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11 Ottobre 2025Pier Luigi Gaspa, laureato in biologia, opera nel mondo dei comics dal 1987 come traduttore, saggista, curatore di collane editoriali e mostre. Tra le sue pubblicazioni possiamo ricordare La Scienza tra le nuvole (2007) e Giardini del fantastico (2017), entrambi con Giulio Giorello, Madame Curie – indipendenza e modernità (2016), Buffallo Bill, l’uomo, la leggenda, il West (2016), Frankenstein. Il mito fra scienza e immaginario (2018), con Marco Ciardi, Dal Signor Bonaventura a Saturno Contro la Terra (2020).
Lo abbiamo incontrato per approfondire alcuni aspetti del suo nuovo libro, Sciuscià e i suoi fratelli – Partigiani e Resistenza nel Fumetto (Rider Comics), saggio illustrato che ricostruisce e analizza ottant’anni di fumetto sulla Resistenza. Uno dei prossimi incontri di presentazione del libro si svolgerà giovedì 16 ottobre alle 17.30 presso il Pantheon degli Uomini Illustri (Piazza San Francesco – Pistoia), evento organizzato dall’Associazione Giallo Pistoia.
Il volume è una riscrittura aggiornata di un testo già pubblicato in precedenza. Quale è stata la genesi di questo progetto su fumetto e Resistenza?
Nel 1995 a Pistoia, per i 50 anni dalla Liberazione, io, Giovanni Barbi e Luciano Niccolai curammo la mostra “Per la libertà“, che sistematizzava per l’appunto opere a fumetti sul tema Resistenza. Partendo quindi dai materiali e dal lavoro della mostra pubblicai nel 2009, per Settegiorni Editore, un volume anch’esso intitolato Per la libertà, con cronologie firmate da Luciano Niccolai. Nel 2015 abbiamo poi realizzato una mostra, a Carpi, che presentava un fascicolo di aggiornamento con storie uscite successivamente al 2009. Negli anni successivi ho avuto modo di colmare alcune lacune, grazie al blog Cartoonist Globale curato da Luca Boschi. Il grande studioso, nonché amico, scomparso nel 2022 lasciando un vuoto incolmabile, aveva infatti pubblicato alcuni miei testi che citavano Nino Camus, misterioso autore del fumetto Pam il partigiano; questi testi vennero letti da Grazia e Fabio, figli di Giovanni Camusso – colui che era appunto accreditato con lo pseudonimo Nino Camus – con i quali ho così potuto prendere contatto. Inoltre Sergio Lama, studioso e animatore del GAF (Gruppo Amici del Fumetto) di Firenze, ha condiviso con me utili ricerche e informazioni.
Come siamo arrivati dunque all’ultimo volume pubblicato?
Quando Antonio De Rosa di Rider Comics mi ha proposto di ristampare il volume, mi è parsa l’occasione giusta per fare qualcosa che fosse sia integrazione e aggiornamento, sia, in quanto trattasi di una materia in continuo divenire, eventuale modifica di quanto già scritto.
Si è trattato di una ricerca complessa?
La complessità della ricerca è consistita soprattutto nell’individuare e approfondire i nessi fra la produzione fumettistica e la più ampia situazione politica, sociale, culturale italiana. Per fare questo, ho ad esempio setacciato tutte le storie a fumetti pubblicate su Il Pioniere, settimanale a fumetti emanazione del Partito Comunista Italiano.
Questo racconto di 80 anni di fumetto a tema Resistenza inizia a Napoli.
Esatto, è qui che nel novembre del 1944, quattordici mesi dopo l’insurrezione popolare che aveva determinato la cacciata dei nazifascisti, compaiono i primi due numeri della serie Albi Libertà, scritti e disegnati rispettivamente da Molmac – probabile pseudonimo di un autore rimasto ignoto – e Paolo Coppola. Si tratta di un fumetto privo di nuvolette, con lunghe didascalie a piè di vignetta. I canoni di questi albi sono quelli già dal 1908 marchio di fabbrica del Corriere dei Piccoli, supplemento del Corriere della Sera.
Tra i personaggi a fumetti più strettamente legati al tema Resistenza, troviamo poi Pam il partigiano e lo Sciuscià citato nel titolo del libro.
Pam il partigiano, apparso in edicola nel 1946 per la casa editrice Il Cucciolo, è l’unico personaggio seriale – ne sono usciti cinque numeri – specificamente dedicato alla Resistenza. Un personaggio modernissimo, rispetto alle pubblicazioni coeve, nel disegno e nell’impostazione della tavola, stringato e asciutto nei testi, realistico nei contenuti. Da segnalare come l’ultimo numero pubblicato presenti due storie anziché una, la prima opera di Nino Camus – pseudonimo di Giovanni Camusso, che abbiamo già citato – la seconda di Paul Campani, al secolo Paolo Campani, il quale diverrà successivamente maestro dell’animazione e creatore di tanti personaggi del Carosello televisivo, nonché di Misterix, uno dei primi supereroi italiani. Nel gennaio del 1949 – nel contesto nel quale opera il movimento culturale neorealista di Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis – esce poi Sciuscià. Nico, soprannominato appunto Sciuscià, è un ragazzino “di nemmeno quindici anni” che agisce nell’Italia del ’44 andando su e giù per la linea gotica di allora, insieme a Fiammetta, dolce ma risoluta, e al più giovane Pantera, simpatico e turbolento ragazzino di alcuni anni più giovane. Nella prima storia uscita – intitolata Il capitano Wickers – Sciuscià viene ingaggiato da un ufficiale inglese per fare da staffetta e portaordini. In sintonia con l’approccio neorealista, in Sciuscià si raccontano spesso, con linguaggio crudo e realistico, storie di miseria umana e materiale, insomma la situazione dell’Italia di allora, ben delineata dai disegnatori Franco Paludetti e Ferdinando Tacconi.
