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11 Febbraio 2026La Darsena Europa è il grande progetto di ampliamento del porto di Livorno, concepito nei primi anni 2000 per dotare lo scalo di fondali più profondi e di un terminal container in grado di accogliere le navi di nuova generazione. Dopo una lunga fase di studi e valutazioni ambientali, i primi investimenti operativi sono stati avviati tra il 2016 e il 2017 con le opere preliminari e la definizione del quadro finanziario. L’attuale configurazione, che prevede una vasta piattaforma logistica, un terminal container ruotato e fondali fino a 20 metri, ha ricevuto un impulso decisivo grazie a finanziamenti pubblici superiori ai 500 milioni di euro. Negli ultimi anni il progetto ha compiuto passi concreti: avanzamento della prima vasca di colmata con interventi di consolidamento e drenaggio, avvio delle opere a mare con i primi tratti della nuova diga, dragaggi preliminari, realizzazione delle infrastrutture di cantiere e approvazione del progetto esecutivo che ha consentito l’apertura effettiva dei lavori. Sul piano economico sono già stati impegnati i 90 milioni della BEI destinati alla prima fase, insieme alle risorse statali per coprire gli extracosti e ai fondi dell’Autorità Portuale e della Regione utilizzati per progettazione, indagini e avvio delle opere. Complessivamente, tra progettazione e prime lavorazioni, risultano già investite alcune centinaia di milioni, mentre la parte più consistente della spesa resta legata alle opere ancora da finanziare e completare.
Di fronte a tutto ciò restano ancora elementi essenziali irrisolti che rischiano di rallentare o indebolire l’efficacia complessiva dell’intervento. La Darsena Europa non può procedere a metà: sul fronte delle infrastrutture di accesso manca ancora la definizione e la copertura finanziaria della nuova viabilità esterna, dell’adeguamento della viabilità interna e delle connessioni con la Fi‑Pi‑Li. Anche gli interventi ferroviari necessari – dall’adeguamento e ampliamento dei binari interni al porto per gestire treni più lunghi, al collegamento diretto con l’interporto di Guasticce, fino all’integrazione con il corridoio tirrenico (linea Pisa–Collesalvetti–Vada) – non risultano ancora finanziati, compromettendo la futura intermodalità e aumentando il rischio di congestione.
La seconda vasca di colmata, indispensabile per creare nuovi spazi operativi, gestire i materiali di scavo e completare la logistica interna, è ancora priva di un progetto definitivo e delle risorse necessarie. La sua assenza impedisce di definire il layout finale del porto e ha contribuito ai ritardi accumulati, generando uno slittamento, per ora, di circa undici mesi e spostando la piena operatività non prima del 2030.
Anche il completamento del PTFE (Piano Territoriale di Funzionamento dell’Escavo) e delle progettazioni accessorie procede lentamente, aggravato da una governance frammentata che rallenta decisioni e autorizzazioni. Senza un quadro pianificatorio chiaro, un cronoprogramma unico e una cabina di regia realmente efficace, ogni passaggio rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo, con inevitabili ripercussioni sui tempi di realizzazione. Gli attori principali coinvolti – MIT, Commissario straordinario, Autorità di Sistema Portuale, Regione Toscana, Comune di Livorno e RFI – operano con competenze diverse e non sempre coordinate. Proprio per questo è indispensabile un coordinamento forte e stabile, capace di garantire continuità decisionale e accelerare le opere mancanti.
In conclusione, è difficile non vedere come, accanto ai passi avanti compiuti, restino criticità che pesano sul futuro della Darsena Europa. Sono nodi che, se non affrontati e risolti, rischiano di rallentare o compromettere un’opera strategica per il porto e per l’intera regione.
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture-CISL




