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11 Agosto 2025La radio ha subito continue ottimizzazioni ed evoluzioni al punto da renderla addirittura immateriale, come si è giunti ai giorni nostri. Tra le tante svolte quella della portabilità, intendendo la possibilità di portarsela con sé ed ascoltarla quasi dappertutto, forse è la più importante. L’avvento del transistor ha attivato il proficuo percorso della miniaturizzazione fino ad allora possibile solamente al cinema e nell’immaginario collettivo: Dick Tracy docet.
Dalla metà degli anni cinquanta sono apparsi sul mercato apparecchi da sogno. Tra tutti va segnalato il Recency TR-1 del 1954 della Texas Instrument, il primo portatile che, seppur a fatica, poteva stare in una tasca della giacca. Le sue dimensioni erano 76mm x 127mm x 32mm. La taglia della giacca doveva almeno essere Large.
Intorno agli anni 60 è la volta della Sony con i suo modelli 610 e 620.
Una menzione importante merita il MIKRO, la radio più piccola dell’URSS. Siamo a metà degli anni 60 e questa radio misurava 44mm x 30 x 15. Il risultato di un vero e proprio sforzo di miniaturizzazione, forse di derivazione militare, come evidenziato da qualche appassionato.
Questa radio portatile stava veramente in una tasca della giacca. Veniva commercializzata con un’elegante scatolina di carta con all’interno dettagliate istruzioni. Poteva essere ascoltata esclusivamente attraverso auricolare. Funzionava con 6 transistors ed era alimentata da batteria da nichel cadmio con un’autonomia di circa 10 – 15 ore di ascolto. Il suo involucro era in plastica bianca.
Forse non aveva un altissimo grado di selettività ma ha rappresentato una vera e propria pietra miliare verso la miniaturizzazione, un processo continuato nei successivi decenni, verosimilmente più per moda e costume che per utilità e possibilità di migliore fruizione.
Umberto Alunni




