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18 Luglio 2022Di questa quarantunesima edizione del Pistoia Blues Festival, ho avuto modo di seguire due date fra loro differenti per proposta musicale: Gov’t Mule e Manuel Agnelli.
I Gov’t Mule si sono esibiti venerdì 9 luglio, dopo 10 anni di assenza dal palco del Pistoia Blues. In attività da quasi 30 anni, la band americana guidata dal chitarrista e cantante Warren Haynes, già nella The Allman Brothers Band, si è esibita per quasi due ore. Insieme a Haynes c’erano Matt Abts, batteria, Jorgen Carlsson, basso, Danny Louis chitarra e tastiera.
La scaletta ha presentato diversi brani dal repertorio della band, non trascurando l’ultimo album Heavy Load Blues, un omaggio ai Pink Floyd (ai quali i Mule avevano già dedicato nel 2014 l’album di cover Dark Side of the Mule) con One of these days e agli stessi Allman Brothers Band con Dreams e Soulshine. Un esibizione che ha sicuramente soddisfatto gli amanti di certo rock blues, classico per impostazione e riferimenti.

Manuel Agnelli
Il 12 luglio è stata la volta di Manuel Agnelli, già frontman degli Afterhours e figura storica della scena alternativa italiana, accompagnato da Daniele “DD” Ciuffreda (batteria) e Francesco “Frankie” Antinori (chitarra) dei Little Piece of Marmalade, Beatrice Antolini (polistrumentista), Giacomo Rossetti dei Negrita (basso).
Agnelli si è presentato al pubblico con consueto look dai toni grigio neri e lunghi capelli sciolti sulle spalle, esibendosi prevalentemente nel repertorio degli Afterhours. Infatti – fatto salvo per Pam pum pam e La profondità degli abissi, entrambi dalla colonna sonora del film Diabolik, e i singoli Proci e Signorina Mani avanti – una serie di classici dal repertorio della band milanese hanno deliziato i fan di sempre. Da Veleno a Non si esce vivi dagli anni ottanta, da Bye bye Bombay a Male di Miele, da Lasciami leccare l’adrelina a Ci sono molti modi: tappe imprescindibili del percorso della musica alternativa (e, a questo punto, non solo alternativa) italiana, ormai parte del patrimonio esistenziale e sentimentale di molti.
Jacopo Golisano




