
Prendersi cura di sé: il silenzio è d’oro
11 Ottobre 2025
FACCIAMOLI STRANI – LA RADIO FRANKENSTEIN
12 Ottobre 2025Il 9 ottobre 2025, in occasione della Giornata Mondiale della Posta, Poste Italiane ha annunciato l’emissione di un francobollo commemorativo che ha celebrato uno dei più antichi e preziosi manoscritti miniati del Nuovo Testamento: il Codex Purpureus Rossanensis. L’iniziativa, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è inserita nella serie tematica “Le eccellenze del Patrimonio culturale italiano”, conferendo alla filatelia il ruolo di ambasciatrice della memoria e della bellezza.
Il francobollo è stato stampato in rotocalcografia dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., con una tiratura di 204.000 esemplari, distribuiti in fogli da ventotto unità. Il valore facciale corrisponde alla tariffa B, pari a 1,30 euro. La carta impiegata è bianca, patinata neutra, autoadesiva, arricchita da imbiancante ottico, con grammatura di 90 grammi al metro quadrato, supportata da carta Kraft monosiliconata da 80 grammi al metro quadrato. L’adesivo utilizzato è di tipo acrilico ad acqua, distribuito in quantità di 20 grammi al metro quadrato in stato secco. Il francobollo presenta un formato tondo di 40 millimetri di diametro, incastonato in un riquadro di 48 per 40 millimetri, con tracciatura esterna di 54 per 47 millimetri e dentellatura 12 ottenuta tramite fustellatura.
Il bozzetto, curato dal Centro Filatelico dell’Officina Carte Valori e Produzioni Tradizionali, ha riprodotto con raffinatezza la Tavola dei Canoni delle Concordanze, frontespizio originario del Codex, incorniciata dai ritratti dei quattro evangelisti. Completano la composizione grafica la legenda “CODEX PURPUREUS ROSSANENSIS”, le date “1925–2016” a memoria del secolo di studi e valorizzazione, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”. Il foglio è impreziosito dalla riproduzione monocromatica del logo MIMIT sulla cimosa.
A corredo dell’emissione è stata realizzata una cartella filatelica contenente il francobollo singolo, la quartina, la cartolina affrancata e annullata, la busta primo giorno e il bollettino illustrativo. Quest’ultimo è stato redatto da Monsignor Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati, da Don Giuseppe Straface, Direttore del Museo Diocesano e del Codex, e da Cecilia Perri, Vicedirettrice dello stesso Museo. L’annullo speciale del primo giorno è stato disponibile presso l’Ufficio Postale di Rossano, città custode del manoscritto.
Il Codex Purpureus Rossanensis, conservato presso il Museo Diocesano e del Codex di Corigliano-Rossano, è un evangeliario greco miniato del VI secolo, composto da 188 fogli di finissima pergamena tinta di porpora, colore riservato alla dignità imperiale. Il testo sacro è vergato in oro e argento, distribuito su due colonne di venti righe ciascuna, con le prime tre righe degli incipit scritte in oro e le successive in argento. Il codice contiene integralmente il Vangelo di Matteo, quasi tutto quello di Marco e la lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli.
Le miniature, quindici in totale, sono considerate capolavori dell’arte bizantina. Dieci di esse si articolano su due registri: nella parte superiore si svolge la scena evangelica, mentre in quella inferiore sono raffigurati quattro profeti a mezzo busto, ciascuno con un rotolo nella mano sinistra e il braccio destro teso a indicare la scena sovrastante, stabilendo un dialogo visivo e teologico tra Antico e Nuovo Testamento. Tra le scene raffigurate si annoverano la Resurrezione di Lazzaro, l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la cacciata dei mercanti dal tempio, l’Ultima Cena, la lavanda dei piedi, Cristo nel Getsemani, la guarigione del cieco nato, la parabola del buon samaritano, il processo davanti a Pilato e la scelta tra Gesù e Barabba.
Le origini del Codex restano avvolte nel mistero. Gli studi lo collocano in un centro scrittorio greco dell’Impero Romano d’Oriente, forse Antiochia, Cesarea o Costantinopoli, e ne ipotizzano l’arrivo in Calabria con la diffusione del rito greco nell’VIII secolo. La committenza, per la preziosità dei materiali, è attribuita a un personaggio dell’ambiente imperiale bizantino. Documentato nella sacrestia della Cattedrale di Rossano sin dal XVIII secolo, il Codex è stato oggetto di studi scientifici a partire dal 1880, grazie ai filologi tedeschi Adolf von Harnack e Oscar von Gebhardt. Dal 1952 è custodito nel Museo Diocesano, istituito per valorizzare questo patrimonio unico, che il 9 ottobre 2015 è stato riconosciuto dall’UNESCO come “Memoria del Mondo”.
Con questa emissione, l’Italia non ha celebrato soltanto un capolavoro della spiritualità e dell’arte, ma ha invitato ogni cittadino a riscoprire il valore della memoria, della bellezza e della fede. Il Codex Purpureus Rossanensis, attraverso il piccolo formato del francobollo, torna a parlare al mondo con la sua voce di porpora e oro, testimone silenzioso di una civiltà che ha saputo trasmettere il sacro con l’eleganza dell’arte. Un francobollo, dunque, che non viaggia soltanto tra le mani dei collezionisti, ma attraversa il tempo, portando con sé il respiro di un’epoca e il battito profondo della nostra identità culturale.
Michele Fiaschi




