
Teatro, fumetti e apericena: al via gli appuntamenti “Kids” della rassegna “Animali Narranti”
12 Giugno 2026
Facciamoli strani – Radio Panasonic modello R 63
14 Giugno 2026Il giorno 3 Giugno il famoso scrittore Emmnuel Carrère riceve a Pistoia il prestigioso premio internazionale Dialoghi di Pistoia, riconoscimento promosso dalla Fondazione CARIPT, atto conclusivo del festival di antropologia Dialoghi di Pistoia, l’iniziativa rientra nell’ambito del programma Pistoia Capitale Italiana del libro 2026.
La sera stessa lo scrittore viene intervistato da Valerio Aiolli al teatro La Pergola di Firenze, nell’ambito dell’iniziativa culturale Festival città dei Lettori, progetto della Fondazione CR Firenze a cura dell’associazione Wimbledon; il Festival è stato organizzato da Gabriele Ametrano che con passione e professionalità ha allestito presso Villa Bardini cinque giorni di presentazioni, dibattiti e incontri culturali.
Valerio Aiolli scrittore sempre pronto e preparato intervista Emmanuel Carrère nel gremito teatro La Pergola di Firenze, sul suo ultimo libro Kolchoz pubblicato in Italia da Adelphi; tutto il libro ruota attorno alla figura della madre di Emmanuel: Hélène studiosa della Russia e docente universitaria, opinionista spesso in TV, insignita di importanti riconoscimenti.
Alla domanda di Valerio: quando ti è venuta l’idea di questo libro?
Emmanuel risponde: ‘questo libro nasce dall’incontro di due eventi: la morte dei miei genitori e la guerra in Ucraina, un evento storico di cui mi ero già occupato, un evento che mi riguarda da vicino, la Russia è un affare di famiglia’.
Il dialogo prosegue con la spiegazione del titolo, afferma Carrère: ‘Kolchoz era l’immensa azienda agricola comunitaria dell’unione sovietica; quando mio padre non era a casa noi, io e le mie sorelle bambini, creavamo una piccola comunità nel letto materno con materassi e cuscini, chiamando questo momento di vicinanza fare kolchoz. Il giorno prima della morte di mia madre, anziana e incosciente in cure palliative, ci siamo riuniti, io e le mie sorelle intorno al suo letto per fare Kolchoz, ricreare quel rito. Il titolo in una sola parola unisce la grande storia pubblica e la storia intima della famiglia.
Carrère inoltre ha spiegato la struttura più profonda del libro: ‘La vita, ha detto, si muove su due assi. Da una parte l’asse orizzontale, quello degli amici, degli amori, dei contemporanei con cui si attraversa l’esistenza; dall’altra l’asse verticale, quello dei genitori, dei figli, dei nonni, degli antenati. Invecchiando questo secondo asse diventa sempre più importante. E forse i grandi libri nascono proprio là dove queste due direzioni si incrociano’.
L’incontro prosegue con un pubblico sempre più attento e curioso.
Valerio: ‘Hai potuto fare una ricerca sulla tua famiglia soprattutto il ramo materno, anche grazie alle carte di tuo padre, borghese di Bordeaux.
La tua mamma aveva genitori russi e prussiani, hanno anche vissuto dalle parti di San Domenico in una grande villa che si chiama villa Bosco Bello, a dir poco stupende le descrizioni di questo meraviglioso ambiente; una tua parente dice: perché hanno fatto la rivoluzione? Stavamo tanto bene’.
Carrère risponde: ‘I miei genitori erano una coppia particolare, mia madre da giovane era estremamente povera, di aristocrazia decaduta, mio padre invece era francese, amava conservare le cose. La bisnonna aveva sposato un aristocratico, i soldi venivano dalle sue terre in Russia, non voleva vivere in Russia ma in Toscana, comprò così Villa Bosco Bello vicino San Domenico; lì si trasferirono con tutta la famiglia, compresa la figlia, mia discendente, nonna di mamma. Vivevano di rendita delle proprietà russe; erano incapaci nei lavori manuali, non riuscirono nemmeno a coltivare le orchidee. Nel 1922 devono lasciare la villa, le rendite non arrivano più; arrivano a Parigi in povertà. Che emozione rivedere oggi la villa! Parigi allora era piena di persone cacciate dall’impero russo e dai paesi confinanti, migranti che inizialmente non si integrarono’.
Valerio:’ A Parigi si incontrarono tuo nonno e tua nonna, un matrimonio difficile; poi la guerra e un episodio fondamentale per la tua famiglia’.
Emmanuel: ‘Il nonno georgiano colto, emigrato antibolscevico, lavorò come traduttore per i nazisti, morì successivamente giustiziato. Morto giovane, dalla parte sbagliata della storia, senza sepoltura; difficile rielaborare il lutto, difficile da superare per mia madre che cercherà di riscattarsi dalla vergogna, diventando un personaggio importante, integrato nella società francese. Questa storia l’ho raccontata in un romanzo e mia madre si è offesa, è stato violato il suo silenzio imposto; ci siamo allontanati per qualche anno poi di nuovo riavvicinati, poi un giorno mia madre mi ha detto: ma sì … hai fatto bene a scrivere quel libro.
Valerio: ‘Tua madre era donna di elevata intelligenza e volontà, amava le ideologie, definita di destra ma era marxista’
Emmanuel: ‘Rifiutava le conseguenze politiche del marxismo e ne conosceva gli errori, la famiglia era stata cacciata dai comunisti, ma accettava l’idea base del marxismo: i rapporti umani sono condizionati dai rapporti economici’. Nella mia famiglia Dostoevskij era l’eroe assoluto, Tolstoj invece veniva snobbato; lo zio mi ordinò di comprare e leggere Guerra e pace dopo averlo letto di notte, libro che poi ho amato per sempre. I miei genitori si erano poi allontanati, mia madre si era innamorata di un altro, non ha lasciato mio padre ma da allora è diventata più dura da tenera e dolce che era’.
Valerio: ‘La parte finale del libro è toccante. Tu e le tue sorelle accompagnate vostra madre per l’ultimo viaggio, tua madre riesce anche a raccontare un aneddoto divertente. Che morte ha avuto tua madre?’
Emmanuel: ‘Mia madre è morta in modo stoico romano, per sei mesi non ne parlò con nessuno poi ci convocò, me e le mie sorelle, dicendoci che il giorno dopo sarebbe entrata nelle cure palliative. Nella morte è stata circondata dai figli che l’hanno accompagnata fino alla fine’.
Proprio in quei giorni al capezzale della madre Emmanuel Carrère ha cominciato a scrivere questo libro, prendendo appunti, convinto di fare la cosa giusta e certo che lei ne fosse consapevole e contenta.
Simona Priami




