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31 Dicembre 2023Nella complessità dei rapporti umani, l’amore può assumere molte forme, alcune delle quali possono rivelarsi sorprendentemente oscure e dannose. Questo articolo si propone di indagare, attraverso le sapienti parole del dottor Sergio Teglia, il lato oscuro dell’amore, concentrandosi non tanto sull’atto finale della violenza, ma piuttosto sulla trasformazione graduale e spesso subdola che porta un rapporto affettivo a diventare tossico e in grado di infliggere ferite profonde nell’anima e nel fisico di chi ne è coinvolto.
Assieme al nostro esperto esploreremo le dinamiche che contribuiscono a questo travolgente cambiamento, analizzando la natura dei legami tossici e le sottili sfumature che li distinguono da una relazione sana, e cercheremo di capire cosa porta un amore a trasformarsi in una forza negativa.
Dottor Teglia, del sentimento “amore” abbiamo parlato già varie volte nei nostri incontri, stavolta però aggiungiamo il termine “tossico”. Come possiamo descrivere questo diverso, negativo sentimento? E quali sono i sintomi di cui dobbiamo tener conto?
Partiamo con il dire che di per sé l’amore è un’emozione positiva, associata però molto spesso al negativo, inteso come dolore, dato che, quando un amore finisce, per quanto esso sia stato grande, non provoca mai nei due interessati le stesse sensazioni, né questa fine ha gli stessi tempi e modalità. Detto questo, nel descrivere ciò che è un amore tossico, dobbiamo parlare, per uno dei due partner, di tutta una serie di situazioni negative quali umiliazioni, incomprensioni e il sentirsi sempre in colpa. Ne deriva che lentamente sparisce l’entusiasmo provato un tempo nel solo pensare a quella persona, viene a mancare la sincerità, che in un rapporto cosiddetto “normale”, può a volte essere anche una causa di tensioni o incomprensioni, che però fanno ben capire quanto i due tengano l’uno all’altra/o. Quando poi anche la sessualità si riduce a mero atto materiale o, peggio, a sola dimostrazione di possesso, ecco che si stanno rivelando appieno tutti i sintomi della tossicità. E i segnali di questa degenerazione sono la continua sensazione d’ansia nello stare assieme che assale il più debole dei due, il sentire che i propri desideri non trovano alcuna considerazione nel partner, la sensazione di non esistere, l’eterna percezione di essere il solo colpevole di questo stato di cose, il provare un senso di larvata paura dettata dalla sensazione di essere in balia dell’altro. Un altro sintomo che dovrebbe far capire che molto sta cambiando è anche il sentirsi sottoposti a ricatti affettivi, del tipo “se mi ami devi…” che possono assumere molteplici sfaccettature tendenti però tutte verso l’annullamento della personalità di chi si trova in balia del soggetto più “forte”.
Amore tossico: come nasce la dipendenza?
Occorre far sapere a chi ci legge che spesso esiste in chi dei due vuole padroneggiare l’altro un disturbo narcisistico della personalità, dovuto quasi sempre a una storia pregressa fatta di una errata educazione centrata sulla sopravalutazione di se stesso e su continui “sì” ottenuti sempre e comunque, tanto da far radicare l’idea di essere al di sopra degli altri. E, fatto parimenti pericoloso, l’aver introitato, a seguito di questa serie di errori, il concetto di non dover mai rinunciare a niente. Dall’altra parte, nell’altra persona, troviamo invece, più volte, un disturbo di dipendenza psicologica tale da far sì che, pur di mantenere quel rapporto, si finisca per essere disposti a subire ogni genere di situazione prevaricatoria, anche fortemente negativa. Questa dipendenza porta ad avere un unico pensiero: dire e fare sempre ciò che l’altro si aspetta. E anche per questo tipo di essere dipendenti, unito a un continuo senso di colpa, spesso esiste un passato di educazione affettiva sbagliata che ha contribuito a creare questo stato di inferiorità psicologica rispetto agli altri. Ovviamente, ciò che abbiamo appena illustrato è del tutto indipendente dall’essere il soggetto dominante maschio o femmina; i ruoli possono facilmente essere intercambiabili, e non c’entra assolutamente niente il sesso di appartenenza. Quindi, molto spesso, stiamo parlando di soggetti affetti da due diverse forme di disturbo psicologico.
Differenza tra amore vero e relazione tossica.
L’amore vero, l’abbiamo già detto poc’anzi, si esprime con l’affinità tra i due amanti, con la sincerità, l’attrazione fisica e la conseguente sessualità, più la passionalità e il desiderio di vedersi. Aggiungiamo poi il necessario corteggiamento, il rispetto reciproco e l’affidabilità come persone e sentimenti. Ecco, direi che un amore duraturo deve avere come base primaria una grande affidabilità tra i due interpreti. L’amore tossico invece è, sin dall’inizio, la negazione di tutto questo. In questa relazione però, e questo sembra un enorme paradosso, le due opposte posizioni, il dominante e il dominato, sembrano far felici entrambi, dato che trovano esattamente ciò che il loro “io interiore” ha bisogno per sentirsi, se non felice, almeno soddisfatto. Da notare poi che colui che abbiamo sin qui chiamato “dominato”, figura ben delineata anche dal DSM 5 (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), che la definisce “persona con disturbi dipendenti di personalità”, in questo tipo di relazione amorosa è disposto a dire o a fare anche ciò a cui non crede o non desidera fare, pur di far contento l’altro soggetto, e questo comporta molto spesso l’annientamento psicologico consapevole.
