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12 Maggio 2026
CAMEROCK, con Riccardo Tesi e Paolo Zampini a Pistoia
12 Maggio 2026Pistoia si rivela spesso al visitatore come una gemma raccolta, una città che rifugge il clamore per custodire gelosamente i propri tesori. Se Firenze è il trionfo del marmo e Siena il calore del mattone, Pistoia è il vigore del romanico e la profondità del pensiero critico. Nel cuore del suo centro storico, tra le geometrie bianche e nere del Duomo e la vivacità della Piazza della Sala, si respira un’atmosfera di colta aristocrazia intellettuale, dove la storia non è solo un ricordo, ma una presenza tangibile nei palazzi e nelle istituzioni che hanno forgiato l’identità toscana.
La Biblioteca Fabroniana è un Tempio di sapienza barocca. Di austera bellezza fu istituita ufficialmente nel 1726. Situata sopra la chiesa dei SS. Filippo e Prospero, rappresenta il lascito monumentale del Cardinale Carlo Agostino Fabroni. Non si tratta di una semplice raccolta di libri, ma di un ecosistema culturale trasportato interamente da Roma, circa settemila volumi che viaggiarono su galee pontificie per approdare a Pistoia. Varcare la sua soglia significa entrare in una “macchina del tempo” perfettamente conservata. Un salone dominato da scaffalature in noce intagliato, sormontato da un ballatoio che sembra custodire il silenzio dei secoli, dove la statua del Cardinale e le sculture del Cornacchini sorvegliano un patrimonio che spazia dalla teologia alle scienze naturali.
Proprio al centro di questo perimetro di sapienza, adagiato solennemente su uno dei banchi monumentali, riposa un testimone di eccezionale bellezza. È il grande manoscritto di Ignazio Fabroni, recante sul dorso e nel cuore la memoria dei suoi «Viaggi fatti sopra le galere». Un tomo imponente, illustrato con mappe minuziose e disegni che catturano l’orizzonte mediterraneo. La sua presenza sul tavolo è un’epifania: le coste si srotolano davanti agli occhi del visitatore, restituendo la fisicità della navigazione stefaniana attraverso la precisione di un tratto che non ammette finzioni.
È all’interno di questo scrigno, di cui Anna Agostini è oggi la colta e appassionata custode, che è nata l’esigenza di dare voce a questa figura straordinaria. Il libro della Agostini, Istantanee dal Seicento, è il risultato di un profondo lavoro di valorizzazione. L’autrice interpreta la missione storica della biblioteca, riportando alla luce un manoscritto che ribalta la nostra percezione del XVII secolo. L’opera si focalizza sull’album di disegni di Ignazio, che la Agostini analizza con sensibilità ermeneutica, svelandoci un uomo d’armi capace di documentare la “verità nuda” e di ritrarre schiavi e popolazioni levantine con uno sguardo privo di pregiudizi, anticipando un’antropologia moderna.
Oggi, in questo 2026 che vede Pistoia ergersi a Capitale del Libro, la Fabroniana non è solo memoria. È centro gravitazionale, il libro torna a essere corpo vivo, carne e inchiostro. In questo spazio di sguardi immobili Anna Agostini agisce come un tramite. Il suo studio è un atto di precisione, un bisturi che incide il barocco per trovarvi l’uomo. La marina medicea appare spogliata della sua gloria. Resta il legno. Resta il remo. Resta la fatica.
Ignazio disegna uno sguardo che è già moderno. I volti del nemico fissati nella loro dignità anatomica. Il gesto spontaneo. L’opera di Agostini recupera questo spirito in una sintesi tra documento e vita, le immagini sono “al naturale”. Senza politica. L’autrice connette il passato al presente museale tra le incisioni di Callot e Stefano della Bella. La capacità di restare nudi davanti al reale. Pistoia Capitale del Libro diventa il pretesto per questa epifania, e questo luogo straordinario dovrebbe essere visto da tutti. Il volume di Agostini è il ponte necessario, scatti di un otturatore secentesco. Inchiostro sulla polvere. Ignazio guardava, Anna Agostini scrive. Noi restiamo come frammenti d’osso. La memoria è un’inquadratura fissa, niente retorica. Solo la traccia. Il segno che resiste al tempo, la precisione è l’unica forma di pietà.
Restano i nomi. Restano i disegni. L’essenza.
Testo e fotografie Maria Di Pietro




