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31 Agosto 2025Collezionare radio apre immense possibilità perché lo strumento in questione, dalla fine dell’800 ad oggi, ha stimolato fantasia, infiniti disegni, progettazioni e realizzazioni. Pertanto, obtorto collo, alla lunga ci si dovrà rassegnare ad individuare un periodo o un filone su cui potersi focalizzare, considerata l’impossibilità di cogliere tutto. Personalmente privilegio il periodo anni ’20 – ’60 perché, a mio avviso, incarna la sua evoluzione. Tuttavia non disdegno un occhio, più curioso che divulgativo, al trentennio ’70 – ’90, dove la radio si è immersa nel mondo della pubblicità, dei gadgets e dei giochi.
Tra le tante radio mi ha colpito la RADIO LEG. E’ un piccolo apparecchio prodotto in Cina tra gli anni ‘80’ e ‘90’, a forma cubica e con due gambe molto lunghe, da qui il suo nome. La radio rappresenta un corpo e testa ideali ed il resto lo fanno le due morbide protuberanze. E’, per così dire, “morbidosa”, in plastica e gomma. Sul frontale, uno dei sei lati del cubo, è presente l’altoparlante che, di fatto, simula un grande occhio. Per questo evoca gli altrettanto simpatici MINIONS, i pupazzetti / cartoni animati tanto amati dai nostri figli e nipoti.
Il lato superiore del cubo ospita i comandi: accensione, volume, sintonia. Sono disegnati, vanno solo premuti perché la loro corresponsione tecnica è presente all’interno il quale, ovviamente, ospita anche due pile da 1,5 volts.
E’ commercializzato da varie aziende: le due che ho in collezione presentano altrettante marche. Una è bianca e una è arancione. Se ne possono trovare anche di altri colori. In alcuni casi sono perfettamente conservate in apposite scatole di plastica trasparente. Il collezionista “ortodosso” è quello che posiziona la scatola nella bacheca senza toccarla, né spolverarla, né tanto meno aprirla. Posso, però, assicurare che queste buffe radio sembrano avere l’ambizione di voler fare compagnia. Con il loro simpatico monocolo, stanno bene “sedute” sulla propria scrivania o in uno scaffale, magari anche al fianco di austere radio anni ’30, oppure in batteria con altre espressioni di vintage e novelty.
A voi la scelta.
Umberto Alunni




