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29 Settembre 2023In Italia, l’inquinamento dell’atmosfera e dell’aria che respiriamo, non è vissuto alla stessa maniera rispetto a chi abita nelle grandi città e chi invece abita nelle medie e piccole città oppure nelle periferie e nei sobborghi delle nostre aree rurali o montane.
Regna un certo scetticismo e soprattutto una mancanza di fiducia verso gli amministratori; ogni qualvolta viene preso un provvedimento, come per esempio ridurre l’emissione di co2 prodotta dai carburanti fossili, viene visto come una costrizione, come nuova tassa, oppure come un accanimento verso i cittadini che vengono sommersi con nuovi divieti e penalità. Come possiamo pensare noi di ridurre l’inquinamento se la Cina, gli Stati Uniti, la Russa, il Brasile continuano ad inquinare il doppio dell’Europa? Allora perché noi dobbiamo fare sacrifici se gli altri non li fanno? Ecco queste sono le domande più comuni che ricorrono; Perché questo “accanimento” dei sindaci per vietare la circolazione delle automobili più vecchie quando tutto il mondo “inquina?
Credo che questo sia un problema anche perché il cambiamento va fatto insieme, dove tutti sono consapevoli che il clima in questi ultimi anni è effettivamente cambiato e continua a cambiare e quindi vi è la necessità di prendere dei provvedimenti subito senza aspettare ulteriormente gli altri.
Un dato di misurazione di come il clima sia cambiato lo possiamo rilevare dal nuovo Catasto dei Ghiacciai, dove sono descritti e tenuti sotto controllo i 903 ghiacciai presenti sulle montagne italiane (902 sulle alpi e 1 sull’appennino, il Calderone nel Gran Sasso)”. Confrontando il vecchio e il nuovo inventario, possiamo notare che tutti i ghiacciai italiani sono diminuiti di circa il 30% in poco più di 60 anni, diminuzione che dal 1959 ad oggi assomma a 200km², un’area confrontabile a quella del Lago Maggiore”.
Bisogna prendere atto della situazione ed essere consapevoli che il 2022 è stato un anno particolarmente difficile; l’inquinamento atmosferico è stato parecchio alto e il mal d’aria in alcune città italiane è stato molto elevato. Se prendiamo i dati diffusi da Lega Ambiente nella sua campagna itinerante in 13 città italiane, ci rendiamo conto che la soglia di PM10 (50 microgrammi/metro cubo limite giornaliero e che non deve essere superato più di 35 volte in un anno) è stato ampiamente superato in diverse città italiane. Sono già in codice rosso Torino, Milano e Padova che si trovano fuori dai limiti di legge, con 47 giornate di sforamento. Codice giallo per Parma (25 giornate), Bergamo (23 giornate), Roma (23 giornate) e Bologna (17 giornate). A seguire, le città di Palermo e Prato (15 giornate), Catania e Perugia (11 giornate) e Firenze (10 giornate). Nessuna delle 13 città monitorate rispetta poi i valori suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sia per quanto riguarda il PM10 l’NO2, il biossido di azoto, che vengono ignorati e superati continuamente.
La città di Firenze da giugno 2023 ha imposto dei nuovi limiti alla circolazione per i veicoli più inquinanti, come i diesel Euro3, Euro4 e gli Euro5 (quest’ultimi immatricolati fino al 2014) ma non può essere la soluzione definitiva anche perché ricadono sui cittadini che ancora una volta vengono vessati e “obbligati” a cambiare auto oppure a cercare altre soluzioni perché ancora il sistema pubblico di mobilità non è all’altezza della situazione. La vera sfida sarà l’incremento dell’offerta di servizi di trasporto pubblico (autobus, Tram, treni, Taxi etc.) e di mobilità condivisa, anche elettrica, compreso anche per chi abita in periferia. In sostanza è necessario potenziare l’offerta di mobilità pubblica, sia per quanto riguarda la quantità, la qualità e anche della puntualità, per rendere sostenibile la domanda sempre maggiore, di mobilità. Il potenziamento dei servizi di sharing mobility in tutta l’area metropolitana e servizi a chiamata per le zone più periferiche, così come la diffusione delle nuove tecnologie digitali accompagnando il cittadino al nuovo sistema di mobilità che deve essere inclusivo, adatto e alla portata di tutti e soprattutto condiviso.
Non c’è più tempo da perdere. Dobbiamo occuparci della drammatica condizione della qualità dell’aria dei nostri centri urbani e rendere, al contempo, le nostre città più sicure e vivibili.
Su questo tema non è più accettabile perdere tempo, traccheggiare, strizzare l’occhio ancora a chi non crede al cambiamento climatico, ma la Politica, davanti a dati certi, deve assolutamente mandare messaggi univoci e prendere tutti gli accorgimenti possibili, senza lasciare i comuni soli con le loro decisioni ma accompagnare i provvedimenti sostenendo questo nuovo modo di vivere e concepire la mobilità soprattutto anche per migliorare l’aria che respiriamo.
Ecco allora che non è più solo un problema generale di mobilità ma anche di salute pubblica e di benessere per i cittadini. Quindi anche il Governo deve fare la sua parte, in sintonia con gli amministratori locali e, utilizzando un linguaggio semplice, promuovere e coordinare i provvedimenti messi in campo a livello locale anche attraverso campagne pubblicitarie nonché anche economicamente, per ridurre l’emissione di CO2 per migliorare la vivibilità quotidiana, per abbattere l’inquinamento generale e per un nuovo modo di lavorare e vivere la libertà di spostarsi.
In sostanza dobbiamo essere quelli che guidano il cambiamento, cioè coloro che prima degli altri hanno capito che non si può più aspettare perché il pianeta va “salvato”. Nello stesso tempo non possiamo aspettare che gli altri si sveglino dal torpore del benessere immediato.
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture
Pubblichiamo un articolo di Stefano Boni già segretario generale Fit CISL Toscana fino al maggio 2021 e dopo e tutt’ora dirigente sindacale del dipartimento Trasporti e Infrastrutture della USR CISL confederale della Toscana.
Stefano Boni
Dipartimento Trasporti e Infrastrutture




