qualità e della profondità della formazione ha prodotto personale meno preparato, con conseguente aumento degli errori operativi, interventi inefficaci e difficoltà nel gestire situazioni critiche.
Negli anni recenti, nei reparti operativi si è così progressivamente ridotta quella conoscenza approfondita dell’azienda, della rete e del materiale rotabile che aveva garantito per decenni interventi rapidi, gestione efficace dei guasti e una solida competitività tecnica. La sostituzione di professionalità con lunga esperienza ferroviaria con figure prive di competenze specifiche ha indebolito un patrimonio operativo che costituiva un elemento essenziale del funzionamento del sistema.
In questo contesto, il “licenziamento” dell’Amministratore Delegato del Gruppo FS – peraltro nominato dall’esecutivo – non incide sulle cause strutturali che hanno determinato le criticità attuali. Le prestazioni della rete non subiranno variazioni significative, poiché le problematiche non risiedono nella singola figura apicale, ma nell’assetto complessivo di nomine, competenze, formazione e responsabilità che si è consolidato in questi anni.
Una reale inversione di tendenza presuppone un diverso equilibrio tra indirizzo politico e gestione tecnica, con un ruolo centrale affidato ai ferrovieri con professionalità dotate di esperienza diretta della rete, della conoscenza della trazione, dei processi di sicurezza, della circolazione, della manutenzione e della qualità del servizio. Solo attraverso un rafforzamento delle competenze interne e il ripristino di strutture formative solide, con tempi adeguati e percorsi rigorosi, è possibile ricostruire la solidità del sistema ferroviario, oggi indebolito da scelte che non hanno tenuto conto delle esigenze operative.
Stefano Boni




