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Tra questi rientra il grammofono, strumento antesignano del giradischi, e derivante dal fonografo, attraverso il quale era possibile la riproduzione di una voce, o di un suono, dopo averne memorizzato il contenuto su un disco di gommalacca o vinile. Dopo l’evoluzione da fonografo a grammofono, è iniziata la corsa alla sua miniaturizzazione e trasportabilità. Si è, pertanto, passati da grammofono da terra, dell’ingombro pari a quello di un juke box anni settanta, a grammofono che poteva essere alloggiato in una valigetta, tipo bagaglio a mano per intenderci sulle dimensioni. Ma ovviamente tutto questo non bastava e, al netto di evoluzioni tecnologiche, si è cercato di ridurne ulteriormente le dimensioni.
Una rivista specializzata di fine anni venti ha reclamizzato un grammofono portatile che stava sul palmo di una mano. In basso aveva la molla ed il meccanismo di caricamento, sempre tramite una manovella. Il disco non era comprimibile e veniva alloggiato nella parte superiore del sistema di spinta. Il pickup, puntina e sistema di rilevazione, era collegato ad una minitromba che assolveva alle funzioni delle sue consorelle di maggiori dimensioni.
Veniva portato come una trousse da viaggio. E’ diventato un oggetto cult, non particolarmente costoso. Tuttavia, per quanto piccolo, le sue spigolosità non consentivano un comodo utilizzo.
Avremo modo di incontrare altre evoluzioni e sforzi riuscitissimi di miniaturizzazione ai quali, purtroppo, non è conseguita un’altrettanta gradevolezza e fedeltà nella riproduzione.
Non si può avere tutto, neanche dall’evoluzione tecnologica.
Umberto Alunni




