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16 Febbraio 2026La fabbrica CGE è stata una delle più prolifiche in materia di produzione di radio. E’ nata a Milano, nel 1921, come filiale italiana della General Electric americana, per la costruzione di macchine elettriche di ogni tipo e potenza, intendendo per tali motori, alternatori e trasformatori.
Verso la fine degli anni ’20, nell’ambito di questa produzione “pesante”, trovò spazio la Fabbrica Apparecchi Radio C.G.E. con una Sezione tecnica dedicata che, dopo un periodo di montaggio e commercializzazione di apparati americani, iniziò uno sviluppo ed una produzione locale.
Ha dalla sua la brillante idea di aver coinvolto uno dei più influenti designers industriali dell’epoca: Piero Bottoni. Una delle sue più interessanti progettazioni è l’involucro del modello Radiola XI del 1933. XI sta per l’anno dell’allora vigente regime che, partendo dal 1922, giungeva al 1933.

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E’ stata presentata alla Fiera campionaria del 1933. Il progettista aveva pensato di chiamarla “Radio Baby”, per evocare le dimensioni ridotte per l’epoca: cm 23 di altezza, 32 di larghezza e 22 di profondità. A tal proposito, in un volantino pubblicitario, l’apparecchio è presentato sul palmo di una mano. CGE, con la dimensione ridotta, ed il prezzo proporzionalmente per l’epoca (1.250 lire), cercava di raggiungere una sempre più vasta clientela.
Tra la fase della progettazione e la sua industrializzazione la proposta del nome “esotico” venne accantonata per non incorrere nelle censure autarchiche del regime.
Il mobile non ha caratteristiche di particolare interesse che lo possano connotare più di altri: la forma parallelepipeda in noce lucidato, con i due lati smussati, si possono trovare in moltissimi modelli, e non solo della CGE. La sua qualità identitaria sta nel pannello frontale in metallo cromato e, soprattutto, nella presenza di due antine scorrevoli a scomparsa in anticorodal e cellastite, un materiale che, mentre consentiva la realizzazione in svariate versioni cromatiche, permetteva di innovare lo stesso concetto di produzione di serie.
Lo scopo delle antine era la protezione del pannello dei comandi dalla polvere e dagli urti durante il trasporto. Tuttavia il progettista ha ben pensato che potessero anche evocare un sipario che trasforma la radio in un minuscolo palcoscenico, affiancando il suo utilizzo ad una vera e propria rappresentazione teatrale.
Questa sua realizzazione trasporterà Bottoni al punto più alto toccato nella progettazione di involucri per apparecchi radio di serie.
Lo storico dell’arte Roberto Papini, in una cartolina postale del 18 maggio 1933 indirizzata a Bottoni, la chiama “deliziosa piccola radio”. Il suo giudizio è pubblicamente ribadito nell’articolo “La Triennale milanese delle arti” su L’Illustrazione italiana (a. LX, n. 23, 44 giugno 1933): “il mobiletto di una piccola radio disegnato dall’architetto Bottoni è una delizia di proporzionata eleganza”. Lo stesso museo Wolfsonian Fiu di Miami Beach ne conserva un esemplare.




