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12 Gennaio 2026Gli architetti hanno sempre più considerato la radio e il giradischi elementi che potessero impreziosire le proprie creazioni. Negli anni sessanta e settanta ci si è letteralmente sbizzarriti generando mobili di differente estrazione. Ciascuno di essi, a prescindere l’incontro o meno dei propri gusti, è meritevole di attenzione per il ruolo pionieristico e provocatorio che, nella maggior parte dei casi, hanno assunto.

1920_GRANDE-SPECCHIERA-DESIGN-credits UA
Osvaldo Borsani, del quale abbiamo già commentato il suo radio mobile da parete ( https://arteventinews.it/2026/01/04/facciamoli-strani-la-radio-da-parete-di-osvaldo-borsani/ ) ha anche realizzato una singolare, quanto bellissima, specchiera con radio e giradischi incorporato.
Ha dimensioni ragguardevoli. Con un tasto si accendono i due neon che corrono sul lato destro e sinistro. E’ appoggiata su una bassa consolle in legno scuro, con tre possibili alloggiamenti. Il primo da sinistra si apre a ribalta e contiene il giradischi. In quello centrale è inserita la radio. Può essere comandata dall’esterno e non è prevista la sua apertura, a meno di una necessaria attività di manutenzione.
La radio è una Phonola, modello 729, con 8 valvole, due gamme d’onda per le onde corte, OM e FM. La sua produzione è stata avviata intorno al 1955 / 1956. Insomma, una radio importante e all’altezza delle aspettative dello stesso Designer.
Il terzo alloggiamento, a destra, si apre sempre a ribalta ed è stato concepito per accogliere differenti oggetti, a seconda di dove la stessa specchiera sarebbe stata posizionata. Solo a titolo di esempio, se presente in soggiorno avrebbe potuto ospitare liquori e piccoli bicchieri.
Come può conciliarsi la contestualità dello specchio con questi strumenti tecnologici? Parafrasando un pensiero di George Bernard Show potremmo pensare che si usa uno specchio per guardare il viso e si usano radio e giradischi per guardare la propria anima.
Umberto Alunni




