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27 Agosto 2025Il Lido si prepara ad accogliere, dal 27 agosto al 6 settembre 2025, la 82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia: un caleidoscopio di visioni capaci di attraversare generi e geografie, dibattere l’identità del nostro tempo e accendere riflessioni. In apertura, Paolo Sorrentino con La grazia – un ritorno al lirismo tutto italiano, con Toni Servillo e Anna Ferzetti, che promette una pittura tragica e raffinata del contemporaneo.
Nel concorso affollato da nomi autorevoli, emergono temi urgenti: After the Hunt di Luca Guadagnino affronta lo scandalo MeToo dentro l’ambiente elitario universitario, incarnato da Julia Roberts in una delle sue interpretazioni più attese; Bugonia di Yorgos Lanthimos – con Emma Stone – trasforma un tranquillo sobborgo in un teatro distopico di conformismo e rivolta, tra humour nero e allegoria sociale.
Guillermo del Toro reinventa il mito con Frankenstein: visivamente sontuoso, malinconico e ossessionato, promette di intrecciare horror gotico e riflessione sulla potenza del creato. Benny Safdie, invece, colpisce il ring e la psiche di un campione di MMA in The Smashing Machine, con Dwayne Johnson in una performance che oscilla tra vulnerabilità e feroce determinazione.
Jim Jarmusch, dal suo canto, affida all’intimità e al ritmo rarefatto di Father Mother Sister Brother – con Cate Blanchett e Adam Driver – un’indagine affettuosa sulle tensioni familiari e le disconnessioni generazionali. Noah Baumbach offre una satira metacinematografica col suo Jay Kelly, dove George Clooney – e un cast d’eccezione – riflettono il teatro dell’io che si spezza sotto il peso delle sue parti.
La voce politica e civile della Mostra non tace: Kathryn Bigelow dirige A House of Dynamite, un thriller teso sul potere e le armi nucleari, mentre Kaouther Ben Hania presenta The Voice of Hind Rajab, costruito su registrazioni reali e sul destino tragico di una bambina palestinese nel conflitto. E Lucrecia Martel con Nuestra Tierra (o Landmarks) consegna un’opera potente sulla memoria coloniale e la violenza contro i leader indigeni, fuori concorso.
Il festival si completa con Elisa di Leonardo Di Costanzo: un dramma carcerario che indaga la devianza e la ricerca della redenzione in un ambiente chiuso, e si gioca fino all’ultimo per il Leone. E poi documentari e omaggi: da Marc by Sofia di Sofia Coppola sul mondo di Marc Jacobs, al contributo etico di Herzog, Poitras, e lo specchio coloniale nelle conversazioni di genere e potere.
Le aspettative? Un festival che pare rifiutare semplici ghetti: qui si intrecciano risonanze politiche, invenzione visiva, riflessione sociale e cinema che parla alla nostra epoca. Venezia 2025 sarà teatro di confronti tra il linguaggio dell’arte e le derive globali, tra cinema che osa e cinema che riflette – e noi siamo già pronti a raccontarlo.
Stefano Cavalli




