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16 Dicembre 2025Proseguiamo la rassegna delle “stranezze” radiofoniche con un apparecchio d’oltre oceano: il modello BLUEBIRD della Sparton. E’ stato costruito a metà degli anni ’30 e disegnato da Walter Dorwin Teague. Insieme a Raymond Loewy, Norman Bel Geddes, Henry Dreyfuss e altri, è stato il pioniere del design industriale nei primi decenni del XX secolo. Con le sue realizzazioni Teague contribuì a definire l’estetica dell’Aesthetic Movement, lo stile aerodinamico che si candidò ad essere la controparte americana del movimento francese Art Deco.
Lavorò a lungo per la Sparton sviluppando vari modelli ma la sua realizzazione più iconica è proprio il Bluebird.
La Sparton 566, Bluebird è il suo nomignolo con il quale è meglio conosciuta, è diventata un modello particolarmente apprezzato dai collezionisti per la sua estrema originalità piuttosto che per le sue prestazioni. Riceve le onde medie, dotata di cinque valvole ed un piccolo altoparlante. Tre manopole sul frontale assicurano il pieno controllo delle sue funzionalità. Si riferiscono all’interruttore e volume, tono, sintonia. Ma veniamo alla forma che, di fatto, connota il modello. E’ composta da un frontale in vetro a specchio color cobalto a forma circolare. Sul frontale sono presenti i comandi dei quali si parlava dianzi.
Sul retro un contenitore in metallo, ben celato, ospita tutta la circuiteria: valvole, altoparlante e tutto il resto.
I primi modelli erano prodotti con uno specchio opzionale che fungeva da piattaforma o “Plateau”. Alcune pubblicità dell’epoca la riportano proprio con questo lay out ma, a dire il vero, ne sembra un po’ appesantito. Verosimilmente il modello 566, con o senza piattaforma, è completamente diverso dallo stereotipo di radio degli anni ’30.
Il Bluebird è stato consacrato, e diventato estremamente popolare, anche per essere stato cornice del film “Born to dance”, del 1936, con una bellissima Eleanor Powell e un intrepido James Stewart. Campeggia tra i due attori e il suo frontale a specchio riporta il bellissimo viso dell’attrice.
Umberto Alunni




