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8 Gennaio 2026Il 7 gennaio 2026 l’Italia festeggia i 229 anni del suo Tricolore, una ricorrenza che non è soltanto memoria storica, ma un vero esercizio di cerimoniale repubblicano. Ogni anno, questa data ci invita a riflettere sul valore civile della bandiera e sul ruolo che essa continua a svolgere nella vita delle istituzioni, dalle più alte cariche dello Stato fino agli Enti locali, custodi quotidiani dei simboli nazionali.
La Giornata Nazionale della Bandiera, istituita nel 1996, rievoca l’atto fondativo compiuto a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. In quella seduta, il Parlamento della Repubblica Cispadana accolse la proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, adottare uno “Stendardo di tre colori: verde, bianco e rosso”, da portare anche nella coccarda, segno di appartenenza e riconoscimento civile. Era un’Italia attraversata dalle armate napoleoniche e dalle repubbliche giacobine, che avevano introdotto un nuovo linguaggio simbolico: bandiere a tre bande, ispirate al modello francese del 1790, capaci di rappresentare libertà, modernità e rottura con l’ancien régime.
Da quel momento, il Tricolore iniziò un percorso che lo avrebbe trasformato nel vessillo delle aspirazioni nazionali. Sventolò nei moti risorgimentali, accompagnò i volontari, fu cucito e nascosto nelle case dei patrioti. Con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 divenne definitivamente la bandiera nazionale, simbolo dell’unità politica e morale del Paese. Non sorprende che l’articolo 12 della Costituzione repubblicana ne abbia ribadito forma e colori, riconoscendolo come elemento fondativo dell’identità collettiva.
Il cerimoniale repubblicano conserva un momento particolarmente suggestivo: la seduta dell’Assemblea Costituente del 24 marzo 1947. Alla lettura della formula “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni”, l’aula e il pubblico si alzarono in piedi in un applauso lungo e spontaneo. Un gesto che, ancora oggi, rappresenta uno dei passaggi più emozionanti della nostra storia istituzionale.
Nell’Italia contemporanea il Tricolore continua a essere un patrimonio condiviso, ma la sua cura richiede attenzione e consapevolezza. La legge n. 22 del 1998 e il Dpr n. 121 del 2000 disciplinano esposizione, decoro, proporzioni e codici cromatici. La bandiera italiana e quella europea devono essere esposte insieme, di uguali dimensioni, con il Tricolore in posizione d’onore. Le bandiere devono essere integre, pulite, illuminate se esposte di notte. Non sono formalità: sono regole di cerimoniale che tutelano la dignità del simbolo nazionale.
In questo quadro, gli Enti locali rivestono un ruolo decisivo. Sono le istituzioni più vicine ai cittadini e possono trasformare il 7 gennaio in un’occasione di educazione civica: cerimonie di alzabandiera, coinvolgimento delle scuole, consegna di piccoli vessilli ai giovani, momenti di racconto storico. Gesti semplici, ma capaci di rafforzare il senso di appartenenza e il dovere di fedeltà alla Repubblica richiamato dall’articolo 54 della Costituzione.
In un tempo in cui i simboli rischiano di essere percepiti come elementi decorativi, il Tricolore continua a ricordarci chi siamo. Custodirlo, rispettarlo, sostituirlo quando è logoro non è un atto formale: è un gesto di responsabilità istituzionale e un segno tangibile della continuità repubblicana. Perché una bandiera non è un oggetto: è la storia viva di un popolo che ancora oggi si riconosce nei suoi colori.
Michele Fiaschi




