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2 Giugno 2025Gli anni trenta del secolo scorso sono stati un formidabile incubatore per lo sviluppo della radio. Ci si riferisce, oltre all’evoluzione tecnologica in grado di assicurare una sempre maggiore selezione e fedeltà di riproduzione, ad un corollario di utilità in grado di migliorare costantemente l’uso e il gradimento dello strumento. Si focalizzerà l’attenzione verso le utilità tecniche, prescindendo dalle articolazioni del palinsesto e dell’estetica per i quali sarebbero opportune riflessioni a parte.
Tra le tante, nel 1938 il Radiocorriere annunciava un apparecchio di produzione austriaca, proposto all’Esposizione di Berlino, il cui quadro indicatore, denominato anche “scala parlante”, era costituito da una carta geografica con il posizionamento di 130 stazioni europee, che si illuminavano ai singoli punti quando la stazione stessa era esattamente captata.
Si trattava di una vera e propria “chicca” tecnologica, esito di un intrigatissimo meccanismo elettromeccanico, che qualificava la radio come una delle più originali e, al giorno d’oggi, tra le più ricercate da parte dei collezionisti.
Si parla della radio INGELEN, modello Geographic US437W. Ho personalmente avuto modo di vederla perché esposta da un amico collezionista toscano a Coltano lo scorso anno e posso confermare la straordinarietà di questo apparecchio.
Appena dopo un mese dall’uscita dell’articolo sul Radiocorriere ne usciva un altro.
Faceva riferimento al precedente e alla radio INGELEN ma proseguiva in tal modo: “La stessa invenzione è stata fatta in Italia dal signor Paolo Cianci di Siracusa che, nel darcene informazione, ci comunicava che il Ministero delle Corporazioni gli ha rilasciato, in merito, il brevetto di provativa industria e distinta. Siamo lieti di pubblicare la fotografia del trovato italiano che l’autore non aveva ancora reso pubblico, essendo suo desiderio di presentarlo alla Mostra Leonardesca che si terrà a Milano”.
Lo stesso articolo proponeva anche la foto della radio che, a dire il vero, risultava meno gradevole da un punto di vista estetico. Non è dato sapere quante stazioni venivano evidenziate con display, rispetto alle 130 dichiarate dalla INGELEN e, soprattutto, se l’italiano Cianci abbia fatto valere il brevetto.
Sta di fatto che, per quanto da me conosciuto, questa radio non ha avuto un serio sviluppo industriale. E’ comunque importante riscontrare che le stranezze e particolarità, al di là di quanto possa affermare Paganini, rischiano di ripetersi in luoghi e contesti differenti.
Umberto Alunni



