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28 Luglio 2024Le bugie, grandi o piccole, fanno parte della vita quotidiana e hanno un impatto significativo sulle nostre relazioni e sul nostro benessere psicologico. Ma perché mentiamo? E come differiscono le bugie raccontate dai bambini rispetto a quelle degli adulti? Questi sono i temi affrontati nella mia ultima intervista con lo psicologo dottor Sergio Teglia. Quando pensiamo alle bugie dei bambini, è impossibile non evocare l’immagine di Pinocchio, il famoso burattino creato da Carlo Collodi. Pinocchio, con il suo naso che si allunga ogni volta che dice una bugia, è l’emblema delle piccole bugie raccontate per evitare problemi o per ottenere ciò che desidera. Per gli adulti invece, le bugie assumono spesso forme più complesse e sofisticate. Le bugie degli adulti possono essere motivate da ragioni molto diverse rispetto a quelle dei bambini, come il desiderio di protezione, di potere o di evitare conseguenze negative. Seguiamo dunque il dottor Teglia in questo ennesimo viaggio nella psicologia.
Dottor Teglia, quali sono le principali motivazioni che spingono i bambini a dire le bugie?
Inizio facendo una premessa: oggi, con l’avvento del virtuale, siamo davanti a una realtà piena delle cosiddette fake news. E cosa sono queste se non spesso, delle menzogne che, ripetute e rilanciate, sembrano assumere contorni di verità, in un mondo che appare quasi non interessato a proporre verità, nel quale l’ideologia ha la meglio, tanto che alcuni autori parlano già di era post verità? Le fake creano disinformazione e quando arrivano si preferisce credere a ciò che raccontano senza neanche provare ad analizzarle, con spirito critico, in particolar modo se sono in linea con le nostre opinioni o con ciò che produce il maggior effetto. E data la capacità di diffusione delle false notizie attraverso i social, e la difficoltà di contrastarle, non ha neanche più senso l’antico proverbio “le bugie hanno le gambe corte”.
Venendo al tema di oggi, ricordando che tutti dicono le bugie, riporto dal dizionario Treccani la sua definizione: è un’affermazione falsa che viene fatta intenzionalmente, ben sapendo di non dire la verità, per trarre qualcuno in errore, per nascondere una propria colpa o per esaltare se stessi. Occorre chiarire che per i bambini dire bugie è un’esperienza necessaria in quanto in tale modo sperimentano la differenza tra fantasia e realtà e, nella fascia di età attorno ai tre anni, è un mezzo per mantenere vivo il proprio egocentrismo. Sempre parlando di bambini, attraverso le bugie ricreano, plasmandola a proprio piacimento, una realtà di loro gradimento. Ho detto prima che tutti mentono, e aggiungo che anche gli animali a volte lo fanno, sia pure per ragioni di sopravvivenza, o di protezione della prole, come il fingersi morti o feriti davanti all’attacco di un predatore.
Tornando ai bambini, le bugie, che rappresentano una fase evolutiva del tutto normale nella loro crescita, come detto, iniziano a comparire attorno ai tre anni e quasi sempre hanno una forma simpatica, tenera, creativa e, ovviamente, sono facilmente riconoscibili. Lo scopo può essere avere un piccolo vantaggio, oppure salvare la faccia davanti a qualche marachella commessa o non perdere la stima e l’approvazione degli adulti. Generalmente si tratta di qualcosa di innocuo, diverse sono invece quando avvengono in età adolescenziale o, da adulti, quando il peso delle aspettative intorno a noi può rivelarsi troppo alto.
Spostandoci nella preadolescenza, quali sono i segnali più comuni che possono indicare che un ragazzo sta mentendo? E come possono i genitori o gli educatori riconoscere questi segnali e intervenire senza risultare troppo invasivi?
Il primo segnale è prendere atto, come genitori, che il figlio è cambiato e non è più un bambino. Quindi mentre il bambino aveva bisogno soprattutto di regole, crescendo occorre aggiungere una maggior libertà, che non significa certo libertà assoluta, quanto una specie di fermezza tollerante. E qui dobbiamo mettere in preventivo che cambierà anche il modo dei figli di raccontare le proprie cose, cosa questa che rappresenta la loro esigenza di uno spazio proprio. Un segnale di cui tener conto, per capire se dietro le bugie c’è veramente qualcosa che non va, è il modo di dormire dei figli. Un sonno profondo che dura l’intera notte è un buon segnale rispetto al loro stare, poiché si parla di disturbo del sonno quando vi è difficoltà ad addormentarsi oppure a riaddormentarsi nei risvegli notturni. E poi monitorarli discretamente, specialmente nel versante dello studio, verificando da subito la situazione e non ad aprile o maggio.
