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20 Luglio 2025Leadership e psicologia: riflessioni.
Il tema della leadership è sempre stato centrale in ogni contesto sociale, professionale e personale. Ma cosa significa essere un leader efficace? E come le competenze psicologiche possono fare la differenza nel modo in cui si guida un gruppo, si ispira fiducia o si affrontano le sfide? In un’epoca in cui le relazioni sono sempre più complesse e i cambiamenti sempre più rapidi, il ruolo del leader richiede non solo abilità tecniche, ma anche una profonda comprensione delle dinamiche emotive e comportamentali. E per comprendere appieno il significato della parola, funzionano benissimo le parole di John Quincy Adams (sesto presidente degli Stati Uniti): “Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, tu sei un leader”. In questa intervista, esploreremo con il nostro esperto come la psicologia possa illuminare il cammino di chi, in qualsiasi campo, non importa quale, si trova a dover indicare una strada da percorrere. Rifletteremo sul valore dell’empatia, sull’importanza del carisma e sulle strategie per mantenere il benessere personale e del gruppo. Perché essere leader non è solo una questione di obiettivi da raggiungere, ma anche di persone da valorizzare.
Dottor Teglia, vuole chiarire ai nostri lettori il significato di leadership in psicologia e dirci cosa significa essere un leader oggi?
Per la psicologia è un leader colui che decide, comanda o gestisce un gruppo di persone. Leadership è quindi la capacità di motivare più individui per arrivare a raggiungere un risultato condiviso. Il professor Goleman, che abbiamo già conosciuto parlando dell’intelligenza emotiva, dà questa definizione: leadership è la capacità di influenzare le persone, aiutandole a lavorare meglio per arrivare a uno scopo comune. E su questo assunto operano moltissime aziende che puntano per i ruoli gestionali e decisionali su persone che ne sono ampiamente dotate.
Quali sono le caratteristiche necessarie per una buona leadership?
Partiamo da ciò che ritengo sia fondamentale: aver ricevuto un’educazione genitoriale basata sull’apprezzamento e sul riconoscimento delle capacità del figlio, in modo tale da far sviluppare, appunto nel figlio, un senso di autoefficacia e di fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, doti essenziali, queste, per chi aspira a ricoprire nella società un ruolo di leader. Allo stesso tempo educare a una buona empatia e a una sufficiente dose di umiltà e gentilezza. Un buon leader deve avere anche competenze professionali aggiornate, capacità di dare l’esempio di attaccamento al lavoro, e, cosa indispensabile, possedere la dote di saper valorizzare ogni membro del proprio gruppo. Al proposito ricordo un vero leader del lontano passato, Annibale, il generale cartaginese (250 a.c.) che durante la seconda guerra punica riuscì a tenere in scacco l’intero impero romano, che teneva unito il suo esercito pur formato da varie etnie e che durante l’attraversata delle Alpi, da vero leader, disse ai suoi uomini “O troveremo una strada o ne costruiremo una“.
Esiste un modello unico di leadership efficace o dipende dal contesto?
Una importante ricerca, condotta sempre da Goleman, partendo proprio dal concetto di intelligenza emotiva, ha descritto sei stili di leadership, ognuno con i suoi pro e contro, e con una maggiore o minore efficacia a seconda del contesto. Per i nostri lettori sintetizzo in breve la principale caratteristica di ognuno:
- Leader Visionario: colui che dà una direzione chiara, ispira, motiva. È centrato su una visione del futuro e sa comunicare entusiasmo.
- Leader Coach: colui che aiuta i collaboratori a crescere, costruendo relazioni di fiducia.
- Leader Armonizzante: chi crea armonia, rafforza i legami, è empatico.
- Leader Democratico: chi valorizza il contributo di tutti e costruisce consenso.
- Leader Esigente: chi chiede risultati elevati, lavora molto e si aspetta lo stesso dagli altri.
- Leader Autoritario: colui che comanda in modo diretto e impone regole rigide.
Come si può gestire il delicato equilibrio tra autorità e collaborazione?
Ricordiamo cosa abbiamo già detto, e cioè che un buon leader deve essere bravo a livello comunicativo e a saper esprimere con chiarezza ciò che si aspetta dai propri collaboratori. Deve anche saper ascoltare e dare dimostrazione di saper comprendere i diversi stati d’animo dei collaboratori dimostrando, così, la propria empatia. Inoltre, per quanto possibile, deve saper delegare, evitando di accentrare tutto sulla propria persona. In questo caso importante è la capacità di saper scegliere le persone più adatte, valorizzando ciascuno per quanto è in grado di dare, evitando qualsiasi forma di favoritismo. E poi, dopo aver ascoltato, deve avere la capacità di prendere le decisioni finali.
Qual è il ruolo del carisma personale nella leadership?
Qui usciamo dall’ambito professionale e produttivo per sconfinare nell’aspetto più politico o ideologico della leadership; basti pensare ad un non troppo lontano passato e a situazioni di leadership assolute che, come ben sappiamo, hanno creato vari problemi. Per questo mi sento di dire che il carisma personale è importante, ma non basta. E talvolta, se non è sostenuto da sostanza, può anche diventare portatore di varie difficoltà.
Quanto pesa l’autenticità nel ruolo del leader?
Moltissimo, perché chi ambisce a questo ruolo non può fingere o indossare una maschera per sembrare qualcosa di diverso da ciò che è. L’autenticità gioca un ruolo fondamentale nel successo di un leader, influenzando profondamente la fiducia, la motivazione e la lealtà del proprio gruppo. Essere autentici significa principalmente essere se stessi e comunicare con gli altri in maniera chiara, creando in tal modo un ambiente di lavoro sano e produttivo, infine è utile ricordare come un vero leader non dà mai la colpa agli altri.
Come un leader può affrontare la resistenza al cambiamento all’interno del proprio gruppo?
Un buon leader dovrebbe poter essere anche un po’ psicologo. Con questo voglio dire che per affrontare dei cambiamenti all’interno di un gruppo già consolidato occorre intervenire per gradi, dimostrando di avere le necessarie competenze e capacità, e soprattutto occorre instaurare con i singoli componenti del gruppo un dialogo costruttivo, tenendo presente che inevitabilmente potranno insorgere resistenze e ostacoli.
In ultimo le chiedo: leader si è o si diventa?
Leader si diventa, nella misura in cui si sono ricevute sin da bambino le basi educative di cui abbiamo già parlato. E anche se alcune persone nascono dotate di caratteristiche che le predispongono naturalmente a guidare (carisma, empatia, fiducia in sé e capacità di prendere decisioni), senza aver ciò a cui ho prima accennato, ben difficilmente queste doti saranno la chiave per essere un leader predestinato.
Chiudiamo allora questo incontro con il dottor Teglia con una consapevolezza importante: la leadership non è un dono piovuto dal cielo né un ruolo che si può improvvisare. È piuttosto un percorso che si costruisce giorno per giorno, attraverso l’ascolto, la coerenza, il rispetto e la capacità di stare con gli altri prima ancora che davanti agli altri. Come abbiamo visto, la psicologia ci offre strumenti preziosi per comprendere chi siamo e come ci relazioniamo: un leader che conosce se stesso è già a metà strada per guidare gli altri con autenticità e responsabilità. In un mondo che corre e cambia, il vero leader non è quello che grida più forte, ma chi sa prendersi cura del gruppo, sa affrontare le difficoltà senza perdere l’equilibrio, e sa lasciare spazio perché ognuno possa dare il meglio di sé. E, forse, proprio questo è il segreto della leadership: non comandare, ma far crescere.
Grazie per averci seguito.
Enrico Miniati




