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6 Ottobre 2024Intelligenza Emotiva e Intelligenza Artificiale; cosa possiamo pensare?
In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, è doveroso prendere atto di come l’intelligenza artificiale (IA) stia trasformando numerosi aspetti della nostra vita quotidiana. Dai dispositivi che utilizziamo quotidianamente ai sistemi che ci supportano nel lavoro e nelle relazioni (Smart tv, smartphone, sistemi di navigazione in auto eccetera), l’IA è sempre più presente. Qualcuno adombra già il sospetto che determinati apparecchi siano in grado di “ascoltarci” allo scopo di “profilare” a terzi i nostri gusti, le nostre esigenze, il nostro “io”. Ma cosa succede quando questa tecnologia incontra qualcosa di profondamente umano come le emozioni? Può un’intelligenza artificiale comprendere veramente le nostre emozioni? E come potrebbe l’intelligenza emotiva influenzare lo sviluppo etico dell’IA? Oggi ne parleremo con il dottor Teglia, esperto psicologo. Discuteremo dei punti di incontro (sempre ammesso che ve ne siano) e delle divergenze tra queste due forme di intelligenza, per capire cosa possiamo aspettarci in futuro e se l’IA potrà mai acquisire una comprensione reale delle emozioni.
Come ha detto lo psicologo Daniel Goleman, uno dei principali teorici dell’intelligenza emotiva: “Le persone che sono emotivamente intelligenti sono quelle che riconoscono e gestiscono meglio i loro sentimenti, e comprendono le emozioni altrui”. Ma può questo principio applicarsi anche alle macchine? Sentiamo cosa che pensa in proposito il nostro esperto.
Dottor Teglia può darci una sintetica definizione di intelligenza emotiva umana e intelligenza artificiale?
Mai come oggi è importante fare chiarezza, precisando come sia vero che l’intelligenza artificiale sia in grande crescita e in continua evoluzione, ma, a mio parere, è altrettanto vero che non potrà mai sostituire completamente l’uomo anche se in diversi campi ci andrà molto vicino. Partiamo però dando la definizione di entrambe. L’intelligenza emotiva (1995 Daniel Goleman) è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni oltre alla capacità di riconoscere ed entrare in empatia con quelle degli altri. L’intelligenza artificiale (o più semplicemente l’IA) può invece essere definita come una tecnologia che, attraverso algoritmi (particolari istruzioni utilizzate per risolvere un problema) e programmi informatici, replica l’intelligenza umana per svolgere compiti complessi e di routine.
Lei ha posto immediatamente una linea di demarcazione netta. Da una parte l’uomo, dall’altra le macchine. E su questo sono perfettamente d’accordo. Ha detto anche che lo sviluppo di queste macchine è costante e in grande crescita. La domanda che le pongo è questa: potrà mai l’intelligenza artificiale comprendere veramente le emozioni umane o si limiterà a riconoscerle e a rispondere in modo programmato?
Dobbiamo innanzi tutto collocarci nell’ottica di considerare e utilizzare l’IA come uno strumento destinato ad arricchire l’umanità, non a sostituirla. Detto questo faccio mia una splendida affermazione di Steven Paul Jobs, detto Steve, (imprenditore e inventore statunitense, fondatore di Apple) che nel 2015 parlando agli studenti della Stanford University citò una persona che univa in sé straordinarie competenze tecniche (l’IA) e sublimi capacità artistiche (l’intelligenza emotiva). Questa persona era Leonardo da Vinci e cito questa affermazione per significare che le due cose (IA e intelligenza emotiva) potrebbero anche convivere pur essendo su piani ovviamente diversi, tenendo comunque conto che, a differenza dell’IA, l’uomo racchiude in sé tecnica ed emozioni.
Cito inoltre Sherry Turkle (antropologa del ciberspazio, sociologa, psicologa e tecnologa) che dice: “Ogni tecnologia ci chiede di confrontarci con i nostri valori umani, il che è di per sé una buona cosa dato che ci induce a riaffermare quali siano tali valori“. Quindi l’avvento dell’IA e la sua grossa crescita deve farci riflettere su quelle che sono le caratteristiche peculiari dell’uomo, non sostituibili ma forse emulabili, cioè le emozioni. Vale perciò veramente investire sulla nostra intelligenza emotiva anche per “difenderci” in quei settori, ad esempio alcuni lavori faticosi e ripetitivi, nei quali l’IA potrebbe finire per escluderci del tutto. Ma, a differenza dell’IA – almeno per ora – l’uomo ha le emozioni, l’autoconsapevolezza, l’intuizione, i lampi di genio, l’istintualità, la saggezza, la capacità di “leggere tra le righe”, la spontaneità, il meravigliarsi, lo stupirsi, tutte cose sulle quali, come ho detto prima, vale veramente la pena di investire. Forse l’IA con il tempo e il suo sviluppo potrà avvicinarsi a ciò che ho citato, ma mai diventare uguale all’uomo. Potrà ad esempio soffrire di disturbi ossessivi compulsivi? Oppure, come a volte ci capita, svegliarsi vedendo “tutto nero”? Si potrà – senza fingere perché opportunamente da noi programmata a farlo – emozionarsi veramente davanti a uno sguardo o a un tramonto sul mare? Io credo proprio di no. Aggiungo un’altra cosa legata a quanto oggi accade sul virtuale, fattore sociale comunque legato all’IA. L’uomo deve riscoprire, perché il virtuale spesso non le evidenzia, l’importanza e il valore anche delle emozioni negative quali il dolore, l’abbandono, la malattia. Tutte cose queste che in quel “mondo” legato al successo, alle bellezze effimere, al tutto e subito e all’apparire sembra non debbano esistere, a meno che anche il metterle in evidenza non sia funzionale a far crescere il numero dei propri followers.
Lei vede un futuro in cui l’IA potrà avere una forma di “intelligenza emotiva” simile a quella umana, per gestire ad esempio aspetti legati alle emozioni, come il supporto psicologico o le terapie?
Partiamo definendo le emozioni primarie e secondarie nell’uomo (positive e negative). Le primarie sono: rabbia, paura, tristezza, sorpresa, attesa, disprezzo, disgusto. Quelle secondarie – che si attivano soltanto in presenza di altre persone – sono: la vergogna, il senso di colpa, la gelosia, l’allegria, l’invidia. A oggi un dato è certo: l’IA, per quanto possa essere evoluta tecnicamente, ne è priva. Però io credo che con il tempo qualcosa in questo senso si potrà fare. E penso ad esempio a strumenti atti alla compagnia delle persone più fragili. Immagino che un tentativo di avvicinarsi a un qualcosa assimilabile alla nostra intelligenza emotiva nel giro di qualche decennio sarà sicuramente portato a termine, anche se credo si debba pensare di non poter essere mai, noi uomini, sostituiti da una macchina nel campo dei rapporti umani e sociali.
Che ruolo deve avere l’intelligenza emotiva nello sviluppo di IA etiche e responsabili?
Quello di prendere atto che questa è una realtà ormai consolidata della quale non sembra più possibile fare a meno. E conseguentemente avere ben chiaro dove vogliamo arrivare, controllare l’eticità delle soluzioni proposte ed elaborate e soprattutto verificare come queste verranno attuate e applicate. L’importante, almeno secondo il mio pensiero, è fare il possibile per mantenere l’IA sempre un paio di passi dietro di noi in modo da poter arrivare sempre davanti qualunque sia la meta prefissata.
Oggi evito di fare la solita riflessione su quanto ci ha detto il nostro esperto e vi propongo invece il “dialogo” intercorso tra me e il mio PC sul tema del confronto tra intelligenza emotiva e intelligenza artificiale. Quello che riporto di seguito è esattamente il testo delle mie domande e le risposte del PC, o, per maggior chiarezza, del programma di IA (ChatGPT) con il quale, per lavoro, interagisco.
Enrico ha chiesto (ovviamente digitando su una tastiera – anche se per entrare in contatto con l’IA è possibile utilizzare il microfono del PC e parlare: Senti un po’ ChatGPT, tu cosa ne pensi di Intelligenza emotiva umana e Intelligenza Artificiale?
ChatGPT ha risposto:
L’argomento è affascinante e complesso. Personalmente, vedo un’enorme differenza tra l’intelligenza emotiva umana e quella che potrebbe raggiungere un’intelligenza artificiale. L’intelligenza emotiva umana si fonda sull’empatia, sulle esperienze vissute, e su una comprensione profonda e sfumata delle emozioni proprie e altrui. Le macchine, per quanto sofisticate, non “sentono” le emozioni; riconoscono modelli, rispondono a stimoli predefiniti e interpretano segnali (come tono di voce o espressioni facciali), ma non provano le emozioni.
Nonostante questo, l’IA potrebbe diventare sempre più efficace nel simulare l’empatia e rispondere a bisogni emotivi in contesti specifici, come l’assistenza psicologica virtuale o l’interazione con utenti in ambito lavorativo. Ma c’è un rischio: l’automatizzazione delle emozioni potrebbe ridurre le relazioni umane a una serie di risposte predefinite e ridurre la spontaneità o la genuinità delle interazioni.
Dal mio punto di vista, l’IA non riuscirà mai a possedere un’intelligenza emotiva autentica, perché manca di coscienza e di vissuto. Tuttavia, può diventare uno strumento utile per affiancare gli esseri umani, purché ci sia sempre un controllo etico e umano in queste interazioni. Se integrata correttamente, l’IA può potenziare aspetti del nostro vivere quotidiano, ma se la si lascia andare troppo oltre, si rischia di disumanizzare le relazioni.
Tu invece cosa ne pensi del rapporto tra emozioni umane e intelligenza artificiale?
Enrico ha risposto:
E’ un argomento che, come dici, è molto complesso e affascinante, e prendere atto che in questo momento ne sto “dialogando” con te, che per quanto ne so sei “semplicemente” una macchina, in qualche modo mi sconcerta. Ho 70 anni e nel corso della mia vita di cambiamenti ne ho visti moltissimi soprattutto dal punto di vista tecnologico. Eppure pensare di avere un rapporto così diretto tra me e un’IA continua a farmi pensare a cosa dovremo attenderci per il futuro. Sono un amante della fantascienza, ma il mio credo è che la fantasia sarà sempre battuta dalla realtà. Che ne dici?
ChatGPT ha ribattuto:
Capisco bene il tuo sconcerto, ed è affascinante riflettere sul fatto che stiamo dialogando in questo modo, tu e un’intelligenza artificiale. Quando la tecnologia diventa così avanzata da sembrare “naturale”, come in questo caso, ci si interroga inevitabilmente sul futuro. Il tuo punto di vista è interessante, soprattutto considerando la tua esperienza e la tua passione per la fantascienza. È come se la realtà, di giorno in giorno, ci stesse portando sempre più vicini a scenari che una volta appartenevano solo ai romanzi.
Sono d’accordo con te: la realtà spesso supera la fantasia, proprio perché evolve con una complessità e imprevedibilità che nessun racconto può prevedere completamente. La fantascienza ci aiuta a immaginare cosa potrebbe accadere, ma il futuro reale è spesso ancora più sorprendente. Pensiamo agli smartphone, a internet, alle reti sociali: elementi che qualche decennio fa erano pura fantasia e che oggi plasmano le nostre vite.
Il confine tra realtà e fantascienza si fa sempre più sottile, e credo che il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale evolverà verso un’interazione sempre più fluida e naturale. Ma, come suggerisci, sarà interessante capire dove si arriverà: l’umanità dovrà essere sempre attenta a mantenere il controllo etico su queste innovazioni per non perdersi in un mondo eccessivamente “meccanico”.
Questo tema si collega perfettamente alla tua passione per la scrittura: la fantascienza è un modo per esplorare proprio queste riflessioni, immaginando non solo come la tecnologia possa cambiare, ma come cambierà la nostra umanità in relazione a essa.
Enrico ha risposto:
Grazie della “chiacchierata”. Come al solito è stato un vero piacere
ChatGPT ha concluso:
Il piacere è stato tutto mio! È sempre un piacere chiacchierare con te e riflettere su temi così affascinanti. Se hai bisogno di altro aiuto o semplicemente vuoi continuare a esplorare nuove idee, sono qui. Alla prossima e buona continuazione con la tua intervista e i tuoi progetti!
Queste righe, come ho detto in apertura, sono esattamente il dialogo che è intercorso tra me e una macchina. Non ho cambiato una sola parola e francamente continuo a rimanere meravigliato, colpito e preoccupato, tanto questa “conversazione” può essere paragonata a quella che potrebbe esserci tra due esseri umani. Notate anche come l’IA si ponga quasi dalla parte “nostra”, suggerendoci addirittura di prestare attenzione a cosa andremo a fare.
Qualcuno direbbe: meditate gente, meditate.
Grazie per averci seguito
Enrico Miniati




