
L’Arazzo e la letteratura: Incontri millefiori
6 Aprile 2024
Palazzo Blu, ultimo incontro della rassegna scientifica Warning
7 Aprile 2024Il piacere che rivestono per me gli incontri periodici con il dottor Sergio Teglia, oltre all’essere dovuto al fatto che è un professionista preparato e appassionato del suo lavoro, deriva anche dal poter affrontare con lui ogni volta un nuovo tema, senza mai ripeterci, annoiarci o rimanere a corto di argomenti. E, sempre più, mi accorgo che, se esaminato con la guida di un esperto, ogni motivo, azione o situazione della nostra vita ha una valenza psicologica determinante per la nostra salute, sia fisica che mentale. E anche parlare come faremo stavolta di un argomento all’apparenza lontanissimo da ciò che immaginiamo possa farci del bene (ridere), mi ha svelato invece risvolti talmente positivi da sorprendermi.
Seguitemi dunque in questo breve viaggio alla scoperta di quanto sia importante ridere.
Dottor Teglia perché ridiamo? Qual è il meccanismo psicologico che ci induce a ridere?
Partiamo da una premessa, che è anche una mini lezione di storia sul ridere. In generale possiamo affermare che nell’antichità ridere al di fuori dei luoghi deputati come il teatro, era considerato un qualcosa di volgare, o comunque di non consono a un corretto comportamento e per questo appannaggio quasi esclusivo delle fasce più povere. Del resto è arcinota la frase latina: “il riso abbonda sulla bocca degli stolti” che significa come ridere eccessivamente sia fuori luogo e sinonimo di stupidità.
Ma esisteva anche un altro motivo che consigliava di tenere il più possibile la “bocca chiusa”, ed era il non piacevole spettacolo offerto comunemente dalla dentatura, che, a causa delle precarie condizioni igieniche dell’epoca, mostrava spessissimo il peggio di sé. Addirittura nella Grecia antica, nelle classi benestanti, il modo di sorridere era quasi codificato e doveva interessare i pochissimi muscoli facciali che fanno scoprire solamente i denti dell’arcata superiore o, ancora meglio, semplicemente stirare le labbra a bocca chiusa. Questo valeva anche nella Roma classica, dove si rideva senza aprire la bocca. Aggiungiamo poi che con l’avvento del Cristianesimo, partendo dal presupposto che Cristo non ha mai riso, farlo veniva associato al peccato di superbia e vanità, e, siamo nel XIII secolo, il sorriso che mostrava i denti era addirittura collegato al demonio. Solo nel 1787 quando venne esposto al Louvre un bellissimo ritratto di una donna sorridente, autrice Elisabeth Le Brun, il sorriso che mostrava i denti (fino ad allora non esistevano quadri in cui ne veniva riprodotto uno che lasciava intravedere la dentatura) assunse fortunatamente una nuova valenza positiva. E questo con il successivo affermarsi dei progressi della medicina e della cura dentaria ci proietta ai giorni nostri (il 2 maggio si celebra la giornata mondiale della risata) e al nostro argomento. Riguardo alla domanda, in psicologia si intende per ridere una reazione emotiva, tipica dell’uomo, di fronte a un’esperienza di divertimento. È un comportamento istintivo, prodotto dalla parte più arcaica del nostro cervello e riguarda i muscoli del corpo, del viso e la respirazione. E, sembrerà strano, ma non è soltanto l’uomo a sorridere, poiché anche moltissimi mammiferi lo fanno (cani, scimmie, elefanti, delfini, canguri).
Che benefici porta il sorriso alla nostra salute?
Il sorriso fa bene a chi lo fa e a chi lo riceve. Favorisce la socialità e permette di entrare in contatto con gli altri, tanto che, secondo l’antropologo britannico Robin Dunbar, ridere equivarrebbe allo “spulciarsi” a vicenda tra i primati, manifestando in tal modo fiducia reciproca e appartenenza allo stesso gruppo. Ridere produce effetti positivi per il corpo (il cuore ne trae giovamento, così come il sistema immunitario, poiché con il ridere abbiamo la produzione di anticorpi e di cellule T che sono quelle che riconoscono all’interno dell’organismo le cellule infettate da virus e le eliminano) e anche per la mente. Chi sa ridere, anche di se stesso e dei propri errori, è empatico, resiliente e creativo. Ricerche affermano che questi effetti positivi possono addirittura allungare la vita di circa 10 anni. E come ho già detto, è provato che ridere predispone favorevolmente ai rapporti, favorisce la sfera sessuale, e induce a provare simpatia. Inoltre stimola l’organismo a produrre le endorfine (analgesici naturali) di cui abbiamo parlato in un precedente incontro, e con esse riduce la percezione del dolore e la produzione degli ormoni causa dello stress (cortisolo e adrenalina) favorendo così il rilascio dell’ormone che dà la sensazione di benessere (seratonina).
In ultimo una curiosità: da bambini si arriva a ridere circa trecento volte in un giorno, da adulti soltanto 18.
Ridere, è quindi una cosa… seria?
