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24 Settembre 2023Vi siete mai chiesti come è nata quella attività psico-fisica che oggi comunemente definiamo sport? Per scoprirlo ho dato un’occhiata a Internet e ho trovato questa risposta: “Le prime attività sportive furono derivate da quelle stesse occupazioni alle quali l’uomo si dedicava un tempo per sopravvivere: la caccia, la lotta, la corsa… Presso i vari popoli queste attività assunsero caratteristiche particolari e si sono sviluppate per secoli in modo originale“.
Sport quindi che nasce come elemento di sopravvivenza. Ma oggi che la sua origine è ormai dimenticata e superata, come possiamo definirlo? E anche qui ci viene in aiuto il web. Alla domanda che cosa s’intende per sport, la risposta è questa: “Qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli“. Ed ecco quindi che per saperne di più rispetto agli aspetti di cui trattiamo nella nostra rubrica ho parlato di sport con il dottor Sergio Teglia.
Dottore, cos’è lo sport possiamo dire di saperlo tutti, ma qual è il punto d’unione tra sport e psicologia?
Inizio con una citazione di Decimo Giunio Giovenale (poeta romano del 55 d.C.) universalmente conosciuta “Mens sana in corpore sano”. Che, in sintesi, ci dice che una mente attiva e sana alberga in un corpo parimenti attivo e sano. Cosa questa ripresa anche dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la quale il raggiungimento del benessere psichico, fisico e sociale è strettamente collegato alla necessità di fare del movimento che riesce anche a ridurre notevolmente lo stress grazie alla produzione, da parte del nostro organismo, durante appunto il movimento delle endorfine (analgesici naturali). Inoltre, se parliamo di un’attività di gruppo, praticandola con costanza e impegno, viene migliorata la capacità di attivare relazioni sociali e viene aumentato il grado di autonomia individuale, cosa questa particolarmente importante quando parliamo di bambini.
Quindi, in sintesi, tra benessere fisico, psichico e sport esiste un rapporto diretto molto stretto?
Assolutamente sì e anche dal punto di vista sociale. Tornando un istante alle attività di gruppo, aggiungo che moltissime ricerche affermano che queste, oltre a procurare benessere fisico migliorano l’autostima, sviluppano l’empatia e aumentano la resilienza, termine oggi quanto mai attuale, che significa la capacità di sostenere le difficoltà della vita.
Star bene con se stessi parte dallo star bene con gli altri. La domanda è: le discipline sportive in che modo insegnano il rispetto verso le altre persone?
Rispetto per gli altri e lealtà, non soltanto sportiva, hanno radici da ricercare non nello sport che uno pratica ma nel gruppo sociale primario d’appartenenza che è la famiglia. Nello sport si applicano gli insegnamenti e gli esempi ricevuti in famiglia. Ma questo vale anche per gli educatori sportivi ai quali ci affidiamo o affidiamo i nostri figli. E utilizzo il termine di educatori e non istruttori, perché ritengo che educare debba essere il loro compito primario, oltre naturalmente a quello di fungere da insegnanti di una disciplina sportiva. Aggiungo che in uno sport dove esiste competizione lo scopo da raggiungere deve essere migliorarsi, non sconfiggere l’avversario. Lottare per il risultato, non per trionfare sugli altri. A tale riguardo invito i nostri lettori ad andare a cercare su You Tube i filmati di lealtà sportiva. Scopriranno qualcosa di veramente interessante e per certi versi inaspettato.
Lo sport può diventare una sorta di terapia per stare bene con sé stessi?
Più che una terapia, termine troppo impegnativo e spesso abusato, preferisco dire che può essere un modo naturale per migliorare il rapporto con se stessi e di conseguenza anche con gli altri. Aggiungo anche che in determinati casi un’attività fisica “mirata”, consigliata ad esempio da un medico, può essere necessaria per recuperare il benessere fisico.
Tornando alla competizione nello sport. Ma davvero è più importante partecipare che vincere? Ed esiste positività in una sconfitta?
No, non è così, perché a nessuno piace l’idea di partire battuto. Però, rispetto al dover vincere, io dico che l’importante è impegnarsi per migliorarsi. Questo è ciò che richiede lo sport: impegno e volontà di superarsi. Poi, dandosi degli obiettivi, anche minimi, quello che conta è raggiungerli e tentare di andare oltre. Sta lì il successo. Rispetto alla seconda parte della domanda, una sconfitta insegna che la vittoria nasce dal confronto che facciamo con noi stessi. A nessuno piace perdere, ma chi sa accettarlo supera la sensazione di frustrazione e questo lo aiuterà molto nella vita, nel crescere, sempre e a tutte le età. Può sembrare paradossale, ma saper perdere è anche un modo per vincere, dato che ogni volta che accettiamo una sconfitta, dentro di noi guadagniamo qualcosa.
Chiudiamo parlando di sport professionistico, un mondo spesso iper valutato ma particolarmente attraente per i giovani. Come lo spieghiamo ai nostri figli che non è quello il modello da perseguire?
Intanto parlandone con spirito critico evidenziandone gli eccessi e le storture, dandone anche dei giudizi. E poi, come abbiamo spesso ricordato nella nostra rubrica, dando ai figli l’esempio, che parte dal far comprendere che accontentarsi di ciò che si possiede senza per forza aspirare a qualcosa di irraggiungibile è la giusta aspirazione di un individuo. E poi, cosa fondamentale, è insegnare il piacere delle piccole cose.
Enrico Miniati
Ricordo che i precedenti interventi del dottor Teglia sono reperibili sulla rivista alla voce “Interviste” e che potete essere voi a proporre i temi o gli argomenti da affrontare e, se vorrete, potrete porre domande al nostro esperto su qualsiasi cosa vi possa interessare relativamente alla nostra rubrica (naturalmente le risposte rispetteranno al massimo la privacy di chi le pone).
Proposte e domande sono da indirizzare via mail a: redazione@arteventinews.it




