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24 Dicembre 2025Al Pecci, Luigi Ghirri porta in scena una mostra che celebra la Polaroid, un mezzo fotografico spesso associato alla spontaneità che, nelle sue mani, diventa strumento di riflessione e poesia. Le opere in esposizione non si limitano a catturare un momento: sono frammenti di memoria sospesa, piccole storie racchiuse in immagini dal sapore intimo e personale.
Ghirri lavora con le peculiarità uniche della Polaroid: le imperfezioni cromatiche, le sfumature casuali e i segni della manipolazione manuale che diventano elementi fondamentali della narrazione. Ogni fotografia mostra la tensione tra effimero e permanente, tra l’immediatezza dell’istante e la cura compositiva dell’artista. Lo spettatore, osservando le immagini, è invitato a fermarsi, a cogliere dettagli altrimenti invisibili e a riflettere sul tempo come dimensione fluida e soggettiva.

Luigi Ghirri al Pecci di Prato-ph Maria Di Pietro
L’allestimento della mostra valorizza questa lettura contemplativa: le opere sono disposte in spazi studiati per favorire intimità e attenzione, con un’illuminazione calibrata che esalta le sfumature cromatiche e la profondità dei dettagli. L’esperienza non è solo visiva: diventa un momento di pausa e ascolto, in cui il pubblico entra in dialogo con le immagini, percependone le atmosfere e la delicatezza narrativa.
La scelta della Polaroid, in un’epoca dominata dalle immagini digitali veloci e spesso effimere, assume un valore simbolico: Ghirri invita a riscoprire la lentezza e la densità dell’atto fotografico, trasformando un gesto tecnico in esperienza estetica e riflessione emotiva. Ogni scatto è così un ponte tra memoria privata e percezione condivisa, tra intimità e orizzonte collettivo.
Con questa mostra, Luigi Ghirri conferma il suo ruolo di riferimento nella fotografia contemporanea, capace di unire rigore tecnico e sensibilità poetica. La Polaroid diventa un autentico strumento di introspezione, un linguaggio visivo che parla del tempo e della delicatezza dei gesti quotidiani.
Testo Felisia Toscano
Fotografie Maria Di Pietro