In che modo i genitori dovrebbero affrontare le bugie dei figli per incoraggiare un comportamento più sincero? Quali strategie sono più efficaci?
La prima, la più importante, è non dare il cattivo esempio. I figli ascoltano e osservano tutto ciò che gli adulti fanno e dicono. Ricordiamoci sempre che i bambini e i giovanissimi hanno fame di verità e che sanno riconoscere molto bene il vero dal falso anche quando sono loro a dire le bugie. L’altra, l’abbiamo già detto, è un discreto monitoraggio su cosa i figli fanno. Qualora ci trovassimo di fronte a ripetute bugie, la strategia migliore è un sincero confronto a due, che non deve mai sfociare nell’umiliazione dei figli facendo loro pesare le bugie o le false verità sinora raccontate. Metterli al corrente che sappiamo come stanno le cose è molto più efficace di scenate o minacce. E soprattutto non bisogna usare mai l’espressione: “mi hai deluso”, in quanto crea ai figli una ferita sul piano dell’intera personalità, meglio parlare del come non ci sia piaciuta mantenendo per un po’ la distanza affettiva.
È possibile che le bugie occasionali dei bambini abbiano un impatto positivo sul loro sviluppo, ad esempio come parte della loro capacità di immaginazione?
Certamente. Come detto, anche questo è un processo di crescita in particolar modo della creatività dei bambini. L’importante è non esaltare questo atteggiamento facendolo diventare un modus vivendi perché autostima e autoefficacia dipendono dal rapporto di verità che i bambini instaurano con gli altri.
Cosa spinge invece un adulto a mentire? E corrisponde al vero che le bugie negli adulti spesso vengono associate a meccanismi di difesa o a situazioni di stress? Se è così, può spiegare come funzionano questi meccanismi e come possono essere affrontati?
Può succedere che a volte sia necessario anche mentire, questo è un dato di fatto incontrovertibile. Noi però stiamo parlando di chi mente senza averne motivo. E ciò che lo spinge sono il bisogno d’attenzione, di approvazione e spesso anche un senso di inferiorità. Il problema vero è quando tutto questo porta il soggetto a insistere nel mentire, cosa che sfocia nella bugia patologica o mitomania. Il mitomane quasi sempre risulta credibile perché, oltre al credere e dipendere dalle proprie bugie, per lui il confine tra realtà e invenzione è molto labile. Un altro possibile motivo è il voler aumentare la propria reputazione alla luce di carenze affettive subite nella fascia dell’età infantile. Vi sono bugie che creano danni e altre invece no, mentre esistono bugie che appartengono alla sfera dei meccanismi di difesa, chiamati razionalizzazione. Si inventano cioè spiegazioni non corrette del proprio modo di fare pur di non ammettere la realtà. Il vero problema di un bugiardo patologico è quello di dire bugie anche quando non esiste nessuna motivazione. Tutto diventa un’occasione per mentire e questa è la sua prigione. “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre” diceva Abraham Lincoln, ed è proprio questo il destino di chi entra in questa spirale. Un’altra frase, più complessa certamente, ma che rende appieno l’idea è questa, di Luigi Anolli, psicologo, che definisce la menzogna come “un atto comunicativo consapevole e deliberato di trasmettere una conoscenza non vera a un altro in modo che quest’ultimo assuma credenze false sulla realtà dei fatti”.
Infine, quali sono le conseguenze a lungo termine di un comportamento basato sulla menzogna?
Arriviamo tutti a un punto della vita nel quale proviamo a fare un bilancio. E per queste persone quello può essere un momento piuttosto negativo. Senza contare che prima o poi arriva il momento in cui si viene smascherati. E chi ne viene maggiormente colpito sono le persone che vivono accanto al mentitore e che hanno costruito la sua immagine sul niente, comprese eventuali lauree, o amicizie lontane del tutto inesistenti. E anche in queste situazioni l’aiuto per provare a uscire da questo circolo vizioso può arrivare da uno psicoterapeuta in grado di accogliere il bugiardo accompagnandolo verso la verità.
Adesso ci prenderemo una breve pausa estiva saltando il mese di agosto, ma ai primi di settembre torneremo puntuali come sempre. Un augurio a tutti voi di una serena estate e grazie per averci accompagnato in questo nostro viaggio.
Enrico Miniati




