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17 Giugno 2025Durante una delle tante mie ricerche notturne da appassionato mi sono imbattuto in una pubblicazione del gennaio 1937 dal titolo promettente: la Carta parlante.
L’autore era il prof Natale Bergamini di Tortona a cui era intestato il brevetto di quanto lo stesso libro descriveva con cura maniacale. Nel periodo di attesa tra l’ordine e la sua consegna ho fatto ulteriori ricerche senza esito ad eccezione di un articolo pubblicato ne LA SCALA PARLANTE, house organ di AIRE, Associazione Italiana per la Radio d’Epoca.
L’apparecchio è stato presentato alla 5° mostra della Meccanica di Torino. Permetteva la registrazione mediante un congegno elettromeccanico con tracciatura di una pista sonora su un supporto trasparente. Si sperimentò favorevolmente l’acetato di cellulosa, la celluloide e la cellophane. Il nastro aveva forma di anello con l’aspetto di un doppio foglio protocollo grande mm 400 x 200. Lo studio prevedeva anche la possibilità di utilizzare, pur opportunamente trattata, carta comune.

carta parlante-credits UA
La registrazione poteva avvenire attraverso un complicato strumento delle dimensioni tra una grande radio da terra e un juke box. La successiva evoluzione prevedeva un registratore / riproduttore più piccolo delle dimensioni di una fono valigia, giradischi portatile, per intenderci.
L’apparecchio poteva trovare applicazione in famiglia, per mantenere vivo il ricorso delle voci dei congiunti e altri familiari. Sarebbe stato utile per la scuola, quale valido aiuto per l’insegnamento delle lingue, in ufficio per dettare corrispondenza e registrare comunicazioni telefoniche. Non va dimenticato il supporto per i non vedenti, come giornale sonoro e anche per il cinema. Insomma, una vera e propria panacea.
Cui prodest? Verrebbe da dire.
E qui viene il bello. Di questa rivoluzionaria invenzione si sono perse le tracce. Non si sa bene quanta attenzione possa aver generato. Di fatto i dischi hanno continuato ad essere prodotti nel modo ordinario e dopo qualche anno dopo la gommalacca è stata sostituita dal vinile. Ma niente si scorge che possa correlarsi con il brevetto di Tortona.
Cosa può aver scatenato questa sorta di “Damnatio memoriae” in capo al povero prof Bergamini? Il progetto era valido, poteva risolvere molti problemi, consentire una più economica diffusione delle riproduzioni senza ricorrere a costose stampe e produzioni di dischi di gommalacca prima e vinile poi, democratizzare l’ascolto di musica senza scomodare la lobby del disco che imperversava da ormai quaranta anni.
Forse, a ben pensare, mi sono implicitamente dato risposta.
Umberto Alunni




