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10 Gennaio 2026La pubblicità delle Ferrovie dello Stato che vediamo in TV in quest’ultimo periodo è realizzata con grande cura: esteticamente piacevole, intensa nei messaggi e fortemente identitaria. Riesce a trasmettere orgoglio per l’Italia e per l’appartenenza a un grande Paese, con frasi evocative come “vivere un’emozione guardando i binari” o “sentirsi un popolo di ferro forgiato nel fuoco”. È senza dubbio un capolavoro di comunicazione, capace di promuovere la mobilità sostenibile e valorizzare il treno come mezzo efficace ed efficiente per gli spostamenti di lavoro, turismo e non solo.
È una pubblicità che cattura subito l’attenzione e ti tiene incollato allo schermo, spingendoti a capire quale messaggio voglia trasmettere.
Vorrei però evidenziare un aspetto legato proprio al tema del ferro e dei binari: oggi le rotaie vengono prodotte principalmente in grandi stabilimenti siderurgici di gruppi internazionali come Voestalpine (Austria), ArcelorMittal (Polonia, Spagna, Lussemburgo) e British Steel (Regno Unito). In Italia l’unico sito produttivo è quello di Piombino, l’ex Lucchini, che dopo vari passaggi di proprietà è oggi gestito da JSW Steel Italy un grande gruppo internazionale dell’India. Tuttavia, l’impianto produce rotaie lunghe 108 metri, più corte dello standard europeo di 120 metri, risultando quindi meno competitivo.
Per questo motivo, molto spesso le Ferrovie Italiane acquistano le rotaie da produttori esteri.
Per quanto riguarda il settore ferroviario, analizzando la situazione attuale emerge un quadro molto chiaro. Il Frecciarossa 1000 (ETR 1000), il modello più rappresentativo dell’alta velocità italiana, così come la maggior parte degli altri treni citati (ad eccezione dello Swing), viene costruito in stabilimenti situati in Italia, ma la proprietà industriale è straniera.
Il Frecciarossa 1000 è assemblato principalmente negli stabilimenti Hitachi Rail Italy di Pistoia e AnsaldoBreda/Hitachi di Reggio Calabria, con componentistica sviluppata anche a Napoli. La proprietà è del gruppo giapponese Hitachi, in collaborazione con l’ex Bombardier (Canada), oggi parte di Alstom (Francia).
Il Frecciargento ETR 700 e i Frecciabianca ETR 460 e 463 sono anch’essi costruiti in Italia, negli storici stabilimenti Alstom di Savigliano (Cuneo) e Vado Ligure (Savona), ma appartengono al gruppo francese Alstom. La stessa Alstom produce nei medesimi impianti anche i treni regionali Pop e Jazz.
I nuovi treni Blues e Rock sono realizzati negli stabilimenti italiani di Hitachi Rail Italy a Pistoia, sotto proprietà giapponese. Le locomotive E.494 ed E.483 provengono dagli impianti dell’ex Bombardier di Vado Ligure, oggi integrati in Alstom (Francia).
La locomotiva E.403 è stata costruita negli stabilimenti italiani di Hitachi Rail Italy (Pistoia), mentre la E.464 proviene dagli impianti Alstom di Savigliano. La E.405 è di produzione Siemens (Germania AdTranz) azienda poi acquisita da Bombardier e oggi parte di Alstom e anche la più recente TRAXX MS3 arriva dagli stabilimenti Alstom di Vado Ligure.
Completamente straniero è invece l’ATR 220 Swing, prodotto dal costruttore polacco PESA nella città di Bydgoszcz, in Polonia.
Osservando attentamente questo quadro, si nota che di “italiano”, nel senso di proprietà industriale nazionale, rimane ben poco: prevalgono gruppi stranieri che operano però in stabilimenti situati in Italia. Il messaggio della pubblicità è efficace e suggestivo, ma con una conoscenza più approfondita del settore ferroviario italiano si sarebbe forse potuto orientare la comunicazione in modo diverso.
Queste considerazioni nascono dall’analisi del messaggio pubblicitario, che forse avrebbe potuto evitare di insistere sull’idea che “dobbiamo sentirci di ferro forgiato dal fuoco”. Negli ultimi anni, rispetto al passato, il Governo non si è limitato a nominare i vertici del gruppo FS, ma è intervenuto anche sulle seconde e terze linee di comando, inserendo numerose figure provenienti dal settore privato e non dal mondo ferroviario. Se a questo si aggiunge che, nell’ultimo periodo, puntualità e comunicazione verso i viaggiatori sono peggiorate, si comprende come il sistema ferroviario non sia un’azienda qualunque, dove “uno vale uno” e chiunque possa ricoprire qualsiasi ruolo. Forse sarebbe stato più opportuno valorizzare le risorse interne, persone che hanno fatto esperienza sul campo e conoscono davvero il funzionamento del settore.
Alla fine, questo spot ci rende davvero… Italiani!
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture CISL




