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27 Giugno 2026Ci sono espressioni che usiamo quasi senza pensarci: «Sono sempre le stesse cose», «Non cambia mai nulla», «Ogni giorno è uguale all’altro», eccetera. A volte queste frasi descrivono una realtà che sembra immobile; altre volte raccontano il modo in cui stiamo vivendo un particolare momento della nostra vita. Le abitudini però possono essere una risorsa preziosa: ci offrono sicurezza, stabilità e punti di riferimento. Ma quando diventano troppo rigide rischiano di trasformarsi in una gabbia invisibile, limitando la curiosità, l’entusiasmo e la capacità di affrontare il cambiamento. In questa intervista, il nostro esperto, lo psicologo e psicoterapeuta dottor Sergio Teglia ci aiuta a riflettere sul rapporto tra routine e benessere, tra bisogno di sicurezza e desiderio di novità, cercando di capire quando il “sempre uguale” rappresenta un equilibrio e quando invece può diventare un ostacolo alla crescita personale.
Dottor Teglia, quante volte sentiamo dire: «Sono sempre le stesse cose», oppure «Non cambia mai nulla». Ma quando facciamo queste affermazioni stiamo descrivendo davvero la realtà oppure è il nostro modo di guardare la vita che ci porta a percepirla come immobile e ripetitiva?
Credo sia importante partire da una premessa fondamentale: dobbiamo essere noi i protagonisti della nostra vita, e non dei semplici spettatori. Ogni scelta comporta una rinuncia, ma è importante che ciò che facciamo sia frutto di una decisione consapevole e non dell’abitudine o del trascinarsi degli eventi.
Per questo non bisogna mai arrendersi, a qualsiasi età. Anche nella terza e quarta età c’è sempre qualcosa da imparare, da scegliere, da scoprire. Certo, possono arrivare malattie, acciacchi e limitazioni, ma resta sempre una parte di noi che può continuare a essere protagonista. Quando ci accorgiamo di fare sempre le stesse cose e viviamo questa situazione con disagio, probabilmente stiamo percependo il bisogno di cambiare qualcosa. Le abitudini possono dare sicurezza e soddisfazione, ma restare sempre nello stesso schema rischia di impoverire la nostra vita e anche il nostro cervello, che ha bisogno di novità e stimoli. Perfino un piccolo cambiamento, come percorrere una strada diversa per raggiungere una meta abituale, obbliga la mente ad attivarsi in modo nuovo.
Quando una persona dice: «Faccio sempre le stesse cose», sta parlando di abitudini rassicuranti oppure di un blocco interiore?
Dipende da come lo vive. Se lo dice con serenità e soddisfazione, può trattarsi semplicemente di una routine che gli offre equilibrio. Se invece lo vive con tristezza, insoddisfazione o senso di immobilità, probabilmente sta emergendo una difficoltà più profonda. In questo caso, però, il semplice fatto di rendersene conto è già un passo importante. Significa che davanti a quella persona si è aperta una porta verso qualcosa di nuovo. Naturalmente un certo grado di abitudine è utile e persino salutare. Alcuni rituali quotidiani, come gli orari del sonno o certe consuetudini alimentari, possono rappresentare una forma di sicurezza. Il problema nasce quando tutto diventa rigidamente uguale e non lascia più spazio alla curiosità e al cambiamento.
Esistono però anche comportamenti ripetitivi che ci fanno stare male. Perché, pur rendendocene conto, continuiamo a ripeterli?
In psicologia questo fenomeno viene spesso definito auto sabotaggio. È un meccanismo di difesa che protegge una fragile autostima dalla paura del fallimento. Molte persone preferiscono restare in una situazione che non le soddisfa piuttosto che affrontare l’incertezza di qualcosa di nuovo. Si lamentano della propria condizione, ma quando si presenta l’occasione di cambiare fanno un passo indietro. La paura del cambiamento può essere molto forte. Per questo, a volte, l’aiuto di uno psicoterapeuta, di un amico fidato o di una persona che accompagni nel percorso può fare la differenza. Affrontare l’ignoto da soli è più difficile che farlo con qualcuno accanto.
Quindi possiamo dire che paura del cambiamento e bisogno di sicurezza sono due fattori fondamentali?