Abbiamo parlato sino a ora di relazioni nelle quali i due “attori” sembrano avere due parti, diversissime, ma quasi speculari, senza che queste siano assegnate sempre all’uno o all’altro sesso. Eppure le cronache vedono spessissimo le donne come vittime delle sopraffazioni. Esiste una possibile spiegazione?
La mia esperienza professionale mi porta a dire che in realtà la prevaricazione nei confronti del partner non ha grandi differenze statistiche tra i due sessi. Però è vero che troppo spesso la prevaricazione di un uomo sulla propria compagna assume forme tragiche. Non so dire se esista un rapporto diretto collegato ancestralmente al maschio, possiamo però sicuramente affermare che quando si verificano tali drammi il motivo che sta alla base è sempre lo stesso: la non accettazione che la donna possa avere propri diritti, uno su tutti quello di poter dire di no e di chiudere la relazione. Ed è questo tipo di negazione che scatena la parte peggiore dell’individuo. E qui si ritorna al discorso del narcisismo, disturbo caratterizzato dal non sapere accettare un diniego, che viene vissuto come un vero e proprio fallimento. Vorrei precisare però un’altra cosa: non tutti i femminicidi derivano da amori tossici quali quelli di cui abbiamo parlato, così come non tutti gli amori tossici finiscono in un dramma. Ed è sin troppo ovvio dire che a volte le cause di un delitto possono essere ben diverse dal tema che oggi stiamo trattando.
Come uscire da una relazione “tossica”?
Non è cosa né facile né semplice, perché, come abbiamo detto, i soggetti in questione si trovano a interpretare i ruoli che sentono di desiderare, pur in forma disturbata. E mentre chi tende a dominare acquista sempre più sicurezza nel procurare umiliazioni all’altro, chi subisce, non potendo uscire dal proprio sentirsi inferiore, finisce per affondare sempre di più. Attenzione, l’accondiscendere e il piegarsi a ogni desiderio dell’altro, il farlo contento, serve ad accrescere in maniera del tutto irrazionale anche l’autostima della vittima. Forse è un intervento esterno, quello di un parente o un amico, che può essere d’aiuto, ma la cosa indispensabile è il riuscire a prendere atto della situazione che si sta vivendo. Esistono poi anche competenze specifiche, che possono aiutare, ad esempio una opportuna psicoterapia di coppia o individuale. Ma se una fine del rapporto deve esserci, deve essere totale, definitiva, soprattutto immediata, senza tentennamenti o ripensamenti, consapevoli che le ferite psicologiche saranno tantissime.
Possiamo quindi affermare, rifacendoci al nostro precedente incontro, che anche questo tipo di rapporto rientra tra le dipendenze?
Certamente. Vittima e carnefice hanno necessariamente bisogno, per esistere, l’uno dell’altro. Il rapporto che li lega non è sano, esattamente come può essere una dipendenza.
Prendersi cura di sé è il tema della nostra rubrica. Perseguire questo “ideale” può essere un modo per tentare di uscire da una relazione di questo tipo?
È esattamente ciò che tentiamo di dire a chi ci legge. Prendersi cura di sé deve avere la priorità su qualsiasi altro interesse che possiamo provare per un’altra persona. Se ci accorgiamo che per far star bene l’altro o l’altra dobbiamo soffrire o penalizzarci, allora è arrivato il momento di guardarci dentro e dire basta. Prendersi cura di sé è soprattutto investire sui sentimenti, belli e brutti: solo chi sa farlo è in grado di amare in maniera consapevole.
Non è semplice concludere in poche righe un articolo complesso come questo, nel quale il dottor Teglia ci ha illustrato con la consueta professionalità le dinamiche relazionali complesse che possono trasformare un legame affettivo in un qualcosa di tossico. Ma forse è proprio da quanto sapientemente ci ha narrato che dobbiamo saper trarne un insegnamento fondamentale: avere la consapevolezza dei sintomi e delle origini di un amore negativo è il primo passo da compiere verso un’uscita che può equivalere a una vera e propria guarigione. E non posso mancare di affermare con determinatezza che nessuna violenza di genere potrà mai trarre la benché minima giustificazione data da una qualsiasi forma di patologia.
Grazie per averci seguito.
Enrico Miniati
Ricordo che i precedenti interventi del dottor Teglia sono reperibili sulla nostra rivista alla voce “Interviste” e che potrete essere voi stessi a proporre i temi o gli argomenti da affrontare e, se vorrete, porre domande al nostro esperto su qualsiasi cosa vi possa interessare relativamente alla nostra rubrica (naturalmente le risposte rispetteranno al massimo la privacy di chi le pone).
Proposte e domande sono da indirizzare via mail a: redazione@arteventinews.it




