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15 Maggio 2025Sabato 10 maggio 2025, la Segreteria di Stato, reso noto lo stemma di Leone XIV: timbrato dalla mitra pontificia, introdotta per la prima volta da Benedetto XVI e usata da Francesco.
Lo stemma pontificio svolge un ruolo essenzialmente simbolico e rappresentativo. La sua funzione principale è quella di incarnare l’identità del Pontefice e del suo pontificato, trasmettendo attraverso immagini, simboli e motti la sua visione spirituale, la sua missione e i principi che desidera evidenziare nel corso del suo ministero.
Si tratta uno scudo tagliato, un termine utilizzato in araldica per indicare una partizione diagonale dall’alto a destra (sinistra in araldica), in basso a sinistra (destra in araldica), dividendolo in due parti uguali. Nel primo, il campo è in azzurro con il giglio bianco: un chiaro richiamo mariano sia nel colore, sia nel fiore, simbolo collegato alla Vergine Maria, nella tradizione cristiana viene offerto dall’arcangelo Gabriele alla Vergine durante l’Annunciazione.
Nel secondo, il campo è bianco con il libro sacro chiuso cimato dal cuore fiammeggiante trafitto da una freccia: un esplicito richiamo a Sant’Agostino. Un’immagine, che richiama l’esperienza della conversione del Santo, il quale spiegava con la frase “Vulnerasti cor neun verbo tuo” , Hai trafitto il mio cuore con la tua parola.
L’emblema dell’Ordine agostiniano riassume il proprio messaggio in questi due elementi, con una varietà di forme, che si stabilizzarono fin dal XVI° secolo, la figura del libro sacro rappresenta la Bibbia, la Parola di Dio.
Il motto contenuto nel cartiglio d’argento al di sotto dello scudo, scelto dal neoeletto Papa Leone XIV è: “In Illo uno unum”. Trae ispirazione da un’espressione di Sant’Agostino contenuta nell’Esposizione sul Salmo 127, tale frase sottolinea l’idea che, nell’unico Cristo, tutti sono uniti in un’unica realtà spirituale.
La mitra pontificia raffigurata nel suo stemma, a ricordo delle simbologie della tiara, è d’ argento e porta tre fasce d’oro (i tre suddetti poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Questa scelta conferma la svolta, introdotta da Benedetto XVI, verso una rappresentazione più semplice del papato, anche una sensibilità moderna, mirata a sottolineare l’umiltà e la natura pastorale del ministero petrino.
Lo Stemma è accollato a due chiavi, simbolo del legato che Gesù Cristo ha lasciato a San Pietro, la custodia delle chiavi del Regno, quindi alla cristianità. Diventate, fin dal XIV secolo, l’insegna ufficiale della Santa Sede. Le due chiavi sono decussate a Croce di Sant’Andrea. una d’oro e l’altra d’argento; posizionate con i congegni, traforati a forma di croce, posti all’esterno, orientati in alto, rivolti verso il cielo. Quella d’oro punta a sinistra (destra araldica) simboleggia il potere sul Regno dei Cieli. Quella d’argento punta a destra (sinistra araldica), indica invece l’autorità spirituale del papato in terra. Le impugnature sono rivolte in basso, come se fossero nelle mani del Vicario di Cristo, unite da un cordone rosso che termina con fiocchi.
In sostanza lo scudo è identico sia nella forma e nelle figure, a quelli precedentemente usati sia da Vescovo, sia da Cardinale.
Tuttavia nella grafica ufficiale diffusa, ci sono della particolarità negli smalti, non prettamente della scienza del blasone, come la parte inferiore dello stemma è caratterizzata da una delicata tonalità di giallo paglierino, nettamente distinta dall’argento impiegato per il giglio della parte superiore, che fa pensare ai più in variazione del campo in oro, a mio giudizio è probabile si tratti di una licenza artistica troppo marcata.
Non è stata diffusa, per il momento, la descrizione araldica ufficiale, detta blasonatura, che chiarirà il fondo della parte inferiore. Personalmente ritengo si tratta sempre di argento e per tale ragione, ipotizzo, “tagliato: nel 1° d’azzurro al giglio d’argento; nel 2° d’argento al cuore fiammeggiante trafitto in sbarra da una freccia, il tutto di rosso, poggiante al libro chiuso al naturale ”.
Michele Fiaschi