Assolutamente sì. Ma dobbiamo ricordare che, evitando ogni cambiamento, rischiamo anche di perdere molte cose preziose: la sorpresa, l’entusiasmo, la scoperta. Inoltre, se ci abituiamo a una vita completamente prevedibile, quando arrivano le novità che non abbiamo scelto — un lutto, una perdita, una malattia, una difficoltà importante — ci troviamo impreparati ad affrontarle. La vita porta inevitabilmente cambiamenti, sia positivi che dolorosi. Essere abituati a confrontarsi con il nuovo ci rende più flessibili e resilienti.
Esiste una differenza tra una stabilità sana e una routine che spegne lentamente entusiasmo e curiosità?
La risposta è molto soggettiva. Ciò che per una persona rappresenta sicurezza e benessere, per un’altra può essere motivo di tristezza o insoddisfazione. Per questo è fondamentale sviluppare un buon dialogo interiore e chiedersi periodicamente: «Come sto? Sto bene davvero?» La vita è fatta di emozioni diverse: entusiasmo, dolore, rabbia, felicità, sorpresa. Chi possiede una buona intelligenza emotiva è maggiormente in grado di comprendere ciò che prova e di capire quando è il momento di aprirsi a nuove esperienze. Personalmente sono favorevole alla ricerca di novità e cambiamenti, soprattutto con l’avanzare dell’età.
Non possiamo, anche oggi, evitare una domanda sui social e sulle nuove tecnologie. Utilizzarli in forma eccessiva, può contribuire a rendere lavita sempre più ripetitiva?
I social e gli strumenti digitali sono estremamente gratificanti. Consentono di ottenere rapidamente stimoli, informazioni e soddisfazioni immediate. Proprio per questo possono attivare meccanismi molto simili a quelli delle dipendenze. Naturalmente non sono strumenti negativi in sé, e se utilizzati con equilibrio possono essere molto utili. Il problema nasce quando sostituiscono la partecipazione attiva alla vita reale.
Quindi il rischio è quello di delegare sempre di più un ruolo “attivo” alle tecnologie?
Sì. Il rischio principale è proprio quello di delegare alle macchine il ruolo di protagonisti della propria vita. Una delle grandi perdite del nostro tempo è proprio la perdita della fatica. La fatica non è soltanto qualcosa di negativo: è anche ciò che dà valore ai risultati raggiunti. Oggi molte risposte sono immediatamente disponibili, mentre un tempo era necessario cercare, approfondire, studiare. Sicuramente ne abbiamo guadagnato in velocità ed efficienza, ma rischiamo di perdere parte della soddisfazione che deriva dall’impegno personale. I protagonisti agiscono, si impegnano e affrontano difficoltà. Gli spettatori osservano semplicemente ciò che accade.
Come sempre chiudiamo con qualche consiglio pratico per i lettori. Come si può interrompere il meccanismo del “sempre uguale” senza stravolgere completamente la propria vita?
Attraverso piccoli passi. Non servono rivoluzioni. Possiamo iniziare modificando piccole abitudini quotidiane: scegliere un percorso diverso, provare un nuovo supermercato, cambiare il colore dei vestiti che indossiamo abitualmente, utilizzare un profumo diverso, modificare leggermente il nostro aspetto. Piccoli cambiamenti producono piccoli stimoli e ci aiutano a uscire gradualmente dalla zona di comfort. Naturalmente questo comporta anche qualche iniziale disagio, qualche perdita di tempo e un po’ di ansia. Ma, nella maggior parte dei casi, ci permette di vivere in modo più ricco e di mantenere la mente più allenata ad affrontare gli imprevisti della vita.
Dalle parole del nostro esperto, abbiamo appreso che, forse, per interrompere la monotonia del fare sempre “le stesse cose”, il segreto non sta nel rivoluzionare la propria vita da un giorno all’altro, ma nel conservare la disponibilità a cambiare qualcosa, anche di piccolo. Una nuova abitudine, una strada diversa, un interesse mai coltivato prima possono diventare occasioni per guardare il mondo con occhi nuovi. La vita, infatti, non smette mai di sorprenderci. Alcuni cambiamenti li scegliamo, altri ci vengono incontro senza preavviso. Essere mentalmente aperti alle novità non significa rinunciare alle proprie sicurezze, ma imparare ad affiancarle alla curiosità e alla capacità di adattamento. E come ci ricorda il dottor Sergio Teglia, restare protagonisti della propria esistenza significa continuare a scegliere, a imparare e a mettersi in gioco. A qualsiasi età.
Grazie per averci seguito.
Enrico Miniati e Sergio Teglia



