
Firenze – Consegnate le Croci di San Giovanni
30 Giugno 2025
Ecomuseo fa ciack! Atto secondo, la montagna fa cinema
1 Luglio 2025Genova. Novembre. Mariolino Migliaccio o l’è o ciù mëgio càn da trìfole in sce-o-mercôu, è il miglior segugio sulla piazza, anche se vive come un barbone e viene chiamato fottignin scotizzoso, ficcanaso sporcaccione. Dorme nella fredda stanza di una pensione, tugurio con bagno in comune, in vico degli Stoppieri (sopra la magnifica antillana Fatima lavora da escort per il pappone e fidanzato Solinas). Lui ha 33 anni e ben studiato fino al diploma, quando la madre Wanda (prostituta) era viva, poi 15 anni prima l’hanno uccisa e da allora ha saltato molti pasti. Vivacchia nell’attesa di trovare chi l’ha reso orfano; considera ufficio un tavolo d’angolo di un’osteria di vico San Sepolcro, un altro carruggio; gestisce un’agenzia abusiva per indagini non autorizzate, riservate e con parcella esentasse liquidata cash. L’ultimo incarico (offertogli furbescamente dal vecchio gangster protettore della mamma) gli ha comunque reso diecimila euro, ha rinnovato il guardaroba, mangia decentemente, si toglie qualche sfizio. E decide di poter lavorare gratis se serve ad aiutare qualcuno: lo contatta la piccola selvatica scura 17enne albanese Milca Hoxha, che lui era riuscito ad affrancare da un bordello di lusso, ora va a scuola e vive presso l’anziana prostituta Soledad (già amica di sua madre). Gli parla della bella 25enne cugina Alina, un mese prima rimasta vedova con un figlio piccolo Michelino: non è convinta che il (pur manesco e infedele) marito sia morto di overdose sotto le mura del forte a Sampierdarena. Mario contatta il 50enne Tonino Spaggiari, ispettore della Squadra mobile, romanaccio di Pietralata, solitario sovrappeso scorbutico e spesso alticcio. Non si piacciono ma finiscono per collaborare, c’è qualcosa di strano nella morte di Anton Mitrescu, occorre indagare nello sporco pericoloso mondo dei subappalti, del lavoro sottopagato e insicuro. Ed emerge poi anche la traccia di una sconosciuta sorella della propria madre, c’entra la serendipità, accidenti!
Bella conferma della nuova serie per il grande scrittore Bruno Morchio (Genova, 1954), psicologo pubblico in pensione e psicoterapeuta. L’immediata “avvertenza” per il lettore è essenziale: il titolo rimanda a un altro dei gialli più intriganti del Novecento, Double indemnity di James M. Cain, uscito nel 1943, nel 1946 in Italia, ispirato a una storia vera, portato al cinema da Billy Wilder nel 1944 (sceneggiato dal regista e da Chandler), La fiamma del peccato nella versione italiana e nella prima traduzione editoriale, poi ristampato come La morte paga doppio. Il doppio sta nel titolo originale e la questione ritorna di continuo nell’avventura di Mariolino Scotti, narrata in prima persona al presente: cosa quanti e come si viene “pagati” dall’uccidere. Il protagonista ricorda il nonno partigiano e cerca l’omicida della madre Wanda Lagomarsino (caso archiviato malamente) e questo sembra il filo conduttore della serie (insieme ad altri sviluppi emotivi che restano opportunamente in sospeso, come Fatima Milca Alina), intrecciato nel romanzo intorno ai temi dello sfruttamento maschile delle donne e dello sfruttamento imprenditoriale del lavoro edile (operaio), all’origine di tante schiavitù e sopraffazioni, di innumerevoli misfatti. Vi sono ben presto un crudele pestaggio verso chi potrebbe denunciare, omertà e complicità dentro o fuori i cantieri, un altro omicidio commissionato, botte minacce depistaggi. I personaggi parlano tutti lingue meticce, a loro modo, continuo l’intercalare in genovese, spagnoli, albanese e romanesco, in un impasto curato e riuscito. Il luogo meraviglioso di Genova dove incontrarsi sono i Giardini Luzzati, “un’oasi, uno spazio dove si battono altri sentieri rispetto al guadagno facile garantito”, con anche un’area archeologica interna. Mario predilige la sambuca con la mosca e il vino della casa (questa volta assaggiando pure Orvieto, Primitivo, Vermentino, Nero d’Avola), beve o vede bere molto altro, incrociando locali e osterie dentro e fuori lo splendido centro storico genovese. S’inizia con Coldplay, jazz, Beethoven, finché alla fine irrompe Paolo Conte alla fermata della metro. Wanda ha ben curato i gusti del figlio, che fra l’altro ama la grande letteratura russa e francese dell’Ottocento, è addirittura patito di Montale, Simenon e gialli.
La morte non paga doppio
Bruno Morchio
Noir
Rizzoli Milano
2025
Pag. 231
Recensione di Valerio Calzolaio




