
“Il tappeto di Baku”di Antonio Lozzi selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione
1 Marzo 2026
FACCIAMOLI STRANI – RADIO EMERSON EP 405 PATRIOT
1 Marzo 2026Chiude gli incontri organizzati da Giampaolo Simi, il viareggino Dario Ferrari con il suo ultimo romanzo L’idiota di famiglia uscito martedì 17 Febbraio; siamo proprio a Viareggio nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani; davanti ad un pubblico foltissimo – sala gremita e persone sedute in terra! – mentre la bellissima città balneare sta per festeggiare l’ultimo giorno di Carnevale. Dario, intervistato da Simi, parla dell’enorme successo del suo romanzo precedente, La ricreazione è finita, un plauso di critica e pubblico che lui stesso mai si sarebbe aspettato.
L’idiota di famiglia, tratta della storia di Igor un traduttore quarantenne che vive a Roma e deve tornare nella sua città d’origine Viareggio quando il padre comincia a mostrare i segni della perdita della memoria, un padre che è stato famoso professore di filosofia, Herr Professor, colto, preparato, intelligente, fedele al PC, ora è un anziano che sta perdendo le facoltà cognitive e non riesce a parlare. Igor con la sua professione di traduttore vive di parole, non proprie ma altrui, adesso deve reimparare il linguaggio del padre, come quello del nipotino, il piccolo Cosimo e quello della sorella Ester che ha un modo tutto suo di stare al mondo.
Simi si sofferma sul fatto che anche Dario che è laureato in Filosofia e fa il professore, abbia fatto il traduttore, professione di fondamentale importanza nel panorama editoriale ma figura che non si deve vedere, deve sparire, proprio come l’arbitro – come dice Igor stesso – nelle partite, se si vede, arbitra male, ma questo si può dire anche dello scrittore? Inoltre Simi chiede quanto ci sia di autobiografico in questo romanzo.
Ferrari risponde, ripensando a Igor :‘come sarebbe bello se anche gli scrittori potessero sparire! Nel periodo in cui tutti devono apparire, con una presenza di forte protagonismo, anche lo scrittore si deve mostrare, deve fare presentazioni, firmare le copie, deve avere un elevato ego; sarebbe stupendo però se ci fosse la parola nuda e il silenzio dell’ego, si potrebbe così sentire il suono della parola liberata da chi la consegna. Dario a proposito dei suoi romanzi inoltre afferma di non fare autobiografia ma autofiction, ‘provo a scrivere fiction ma ci sono cose che ricordano me, anche se in modo metaforico’.
Il dibattito prosegue con l’analisi del rapporto tra generazioni diverse, Dario afferma che prima i giovani contestavano le altre generazioni, si litigava, oggi è difficile anche farsi contestare dai giovani che hanno un’altra lingua, altri punti di riferimento; la diversità è talmente forte oggi che non si litiga più. I ragazzi sentono il bisogno di avere punti di riferimento ma non chiedono all’amico ma all’intelligenza artificiale.
Simi si pone il dubbio se si possa nei tempi attuali ritornare lentamente all’oralità, Dario conferma, siamo nel mondo dei vocali e delle immagini di Instagram, ‘io leggo ma ascolto anche un sacco di roba’; tornando al libro, L’idiota, attraverso la figura di Igor delinea il disagio di una generazione disillusa e inserisce nelle vicende personali, eventi storici di elevata importanza ma anche fatti minori, come le tre giornate rosse di Viareggio, un’insurrezione popolare del 1920 durante la quale Viareggio per tre giorni fu autogestita dai rivoltosi. Il personaggio di Igor soffre perché non c’è più la capacità di azione politica, il sogno di poter fare qualcosa insieme, non ci proviamo neanche a fare la repubblica viareggina, le nuove generazioni vedono e vivono una società più repressiva e manca il fare fronte comune.
Veniamo al titolo, qui l’idiota ha diverse diversi significati e sfumature, una è quella immediata, cioè che non capisce nulla, sia rivolto a Igor che capisce pochino, sia al vecchio professore che mentre sta perdendo la ragione, in momento di lucidità si definisce l’idiota di famiglia; può essere però ricollegato al celebre romanzo di Fedor Dostoevskij ma soprattutto ricorda ironicamente il saggio di Jean-Paul Sartre su Gustave Flaubert, il famoso romanziere che è stato considerato idiota, lento nell’apprendimento dalla sua famiglia.
Facciamo i complimenti alla rassegna Esplorazioni Cromatiche, Incontri con l’Autore, e al suo curatore Giampaolo Simi, per l’elevato spessore dei piacevoli dibattiti e la perfetta organizzazione delle presentazioni, ci vediamo il prossimo anno.
Simona Priami