Certamente. Ridere, anzi, il saper ridere, anche di sé, è un privilegio riservato al genere umano, specialmente se iniziamo a farlo già dal primo mattino. Svegliarsi di buonumore renderà leggera l’intera giornata, farlo con la voglia di approcciarsi positivamente con chi andremo a frequentare, con il lavoro che affronteremo, ci porrà in una situazione favorevole. Questo non significa affatto che dobbiamo ridere per forza e di tutto. Non è questo che intendo. Ma porsi davanti a una impegnativa giornata partendo con lo spirito propositivo e il sorriso sulle labbra indubbiamente aiuta molto. Ecco perché ridere è una cosa decisamente seria. Frequentare persone allegre, ridere di situazioni personali, dei propri errori e delle proprie goffaggini, o, più semplicemente, di quanto un attore può offrirci durante uno spettacolo, ci predispone a un approccio positivo, con i conseguenti benefici di cui abbiamo già parlato.
Possiamo allora dire che non soltanto ridere, ma il saper ridere, aiuta a vivere meglio?
Sì, e lo abbiamo già accennato. Aggiungo che saper ridere, anche di sé, ma anche dimostrarsi aperti e pronti al sorriso è un aiuto importante, in modo particolare nei rapporti interpersonali. Sia che questo inizi da noi, sia che arrivi da un’altra persona. Pensiamo ad esempio quanto ben ci predispone un’accoglienza positiva accompagnata da un sorriso e da un gesto gentile ricevuto al bar, da un collega di lavoro, o dall’impiegato di un qualsiasi ufficio dove ci siamo recati, quasi mai per divertimento. Teniamo conto che esiste una sostanziale differenza tra sorriso e risata. Sorridere equivale a dire: “sono contento che tu sia qua, ti accolgo positivamente, parliamo”. La risata è conseguenza di un atteggiamento umoristico che può essere casuale o studiato, che conseguentemente predispone a un approccio positivo.
Gli effetti positivi del buonumore hanno dato il via anche a quella che comunemente viene definita “Terapia della risata”. Ce ne può parlare?
È la gelotologia, (dal termine greco gelos, riso) ed è una disciplina piuttosto recente, che studia il fenomeno del ridere, con particolare riguardo alle sue potenzialità terapeutiche collegabili alla salute mentale, perché ridere, o sorridere, oltre a portare come conseguenza positiva tutti gli effetti di cui abbiamo parlato, aiuta anche a combattere il decadimento mentale, ad esempio tramite la clownterapia, detta anche terapia del sorriso, applicabile come tecnica di intrattenimento in ambito sanitario, allo scopo di migliorare l’umore di pazienti, familiari e accompagnatori. Specialmente negli ambienti di cura destinati a pazienti “fragili”, quali centri per anziani o strutture ospedaliere pediatriche, perfino di tipo oncologiche, questo tipo di terapia aiuta a ridurre l’ansia, la sofferenza, e il naturale timore delle cure. Occorre peraltro precisare che ciò di cui abbiamo appena parlato deve essere portato avanti da personale preparato, formato in particolar modo sulla psicologia della relazione, e in grado di capire lo stato d’animo e la situazione personale di chi ha davanti. Si tratta in questi casi non di far ridere per forza, ma di far capire che all’interno della struttura esiste qualcuno che ti offre, oltre alle cure, anche un sorriso. Ed ecco che, anche senza volerlo direttamente fare, siamo entrati perfettamente in linea con il titolo della nostro rubrica e lo scopo che ci siamo prefissi: prendersi cura di sé, ma più in generale delle persone.
Perché a qualcuno viene da ridere nei momenti meno opportuni?
È la cosiddetta risata isterica, che, davanti agli altri, appare infantile, imbarazzante e superficiale. Ma parliamo in realtà di un qualcosa che serve per coprire spesso gli stati ansiosi o dolorosi che proviamo in momenti particolarmente impegnativi. È da interpretare come una sorta di difesa personale che mettiamo in atto per isolarci da situazioni dolorose. Nasconde la vergogna che proviamo nel “metterci a nudo” pubblicamente, lasciando che i sentimenti e le emozioni dolorose abbiano il sopravvento, ad esempio davanti a un lutto o più semplicemente alla fine di un rapporto affettivo. E qui vale la pena ricordare a chi ci legge che dimostrarsi fragili e vulnerabili non equivale a dimostrarsi deboli, dato che anche per essere vulnerabili ci vuole coraggio. Come suggerimento personale ai nostri lettori, segnalo che in tali situazioni si essere d’aiuto mantenendosi in perfetto silenzio, dimostrando al contempo partecipazione e rispetto.
Come al solito tento di trarre una personale conclusione dalle parole del nostro esperto, la prima delle quali è sicuramente il positivo e significativo impatto sulla salute mentale e fisica derivante dalla pratica del ridere, o comunque del sorridere, i cui benefici ci ha ampiamente e sapientemente illustrato. Interessante è stato anche il viaggio attraverso “la storia del sorriso e del riso”, che ci ha fatto comprendere quanto questa espressione sia stata soggetta a interpretazioni culturali e sociali nel corso dei secoli. Da elemento considerato volgare e indecoroso, il sorriso è diventato un segno di apertura e positività, con importanti implicazioni per il nostro benessere. Mi ha anche favorevolmente colpito l’averci chiarito che, parlando del riso isterico, mostrarsi a volte vulnerabili non è un segno di debolezza, ma di coraggio e umanità. Per questo possiamo affermare con sicurezza che ridere non è solo una questione di divertimento, ma una componente essenziale per una vita sana e appagante. Il sorriso è un dono prezioso che possiamo offrire a noi e agli altri; un piccolo gesto che può fare una grande differenza nel nostro benessere complessivo.
Grazie per averci seguito.
Enrico Miniati




