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23 Aprile 2025Pubblichiamo un articolo di Stefano Boni già segretario generale Fit CISL Toscana fino al maggio 2021 e dopo e tutt’ora dirigente sindacale del dipartimento Trasporti e Infrastrutture della USR CISL confederale della Toscana.
A partire da primi anni 90’ del secolo scorso si è parlato molto di liberalizzazione e subito dopo di concorrenza nel sistema ferroviario tanto è vero che sono nate delle compagnie ferroviarie private che hanno alimentato il mercato e creato opportunità per i viaggiatori di poter scegliere il vettore più conveniente. Questo indirizzo era rivolto a tutti i paese europei e in questo senso sono state fatte molte direttive proprio per incentivare il trasporto ferroviario sia quello dei passeggeri che quello delle merci.
Molti sono i pacchetti adottati nel tempo dall’Europa per lo sviluppo e integrazione del trasporto su rotaie:
- liberalizzazione del mercato ferroviario;
- rilascio di licenze alle imprese ferroviarie e certificazione dei macchinisti;
- requisiti di sicurezza;
- creazione dell’Agenzia dell’Unione europea per le ferrovie e di organismi di regolamentazione del settore ferroviario in ciascuno Stato membro;
- diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario;
- apertura del mercato ferroviario alla concorrenza;
- aumento dell’interoperabilità dei sistemi ferroviari nazionali;
- definizione di un quadro per uno spazio ferroviario europeo unico:
L’ultimo pacchetto ferroviario è entrato in vigore nel 2021 che riguarda i diritti dei passeggeri in particolare di quelli con disabilità o a mobilità ridotta il trasporto delle biciclette ma che non ha avuto l’effetto sperato anche perché è stato attuato in maniera poco omogenea; ogni Stato membro ha deciso di applicarlo in modi diverso.
Molte cose sono andate avanti in questi anni e le politiche comunitarie hanno favorito la creazione di uno spazio ferroviario europeo unico è nello stesso tempo anche di un sistema di reti ferroviarie che hanno consentito l’espansione e lo sviluppo del settore ferroviario grazie anche ad un maggior numero di operatori ferroviari, ad una maggiore offerta e ad un maggiore collegamento transfrontalieri che ha consentito di avere un sistema efficiente e competitivo e di valorizzare uno spazio ferroviario europeo unico sostenibile, inclusivo e sicuro all’interno dell’UE.
Alcuni dati: Il 6,1% della mobilità dei passeggeri nell’UE è assicurato dal trasporto ferroviario (2021, Commissione europea) , Solo lo 0,4% delle emissioni di gas a effetto serra prodotte è imputabile al trasporto ferroviario, e Solo l’1,9% del consumo di energia può essere attribuito al trasporto ferroviario.
La Commissione europea nel dicembre 2020 ha illustrato gli obiettivi che si dovranno raggiungere nei prossimi anni nel quadro del Green Deal europeo; una mobilità sostenibile e intelligente. Rendere sempre di più la mobilità verde, intelligente e sostenibile. Attraverso il raddoppio della rete ferroviaria ad alta velocità nell’UE entro il 2030. Obiettivo ambizioso ma essenziale per la sostenibilità ed uno sviluppo sia per il trasporto delle merci che delle persone.
In sostanza nell’immaginario collettivo si pensa che l’Europa sia un mercato ferroviario unico dove si possa viaggiare da uno stato all’altro senza problemi e che il treno sia completamente integrato con le diverse reti e sistemi ferroviari.
Ma purtroppo non è così. Analizzando meglio i dati si vede che esiste ancora una frammentazione delle ferrovie europee dovuta all’esistenza di complessi sistemi nazionali indipendenti l’uno dall’altro e poi anche dalla scarsa efficienza, flessibilità e affidabilità del servizio, in particolare per il trasporto merci
L’Europa è stata anni a portare avanti lo sviluppo delle reti (REN_T) ma ancora siamo lontani basti pensare che ci vorrebbero 500 milioni di euro per terminare i corridoi iniziati dove solo una piccola parte sarà a carico dell’Europa il resto dovrà arrivare direttamente dagli stati interessati all’attraversamento che però almeno fino ad oggi hanno preferito investire le risorse direttamente sulla proprio rete nazionale. Un esempio un treno che parte Parigi, attraversa il Belgio fino ad Asterdam ha attraversa ancora oggi ben 8 diversi sistemi di controllo, oppure come le ferrovie polacche hanno comprato locomotive che non possono circolare negli Stati confinanti, la Danimarca ha comprato locomotive che funzionano solo su ferrovie danesi o tedesche e quando gli svedesi hanno voluto istituire una rotta da Stoccolma alla Germania, i danesi hanno detto che non avrebbero potuto aiutarli.
Insomma esistono ancora molte incertezze per quanto riguarda l’interoperabilità del treno, il permanere ancora di molte linee non elettrificate, sistemi di segnalamento diversi ed incompatibili, regole di sicurezza diverse ed in alcuni casi anche problemi linguistici fanno si che ancora siamo lontani da avere un sistema unico universale per tutti e i 27 paesi dell’Unione.
Insomma l’Europa ha spinto molto sulla liberalizzazione, sulla concorrenza ma siamo rimasti indietro su un tema molto importante come l’integrazione ferroviaria che è ancora da fare e sviluppare:
- Diversità tecnologiche: le reti ferroviarie europee hanno diverse tecnologie e standard, che rendono difficile l’interoperabilità tra i sistemi.
- Barriere amministrative: le norme e le procedure amministrative differiscono tra gli stati membri, creando ostacoli alla circolazione dei treni.
- Mancanza di investimenti: gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie e nella tecnologia sono stati insufficienti in molti paesi, rendendo difficile l’aggiornamento dei sistemi.
- Resistenza al cambiamento da parte dei Governi e delle stesse compagnie ferroviarie che possono vedere l’integrazione come una minaccia ai loro interessi.
Ecco allora, se l’Unione Europea vuole veramente cambiare il sistema ferroviario bisogna creare delle strutture e mettere a disposizioni finanziamenti certi se veramente si vuole cambiare passo e andare verso una reale mercato unico ferroviario:
- Creazione di un’autorità ferroviaria europea per coordinare e supervisionare l’integrazione dei sistemi ferroviari;
- Accordi di cooperazione tra gli stati membri per facilitare la circolazione dei treni e dei passeggeri;
3 Investimenti in infrastrutture per migliorare la capacità e l’efficienza del sistema;
4 Formazione del personale per garantire la conoscenza e l’applicazione delle norme e degli standard comuni;
5 Sensibilizzazione dei passeggeri sui benefici dell’integrazione dei sistemi ferroviari e sulle norme di sicurezza e tanto altro.
Quindi ancora una volta siamo partiti dal fondo dalla concorrenza, dalla liberalizzazione senza poi avere un sistema unico di dove far i viaggiare i treni. L’Europa se vuole veramente dare una svolta deve previlegiare l’integrazione ferroviaria per creare un mercato unico, dove i treni possano circolare liberamente tra gli stati membri, senza ostacoli tecnici, amministrativi o di sicurezza,
altrimenti si va dietro solo alle lobby che certamente non fanno gli interessi dei cittadini ma solo di quelli per cui ricevono uno stipendio.
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture




