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17 Ottobre 2025Che l’arte e la cultura siano una potente terapia, non solo per l’anima ma anche per fisico e mente, non lo scopriamo certo oggi. Trarre giovamento dall’espressione e dalla comprensione artistica è un processo fondamentale per ogni individuo, un passaggio obbligato che porta all’elevazione del complesso e articolato gruppo di cose che rappresentano la nostra persona, uno strumento di crescita e valorizzazione dell’interiorità in relazione al mondo che ci circonda.
In questo ambito ci interessa parlare di un incontro avvenuto pochi giorni fa nel corso della 27° Giornata Internazionale dei Risvegli a Bologna, tra una Fondazione importante come quella de Gli amici di Luca, la quale segue da anni i casi di malattie neurodegenerative, e Gabriele Carradori, pistoiese che ha vissuto una significativa esperienza di risveglio dal coma trovando nella poesia e nell’arte lo strumento per aprirsi alla nuova vita. Una giornata ricca di iniziative alla quale hanno partecipato autorità pubbliche e operatori sociosanitari del settore.
Gabriele Carradori, cosa c’è di importante in quest’incontro fra lei e la Fondazione Gli amici di Luca?
“Personalmente è un onore donare con la mia storia e i miei versi un contributo di testimonianza sui benefici che le parole hanno avuto nel mio cammino di recupero e, seppur simbolicamente come poeta pistoiese, di portare un segno di vicinanza da parte di Pistoia e della provincia a tutte le persone che combattono contro danni neurodegenerativi e ai ricercatori che con i loro studi cercano di attenuarne gli effetti e migliorarne la vita. Voglio aggiungere – prosegue Carradori – che come Presidente dell’Associazione Convivio ODV siamo aperti a una collaborazione con la Fondazione per il futuro, soprattutto pensando al 2026 nel quale la nostra Associazione si dedicherà ai migliori amici dell’uomo, gli animali, che a mio avviso, attraverso la Pet Therapy, possono essere di grande aiuto in questo tipo di patologie.”
Lei, a seguito di un incidente, è entrato in coma scoprendo al suo risveglio di aver perso la memoria. Nel processo di recupero, oltre agli affetti e alle cure, quanto è stata importante l’espressione poetica che sentiva nascere dentro di sé?
“Proprio nella parola ho trovato il primo strumento per scrivere l’idea affettiva dei diversi legami che si confermavano o si affacciavano in questa mia nuova vita. Le prime poesie sono nate da una ricerca di accettazione dell’altro dove la parola amicizia aveva un senso confortante, tanto da costituire una sorta di parafamiglia. Sono successivamente state molto utili anche l’esperienza teatrale, che mi ha dato la disciplina di indossare e dare forma alle parole, e poi la realizzazione di installazioni su supporti scenografici non convenzionali, lavoro che mi ha dato l’opportunità di rendere concrete e reali le parole scritte su un foglio. Il bisogno di individuare un ipotetico seme comune da cui nascono tutti i pensieri, mi ha portato a indagare sulla relazione che lega le immagini alle idee, creando un codice astratto per descrivere il concreto in forme sintetiche in cui le singole parole hanno un valore simbolico dove il particolare sta per il tutto, dove un singolo termine allude a un’intera storia e dove un aggettivo evoca un paesaggio in una sorta di mappa concettuale.”
Parliamo ora con il Presidente Fulvio De Nigris della Fondazione Gli amici di Luca. La vostra Fondazione di cosa si occupa?
“Noi operiamo prevalentemente nella Casa dei Risvegli Luca De Nigris – spiega il Presidente – che è una struttura pubblica dell’Azienda USL di Bologna, che abbiamo contribuito a creare con Maria Vaccari, mamma di Luca, e il Dottor Roberto Piperno, che è oggi il nostro Direttore Scientifico. La struttura in questione è innovativa perché fatta di dieci moduli educativi, dove la famiglia può stare con il proprio caro e diventare parte attiva della terapia. Quindi i pazienti fanno un patto di cura con l’Azienda USL e con la Fondazione per il proseguimento della cura che avviene per un massimo di dodici anni, poi avviene naturalmente l’uscita verso il territorio dove comincia la grande sfida. Un lavoro complesso che la Fondazione fa con grande entusiasmo, affrontando ogni giorno sfide significative.”
Un confronto costruttivo dunque, che sicuramente darà ottimi frutti in futuro in un settore molto delicato, dove c’è bisogno di tenta competenza, sensibilità e cura.
Marco Gasperini




