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11 Maggio 2025Il pensiero critico nell’età della tecnica
Viviamo in un’epoca caratterizzata da una sovrabbondanza di informazioni, una continua evoluzione tecnologica e una crescente complessità sociale. In questo contesto, il pensiero critico emerge non solo come una competenza, ma come una necessità per navigare tra le opportunità e i rischi dell’età della tecnica. L’odierna intervista nasce dal desiderio di esplorare il ruolo del pensiero critico come strumento di emancipazione individuale e collettiva. Come possiamo discernere tra ciò che è utile e ciò che è superfluo? Come bilanciare il progresso tecnologico con un’etica che rispetti la dignità umana e il nostro pianeta? Con l’aiuto del nostro esperto cercheremo di fare luce su come la capacità di analizzare, valutare e decidere in modo autonomo e consapevole sia messa alla prova da fenomeni come l’automazione, la manipolazione dei dati e l’intelligenza artificiale. Il pensiero critico, in questo contesto, non è solo una pratica intellettuale, ma un atto di resistenza culturale contro l’omologazione e il conformismo.
Dottor Teglia, vuole darci una definizione del pensiero critico?
Partiamo da quanto affermava lo psicologo Erik H. Erkson: “Il pensiero critico richiede più coraggio che intelligenza”. E lo facciamo perché il pensiero critico è da considerare una vera e propria abilità che valuta con attenzione fatti, prove e osservazioni prima di arrivare a formulare un’opinione solida e verificabile. L’esatto contrario del “sentito dire”. Ne troviamo traccia già nel passato, con i filosofi greci che formularono tale teoria per distinguere la ragione dalle semplici opinioni e false verità. Socrate diceva che il pensiero critico si sviluppa essendo consapevoli di non sapere tutto. Aggiungo che anche la filosofia, che possiamo considerare, come disciplina, il sottotema di oggi, si basa sull’indagine critica e abilita l’uomo a pensare in modo completo e soprattutto autonomo.
Come influisce l’eccesso di informazioni che gli organi di informazione o i social ci elargiscono?
Il contenuto principale del pensiero critico, come ho già accennato, è l’autonomia del pensiero, e questo implica ovviamente un impegno importante in termini di osservazione, valutazione, documentazione e analisi di fatti e dati verificabili rispetto a quanto gravita attorno a noi. Ne consegue che una sua componente è la cosiddetta ‘”ansia produttiva”. Oggi invece sembra contare molto di più il non avere ansia, probabilmente per via della minor capacità di saperla gestire e quindi risulta molto più semplice l’affidarsi a gruppi o singoli che sembrano capaci di dirci quali siano la situazione o il pensiero giusto.
Il pensiero critico si sviluppa con l’applicazione e l’educazione ricevuta?
L’educazione primaria ha anche in questo campo un ruolo importantissimo. A differenza di chi viene allevato in un contesto che dipende quasi totalmente dalle idee di tantissimi altri, chi ha avuto un’esperienza diversa, con genitori dotati di capacità critica e pensieri autonomi, avrà sicuramente più capacità di formulare un pensiero critico.
Pensiero critico e pensiero creativo. Sono la stessa faccia di una medaglia?
Decisamente no. Il pensiero critico si concentra sull’analisi, la valutazione e il ragionamento, mentre, come già il nome suggerisce, il pensiero creativo si concentra sulla generazione di nuove idee e soluzioni. Entrambi sono fondamentali per la risoluzione dei problemi e l’innovazione. Nel pensiero creativo una componente fondamentale è il “pensiero divergente”, una modalità di pensiero che permette di trovare più soluzioni a uno stesso problema, grazie all’utilizzo della creatività e dell’intuito. Anche in questo caso una grande importanza l’avrà l’educazione ricevuta, soprattutto sotto forma di stimoli e di abitudine al saper mettere in gioco fantasia e immaginazione (leggere storie ai bambini aiuta moltissimo).
L’accesso immediato alla quantità di informazioni online che abbiamo, ci rende più critici o, al contrario, rischia di sovraccaricare la nostra capacità di valutare ciò che è attendibile?
È importante capire che un pensiero critico non è necessariamente un pensiero corretto, mentre è fondamentale che sia un pensiero proprio, formulato dopo un’attenta riflessione. Collegandoci alla domanda mi sento di affermare che davanti alla quantità di dati che possiamo avere occorre saper fare delle scelte, dal momento che è impossibile accumulare, vagliare e valutare tutto quanto giornali, tv o la rete internet ci propongono. Aggiungo inoltre che il proprio pensiero su un determinato argomento non deve per forza restare immutabile, ma può modificarsi dopo un confronto con altri o in presenza di nuove informazioni verificate, e questo perché cambiare idea o parere è un tratto tipico delle persone intelligenti e sempre pronte add apprendere qualcosa di nuovo.
Quali sono i rischi principali per il pensiero critico quando ci affidiamo ciecamente agli algoritmi e all’intelligenza artificiale per orientarci nelle scelte quotidiane?
La tecnologia, compresa l’intelligenza artificiale, è molto utile se utilizzata come strumento e non come sostituto di quanto potremmo invece realizzare in maniera autonoma. Prendere per buono tutto ciò che un IA ci suggerisce, se non opportunamente valutato, può metterci di fronte a brutte sorprese o portarci a compiere macroscopici errori. Questo è il metodo giusto da seguire: non dare mai niente per scontato, tenendo ben presente che tutto ciò può rivelarsi anche un potente antidoto rispetto alla gran quantità di fake news che circolano sulla rete. Altrettanto importante è porre attenzione a non farsi prendere la mano da nostri possibili pregiudizi rispetto a temi o persone che non apprezziamo in modo particolare.
Pensiero critico e rapporti interpersonali.
Essere in grado di formulare un buon pensiero critico rende i rapporti con le persone molto più veri e sinceri. Sia che si tratti di amicizie che di rapporti di coppia. Quando il rapporto si basa su solidi elementi, tra i quali fondamentale è l’affidabilità, anche formulare ed esprimere un pensiero o un opinione negativa non creerà mai tensioni o problematiche. Ovviamente questo vale maggiormente quando entrambi sono in grado di formulare propri pensieri critici, scevri delle influenze che altri attori riescono ad avere su uno dei componenti la coppia.
In definitiva, il pensiero critico si configura come un’abilità imprescindibile per affrontare le sfide dell’epoca attuale. È uno strumento che non solo ci aiuta a distinguere tra verità e inganno, ma che promuove anche un’autentica crescita personale e collettiva. Tuttavia, come sottolinea il dottor Teglia, è una competenza che va coltivata con impegno, educazione e consapevolezza, in quanto il pensiero critico non è una soluzione definitiva a tutte le complessità della vita moderna, ma rappresenta il primo passo per riappropriarci della nostra autonomia intellettuale e del nostro potere decisionale. In un mondo sempre più dominato dalla tecnica, saper pensare con la propria testa diventa un atto di resistenza e, soprattutto, un modo per vivere con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Grazie per averci seguito.
Enrico Miniati




