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12 Luglio 2025
C+S ARCHITECTS COMPLETA LA SCUOLA DELL’INFANZIA “ARCA DI NOÈ”
13 Luglio 20259 Luglio. Lido di Camaiore, presso lo Stabilimento balneare Il Cavallone -beach, festival della letteratura Fuori L’autore, incontri tra musica e parole; comodamente posizionati sulla sabbia, lo scrittore Fabrizio Bartelloni presenta il suo Al vostro posto non ci so stare. Dei delitti e delle pene secondo Fabrizio De André, modera Flaviano Dal Lago, interventi musicali di Maurizio Bigongiali.
Al vostro posto non ci so stare, cominciamo dal titolo – dice Flaviano – un titolo incisivo, polemico e di rottura, indovinato per il contenuto del libro. Fabrizio ricorda che si tratta di un verso di De André che si trova in un album provocatorio scritto da Giuseppe Bentivoglio, giornalista romano, nel ‘73, Storia di un impiegato, la canzone è Nella mia ora di libertà, concepito durante un clima sociale che vedeva una forte contrapposizione di classe e ai cantautori era richiesto di schierarsi; in relazione al carcere e alla pena, De André afferma: Io al vostro posto non ci so stare, cioé io davanti all’essere umano ho un altro approccio, non giudico, non condanno, ho un approccio più umano. Il famoso cantautore – ci ricorda ancora Bartelloni – era figlio di famiglia altolocata e benestante, viveva un forte contrasto con il padre e il fratello Mauro bravissimo a scuola e all’università, sarà famoso avvocato, e in anni in cui fare il cantautore era in parte dispregiativo, Fabrizio non sa stare al posto neanche del padre e del fratello. Parliamo adesso del problema del carcere – dice Flaviano – un problema terribile, il nostro scrittore ci ricorda che ci sono moltissimi suicidi l’anno, per la precisione 91 nel 2024 e 36 dall’inizio del 2025, e citando Voltaire, afferma che le carceri sono lo specchio dello stato di salute di un paese; De André aveva affrontato il problema molti anni prima del famoso indulto con il testo Don Raffaé, erano gli anni Ottanta e aveva intuito una piaga sociale tutt’oggi presente. Dopo tali tematiche sociali, non possiamo non affrontare il terribile argomento del rapimento di De André e Dori Ghezzi che stettero nel ‘79 quattro mesi incappucciati in condizioni deplorevoli, in ambiente al limite della sopravvivenza; De André una volta liberato, ebbe comprensione per i rapitori, perdonò gli esecutori ma non i mandanti che erano benestanti; questi ultimi che confessarono in seguito presero pene più leggere dei primi ma il comportamento di De André rimase nella storia e colpì profondamente l’opinione pubblica. Dopo tali drammatici ricordi, Fabrizio Bartelloni scherza ricordando le battute del simpatico Paolo Villaggio amico di De André e famoso bugiardo, la musica di Maurizio Bigongiali emoziona con Città Vecchia, ricordando la stupenda e unica Genova, tanto amata dal cantautore, il suo fascino era dato anche dalla presenza della malavita, della puttane e dei ladri. Flaviano chiede del difficile rapportò con la giustizia, risponde Bartelloni che per De André c’è sempre qualcosa da comprendere, perché un essere umano ha fatto quel gesto? quali sono le cause magari radicate nel profondo, nel suo vissuto, che hanno spinto all’estremo?; è comprensivo con Marinella, sedici anni, prostituta, uccisa e gettata nel fiume, ma non con il suo assassino, Fabrizio non era indulgente; l’essere umano cerca il potere, a volte per vendicarsi, il nostro cantautore era contro le forme di potere, era anarchico, coerente, è sempre rimasto anarchico. Con la canzone Khorakhanè – egregiamente musicata da Maurizio – ricordiamo ancora una volta gli ultimi, i Rom portatori del Corano, gli zingari che, odiati da tutti gli schieramenti politici e da tutti i cittadini, non hanno territorio, non hanno confini, non fanno la guerra.
Proseguiamo questa emozionante serata parlando di Gesù che secondo De André è stato il primo anarchico della storia, inoltre un grande rivoluzionario; De André gli dedica già una canzone e nel ‘69, affascinato dai vangeli apocrifi in cui Cristo è umanizzato, aveva fratelli e donne; a Fabrizio interessava sempre l’aspetto umano, il suo egalitarismo sorprendentemente innovativo e coraggioso.
Non potevamo non concludere questa toccante serata con il famoso Gesù di De André che versa il vino e spezza pane per chi diceva ho sete ho fame, ne Il Pescatore, canzone e poesia attaccata a suo tempo da Bruno Lauzi ma ancora capace di emozionare un pubblico attento ed emozionato, grazie alla voce di Maurizio Bigongiali e al magico tramonto della spiaggia della Versilia.
Simona Priami




