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La mostra di Hans Op de Beeck alla Tenuta Dello Scompiglio si struttura attraverso un’installazione site-specific e un film d’animazione. La prima, dal titolo Danse Macabre, emerge come l’immagine in bianco e nero di un parco notturno, fatto di alberi spogli e specchi d’acqua, attraversato da un percorso che ci conduce verso una giostra grigia monocroma a grandezza naturale. Questa evocazione di un paesaggio fittizio e privo di colore agisce da “inquadratura di apertura” cinematografica e atmosferica, accessibile a potenziali narrazioni, in cui barili di petrolio diventano focolari, le chiome degli alberi sono spoglie e un sentiero sinuoso ci porta verso l’attrazione abbandonata, immersa in una notte completamente nera.
La giostra convenzionale, così come la conosciamo ancora oggi in molte varianti, è solitamente un oggetto barocco, dai colori accesi, scintillante e kitsch, che evoca nostalgicamente tempi passati, quando aveva ben poca concorrenza da parte delle rumorose e affollate attrazioni esistenti oggi. L’artista considera la giostra una forma di intrattenimento profondamente umano, in qualche modo tragicomico, ma anche un oggetto piuttosto assurdo in quanto prendiamo i nostri bambini, li mettiamo su dei cavalli di legno e poi li lasciamo girare inutilmente in tondo.
In questi oggetti o costruzioni di svago, che non sono o non sono più in uso, si percepisce una sfumatura malinconica. L’allegria smorzata o svanita conferisce a questi oggetti, concepiti principalmente per stare in movimento, colorati e affollati, una cupezza simile al vuoto che resta dopo una festa. Il colore grigio monocromo conferisce alla giostra un aspetto completamente cristallizzato e inerte, come un fossile fissato nel tempo. Eliminando ogni colore, la giostra viene spogliata dal suo ultimo strato di vitalità, allontanandosi ulteriormente dall’oggetto reale. Quest’opera è una interpretazione scultorea, non un’imitazione. Il grigio opaco soffoca l’immagine, ma al tempo stesso la innalza fino a renderla qualcosa di completamente altro, come un residuo coperto di cenere dopo un grande incendio o un oggetto abbandonato dopo una guerra o una catastrofe nucleare.
Il titolo Danse Macabre fa riferimento alla processione immobile di carrozze, cavalli e oggetti che alludono alla morte, che Op de Beeck ha concepito come una sorta di natura morta ingrandita. La natura morta, come genere storico, è per tradizione un memento mori, un richiamo alla transitorietà e alla relatività delle nostre vite. Sulla giostra trovano spazio un’intera famiglia di scheletri che sembra divertirsi, pile di piatti usati, resti di torte, bottiglie e bicchieri vuoti, posacenere, frutta e simili, che ci ricordano un campo di battaglia ormai abbandonato. Nulla è come sembra in questa giostra apparentemente fossilizzata, dove lo scheletro di una bambina tiene al guinzaglio una foca ruggente, quello di un damerino fuma tranquillamente una sigaretta in carrozza o dove un aeroplanino evoca un bombardiere della Prima guerra mondiale.
Un paesaggio sonoro, composto da Sam Vloemans ed eseguito dall’Hermes Ensemble (B), risuona lontano in tutto l’ambiente e ci richiama verso la seconda parte della mostra in cui viene proiettato il film d’animazione Vanishing Point, che completa la mostra. Il titolo si riferisce al punto del piano pittorico di una vista prospettica in cui coppie di linee parallele sembrano convergere. Alla distanza del punto di fuga, non siamo più in grado di percepire la profondità tridimensionale. Op de Beeck utilizza il termine in senso metaforico, come un punto di svolta che ci porta dalla misurabilità e leggibilità fino all’ignoto, l’indecifrabile, l’incomprensibile, oppure dal concreto all’astratto, dall’intellettuale allo spirituale. Il film inizia con l’immagine di un bambino che riposa serenamente supino, con gli occhi chiusi. Successivamente veniamo trasportati in paesaggi fittizi, nature morte e figure. Insieme alla musica, gli acquerelli prendono vita creando un’atmosfera tranquilla e coinvolgente che invita a scomparire in un attimo di abbandono.
Vanishing, di per sé, significa “scomparire improvvisamente e completamente” oppure, in termini matematici, “diventare zero”. Op de Beeck è affascinato dai momenti in cui, come esseri umani, diventiamo per un attimo nulla o nessuno — quando lasciamo andare la nostra comprensione linguistica, logica e razionale del mondo e scivoliamo in uno stato di perdita del sé e di atemporalità.
da comunicato stampa




