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10 Dicembre 2025Peccioli si presenta ancora perfettamente immersa nel panorama letterario e artistico contemporaneo, proponendo una serie di incontri con scrittori e giornalisti di elevato spessore, vasto anche quest’anno il programma di A Natale libri per te, a cura di Luca Sofri; nella sala del Palazzo senza Tempo, Viola Ardone presenta il suo nuovo libro, Tanta ancora Vita intervistata da Marino Sinibaldi.
Il romanzo presenta una struttura all’inizio abbastanza classica, il difficile viaggio di un bambino che incontra persone e cresce, un topos letterario tipico del romanzo di formazione, un argomento già presente nell’opera della scrittrice; alla domanda: ‘come hai trovato questo personaggio’? Viola risponde: ‘da una storia vera, un bambino di nome Adam fece 1000 chilometri con un numero di telefono scritto sul braccio, unico contatto o punto di riferimento; le guerre smuovono persone, lo sappiamo già dall’Iliade e i Pueri Errantes, i bambini che scappano dalla guerra e si salvano ci sono sempre stati; Kostya scappa dalla guerra in Ucraina verso l’Italia dove lavora la nonna Irina che non ha mai visto, così inizia il romanzo. Kostya ha un pensiero da bambino che conosce la guerra, parla il linguaggio del bambino, usa epiteti (occhiodibue è il controllore del treno dove si trova), molti gli hanno mentito tra cui il padre (la madre non c’è più), incontrerà enormi difficoltà ma arriverà a destinazione; sarà ritrovato dormiente da Vita sopra lo zerbino di casa, qui lavora sua nonna Irina. Marino domanda: ‘chi sono, cosa succede a queste due donne’? La scrittrice risponde: ‘Vita, nome che significa nipote di Vito, ha una terribile depressione causata dalla perdita del figlio, chiama la sua depressione Ornella, ci parla come fosse una persona, il bambino nello zerbino arriva come dalla cicogna, inizialmente lo rifiuta perché rappresenta il suo trauma, poi dovrà occuparsi di lui; Irina è la nonna, un altro tipo di sofferenza, emarginata che ha lasciato la patria; due figure femminili che hanno un rapporto mancante con la maternità. In questo libro chiunque potrebbe essere figlio tuo. La storia, la guerra entrano in casa nostra dallo zerbino, tutti noi siamo dentro la storia’. Marino parla dello stile di Viola che riesce a capire il nostro mondo, a sentire le ferite; la scrittrice si definisce John Coffrey nel film Il Miglio Verde, il carcerato enorme che capta i dolori degli altri, traumaturgico, anche la letteratura dovrebbe assorbire i centri della sofferenza. Alla domanda ‘allora la tua è una narrazione popolare’? Viola risponde: ‘sono cresciuta con i films di Dino Risi o con C’eravamo tanto amati, oppure con Ennio Flaiano grandi costruttori di trame, i miei personaggi crescono, reagiscono, prendono corpo, la guerra come le difficoltà aiutano a crescere, dall’Iliade la guerra è una macchina di narrazione, i bambini morti o rapiti in guerra sono numerosissimi, spesso rimuoviamo, non accettiamo. All’osservazione di Marino: ‘allora puoi turbare lettori diversi’, Viola ricorda: ‘Il romanzo racconta la storia, avvicina le persone alla vita e in questo romanzo, diversamente dagli altri miei libri, siamo nella storia, non conosco il finale, non sappiamo il finale della guerra in Ucraina, è un romanzo in fieri’.
Il pubblico numeroso applaude e partecipa alla presentazione e quando Marino cerca di spoilerale il finale, subito arrivano numerose le simpatiche proteste; la sala era piena oltre le aspettative, un grandissimo plauso sta accogliendo quest’ultimo romanzo di Viola Ardone.
Simona Priami




