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7 Agosto 2025Anche i partiti che oggi sono al Governo del Paese, prima dell’insediamento si sperticavano sostenendo che bisognava rilanciare il bene pubblico, favorire gli investimenti attraverso le grandi aziende di stato e che mai e poi mai avrebbero privatizzato gli ultimi gioielli di famiglia come le Poste o le Ferrovie.
Un conto è stare all’opposizione e un conto è governare. Anche questo governo subito si è fatto ammaliare da investimenti facili e dal fatto che, se parte delle ferrovie fossero cedute al privato, questi avrebbe portato benefici sia in termini di efficienza che efficacia. Al timone delle FS è stato messo un management che viene dal mondo elettrico e quindi bisogna seguire il modello Enel oppure Terna che, a loro dire, ha portato benefici al Paese e soldi freschi provenienti dal privato (la partecipazione pubblica nel gruppo Enel è talmente ridotta che qualche anno fa solo per un “miracolo” è stato sventato il piano dei privati che volevano imporre un loro consiglio di amministrazione rispetto a quello proposto del Governo Italiano. Pericolo sempre attuale da monitorare costantemente).
In tutti questi ragionamenti non viene mai coinvolto il cittadino, le varie associazioni, la società civile e tantomeno i lavoratori che dovrebbero essere i soggetti più qualificati per qualsivoglia riorganizzazione ma che invece vengono lasciati ai margini senza possibilità di interlocuzione. Insomma se la cantano e se la suonano e alla fine dicono anche che è stato un bel vedere.
Questa volta, tanto per cambiare non si parla di privatizzare la società leader del trasporto “Trenitalia”, ma la rete infrastrutturale, “RFI” (Rete Ferroviaria Italiana), cioè i binari e le stazioni, sezionandoli fra rete locale/regionale, rete servizio lunga percorrenza e servizio alta velocita. In sostanza si tratta di scorporare i binari AV, fare una nuova società (tanto per cambiare), quotarla in borsa e fare entrare i privati, eliminando così la possibilità di collegamento e di interscambio con le altre linee meno remunerative. Il numero uno di FS: “il nostro progetto è un’idea strategica, il modello Rab. In sostanza di identifica una porzione dell’infrastruttura (AV) che oggi ha un valore stimato al momento di circa 8 miliardi e si procede, nel rispetto delle regole, a creare le condizioni per fare entrare il privato. Inoltre il nostro obiettivo è quello di aprire nuove tratte di alta velocità per collegare territori finora non serviti, così da aumentare del 30% le persone raggiunte dall’AV. Il piano quinquennale 2025/2029 prevede 100 miliardi di investimenti riportando così 50mila treni anno in orario.”
Intanto mi sembra che, come non mai, la politica sia entrata nella gestione del gruppo Ferrovie attraverso riorganizzazioni ai piani alti con nuovi posti dirigenziali e nuove strutturazioni, senza che siano direttamente collegate e necessarie a far girare i treni in orario ma invece funzionali e al servizio della politica, con molte assunzioni di personale e interferenze nella gestione del servizio (vedi anche la fermata apposita fatta per il ministro Lollobrigida), che producono incertezza e spostano la regolarità del servizio verso altri obiettivi. Basta guardare l’indice di puntualità degli ultimi tre anni che si attesta sotto 80% per i treni AV, salvo poi dirci, con la solita storia, che con il privato si riporterà i treni in orario.
Tutto un disegno che presenta molti più svantaggi che benefici per i cittadini e per il Paese:
- In primo luogo, la privatizzazione potrebbe portare a un aumento dei costi per i viaggiatori, poiché i privati tenderebbero ad aumentare le tariffe e massimizzare i profitti;
- in secondo luogo c’è tutto il tema della sicurezza e della manutenzione che la pressione alla riduzione dei costi va di pari passo con una scarsa qualità degli interventi come si è visto in altri paesi europei che si è percorsa la strada dei privati;
- in terzo luogo il privato guarda più al breve termine per realizzare benefici e si potrebbe focalizzare su guadagni immediati senza riguardo all’ambiente e senza investimenti che tengano conto della sostenibilità con rispetto della natura che ci circonda;
- in quarto luogo, e non per ultimo, tutta la questione del personale che sicuramente sarebbe sottoposto ad una organizzazione diversa che potrebbe portare ad un aggravio di turni, responsabilità e diminuzione di riposi e altro, che oggi invece sono garantiti con un CCNL unico per tutto il gruppo.
Inoltre voglio sottolineare come gli investimenti infrastrutturali in particolare i binari e le stazioni AV, siano costati centinaia di miliardi di euro al Paese (il sottoattraversamento di Firenze costa circa 1,2 miliardi di euro); soldi dei contribuenti italiani che hanno determinato il risanamento dalla vecchia azienda FS in una moderna, efficace e fiore all’occhiello per i viaggiatori oltre che riferimento per il mercato europeo, dove i giovani mirano ad entrare e far parte del gruppo FS.
Ora invece bisogna dividere, spezzettare, e il bene comune metterlo nelle mani dei privati. Le domande sono molte. La prima è semplice: a che cosa serve questo progetto, ma soprattutto quali sono i benefici che ne trarrà il Paese e i cittadini? Inoltre i soldi che verranno ricavati, si parla fra 6/8 miliardi, a cosa serviranno? Passerà qualche anno e non sapremo mai a cosa sono serviti i soldi, ma nel frattempo sono state distrutte le ferrovie, ennesimo patrimonio pubblico dissolto nel nulla.
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture




