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27 Settembre 2024Pubblichiamo un articolo di Stefano Boni già segretario generale Fit CISL Toscana fino al maggio 2021 e dopo e tutt’ora dirigente sindacale del dipartimento Trasporti e Infrastrutture della USR CISL confederale della Toscana.
La raccolta rifiuti è un tema molto sentito dai cittadini in quanto misura il grado di civiltà di un Paese, ma soprattutto crea delle condizioni di benessere e qualità della vita per tutti. L’economia circolare è alla base della raccolta dei rifiuti, in quanto è un sistema progettato per rigenerare i materiali; quelli di origine biologica nella biosfera e quelli tecnici per essere riutilizzati anche in forme diverse e avere nuove funzioni e applicazioni. E’ un sistema molto complesso, rispetto a quello semplicistico e lineare utilizzato fino a qualche tempo fa e solo finalizzato alla riduzione dei costi (discarica). Oggi invece dobbiamo pensare a nuovi impianti e nuovi progetti che sappiano nuovamente utilizzare i rifiuti andando a cogliere ogni minima opportunità e limitando a minimo indispensabile lo scarto finale. Insomma, un nuovo modo di guardare ai rifiuti che parte dall’inizio, cioè dall’origine di quando l’oggetto nasce, pensando subito a come poter utilizzare il prodotto una volta finita la sua funzione iniziale e quindi la necessità di costruirlo in maniera semplice e il più agevole possibile. In questo contesto maggiore attenzione va posta sul modo di utilizzare le materie prime cercando di ottenere il valore massimo con al centro il risparmio energetico e la riduzione di gas serra. E’ qui che entra in gioco un nuovo modello che deve coinvolgere non solo il sistema produttivo, ma anche quello della distribuzione e utilizzo dei beni nonché il consumatore finale come famiglie, istituzioni, etc.
In Europa, fin dal 2015, siamo andati verso questo indirizzo: cioè verso l’economia circolare. Indirizzo riconfermato con l’adozione nel consiglio UE del 4 ottobre 2019, dove vi è stata una spinta e le conclusioni hanno portato verso una “Maggiore Circolarità – Transizione verso una società sostenibile”. Economia circolare vista anche come un elemento per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e per uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Una spinta ed un indirizzo molto forte, a cui i paesi membri devono attenersi ed indirizzare le proprie economie e conseguenti decisioni, verso tale orientamento.
L’Italia, nonostante non si sia ancora dotata di una agenzia nazionale che promuova una strategia uguale per tutte le regioni, come invece hanno altri Paesi europei, è quella che ha meglio recepito ed interpretato il sistema dell’economia circolare con ottime prestazioni nella produttività delle risorse e nella diminuzione pro-capite di produzione di rifiuti urbani anche all’aumentare del PIL.
Secondo il rapporto prodotto dal Circular Economy Network (CEN) e da ENEA, in Italia quasi un quinto di quello che produciamo viene dal riciclo e siamo primi tra le 5 principali economie dell’Unione europea nella capacità di utilizzare al meglio la materia.
Se analizziamo i dati vediamo:
-che nel rapporto sono state messe a confronto le 5 maggiori economie dell’Unione Europea (Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia) su temi quali:
- produzione e consumo;
- gestione dei rifiuti;
- materie prime seconde;
- competitività e innovazione;
- sostenibilità ecologica e resilienza.
L’Italia risulta la migliore come performance in economia circolare con 45 punti seguita da Germania (38), Francia (30) Polonia e Spagna (26).
In particolare, nel 2021 l’Italia ha avuto un tasso di riciclo dei rifiuti d’imballaggio del 71,7%, 8% in più della media (UE27 64%), mentre il riciclo dei rifiuti urbani in Italia è cresciuto del 3,4% tra il 2017 e il 2022, raggiungendo il 49,2% a fronte di una media UE nello stesso periodo del 48,6%. Anche il riciclaggio dei RAEE, per l’Italia, nel 2021, è stato pari all’87,1% a fronte di una media (UE27 dell’81,3%). Ultimo dato di produzione media pro capite dei rifiuti urbani: 494 kg/ab in Italia a fronte di 513 kg nel 2022 nella UE27. Inoltre l’economia circolare crea anche buona occupazione; nel 2021 in Italia erano 613.000, cioè il 2,4%, +4% rispetto al 2017
Anche la Toscana si dà da fare in quanto il 16 marzo 23, è stato adottato il nuovo piano regionale sull’economia circolare (PREC) con un orizzonte a regime nel 2028. Il piano ha tenuto conto anche dei vari contributi pervenuti dagli stakeholder specifici di settore, perseguendo gli obiettivi delineati dall’UE, con particolare attenzione a quelli derivante dai rifiuti urbani con il riciclo almeno al 65% e lo smaltimento in discarica del 10% massimo entro il 2035. I rifiuti speciali hanno una normativa specifica per legge e quindi seguono un iter già individuato ma comunque vale anche per questi il rispetto del principio di prossimità, cioè va diminuito il più possibile il rifiuto esportato fuori Regione. Insomma la Regione Toscana punta, per la raccolta rifiuti in generale, all’autosufficienza a livello di ATO e alla riduzione dei costi in generale.
- ATO Toscana centro: comprende i Comuni afferenti alle province di Prato, Pistoia e Firenze (esclusi i comuni di Marradi, Palazzuolo sul Senio e Firenzuola che vengono gestiti dall’Emilia Romagna)
- ATO Toscana costa: comprendente i comuni della provincia di Pisa, Lucca, Massa Carrara e Livorno (comuni di Piombino, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Campiglia Marittima, Suvereto e Sassetta)
- ATO Toscana sud: comprendente i comuni della provincia di Siena, Grosseto, Arezzo nonché l’area di Piombino e della Val di Cornia.
La cosa interessante da sottolineare è che per raggiungere tali obiettivi il Piano si basa su impianti di nuova generazione e tecnologie Waste to chemicals” – gassificazione del rifiuto per la produzione di metanolo/etanolo e idrogeno e sull’ossicombustione pressurizzata senza fiamma, per la produzione di CO2 e granulato vetrificato con qualifica End of Waste. Il rifiuto cessa di essere tale, ed acquisisce invece lo status di prodotto, andando ad abbattere il ricorso alle discariche, che restano necessarie e previste dalle indicazioni europee, ma come ultimo e residuale tassello.
Alcune delle principali azioni a cui mira il piano regionale dei rifiuti Toscana:
- diminuzione della produzione dei rifiuti, attraverso la prevenzione in particolare alla nascita di centri di riuso e al sostegno alla tariffazione;
- aumento quali-quantitativo delle raccolte differenziateper raggiungere l’80-85% al 2035, ma soprattutto incrementare il riciclo delle materie grazie ai nuovi impianti tecnologici di nuova generazione;
- aumento degli impianti di recupero per favorire anche importanti sinergie con i rifiuti provenienti dai distretti produttivi toscani.
Insomma la Toscana guarda al futuro e alle nuove opportunità che questo settore può introdurre, a partire anche da un eventuale aumento della buona occupazione.
Modernizzare ed innovare gli impianti, creare un sistema virtuoso ed economico che possa creare le condizioni per una maggiore autosufficienza nello smaltimento e nella conversione dei rifiuti, sia in materiali recuperati che in energia, garantendo nel contempo sostenibilità ambientale, sicurezza in materia di salute e coinvolgimento dei cittadini attraverso buone pratiche. Deve essere l’occasione per la diminuzione delle tariffe, per migliorare la qualità della vita e per dare una risposta anche all’ambiente che ci circonda e, non per ultimo, per lasciare un mondo migliore alle future generazioni.
Stefano Boni