Nel libro sottolinei come, negli anni ’50, i mutamenti politici influenzino la produzione fumettistica.
Negli anni ’50 cambia il panorama politico: nasce la NATO, alla quale Italia e Germania aderiscono. La Germania dunque non è più il nemico. In tale situazione, non troviamo molte storie a fumetti sulla Resistenza. La stessa linea editoriale di Sciuscià cambia negli anni ’50: abbandonato l’approccio neorealista, le storie vengono ambientate in tutt’altri contesti, in America e addirittura in Cina, perdendo quindi i riferimenti al contesto iniziale. Inoltre, in una ristampa successiva, troviamo situazioni edulcorate o del tutto espunte. L’avventura editoriale di Sciuscià terminerà poi nel 1956. Il Pioniere è l’unica pubblicazione a fumetti a portare avanti, soprattutto negli anni cinquanta, un discorso coerente e a tutto campo sulla resistenza: i partigiani e le loro storie venivano raccontati attraverso fumetti, racconti a testo, illustrazioni, fotografie. Collateralmente è interessante notare come su Il Pioniere ci fossero anche molte storie di fantascienza, fatto non casuale dato l’interesse per scienza e tecnologia connesso all’impostazione politica e culturale del settimanale.
Per quanto riguarda invece il decennio successivo, citi ad esempio il fumetto di guerra.
Anche negli anni ’60 di Resistenza non si parla molto nel fumetto: i partigiani fanno per lo più brevi apparizioni in storie di guerra incentrate su altri argomenti. In Italia nel 1962 nasce infatti, per opera della Editoriale Dardo, la Collana eroica, interamente dedicata al fumetto a tema bellico, proveniente dalla casa editrice inglese Fleetway, già Amalgamated. Queste storie a fumetti, tra l’altro, nonostante fossero importate dalla Gran Bretagna, vedevano spesso all’opera disegnatori italiani, tra i quali: Hugo Pratt, Nevio Zeccara, Gino D’Antonio, Ferdinando Tacconi.
Nel libro affermi che le storie a fumetti pubblicate sul Corriere dei Ragazzi, emanazione a fumetti del Corriere della Sera, negli anni ’70, sono testimonianza di come “il cosiddetto fumetto d’autore non è solo quello che appare sulle riviste nate negli anni Ottanta”. Per quanto riguarda il fumetto a tema Resistenza, citi in particolare tre storie, basate su fatti realmente accaduti.
Si tratta significativamente di tre storie pubblicate nei numeri che uscirono in edicola a cavallo della ricorrenza del 25 aprile: nel 1973 Quest’uomo deve morire di Alfredo Castelli (testi) e Mario Uggeri (disegni), nel 1975 Il Dottor Battaglia di Piero Selva (al secolo Mino Milani, testi) e Ferdinando Tacconi (disegni) e nel 1976 La beffa del teatro Goldoni, di Piero Zanotto (testi) e Giorgio Trevisan (disegni). Da un punto di vista storico e politico, è particolarmente interessante il caso di Quest’uomo deve morire, dove si racconta l’uccisione a sangue freddo, su ordine dei nazisti, di Tancredi Galimberti, nome di battaglia Duccio, una delle figura di spicco della Resistenza piemontese. Si tratta della prima volta dopo anni – cioè dopo alcuni episodi di Pam il Partigiano e Un partigiano di quindici anni su Il Pioniere – che viene raccontato l’attivo ruolo di carnefici dei militi fascisti della Repubblica Sociale Italiana, qui esecutori materiali del delitto. In quei primi anni settanta, come ha raccontato lo stesso Castelli, “il fatto che in quella storia particolare venisse celebrato l’anniversario dell’eroica morte di un partigiano scatenò le ire dei benpensanti”.
I graphic novel più recenti, invece, come approcciano l’argomento?
Ci sono storie interessanti, che a volte raccontano anche eventi realmente accaduti. Gli approcci, per quanto riguarda quanto uscito in questi ultimi trent’anni, sono i più diversi. Possiamo ad esempio citare Justice Farm, scritto da Marco Cannavò e disegnato da Martina Di Luzio, che mescola suggestioni mutuate da La Fattoria degli animali di George Orwell col fumetto supereroistico o “La vita che desideri”, scritto da Francesco Memo e disegnato da Barbara Borlini, dove si affronta il tema dell’omosessualità ai tempi del fascismo.
Quali sono stati i fumetti più particolari e curiosi che hai incontrato in questa tua ricerca?
Il caso più bizzarro è probabilmente quello del centoventesimo volume della collana mensile “Terror” – incentrata sul fumetto dell’orrore, spesso di ambientazione storica, frammisto a un erotismo per l’epoca spinto – pubblicato dalla casa editrice Ediperiodici nell’ottobre del 1979.
Partisan Kaputt, questo il titolo della storia in questione – i cui autori, secondo la prassi dell’epoca, non sono accreditati – narra le vicende di un borsaro nero romano il quale, da informatore dei tedeschi quale era, si ritrova, a seguito di alcune vicissitudini, coinvolto nella Resistenza. Non mancano parentesi erotiche e un inaspettato colpo di scena.
Jacopo Golisano




