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5 Febbraio 2022Avevamo già intervistato Leonardo Biagini a proposito di Rousseau, l’uomo e il progresso. In questa occasione, invece, ci occupiamo di una sua pubblicazione precedente: Discorso sull’animo umano, Enoch e la via allegorica dell’esistenza (Papyrus Communication, 2019). L’opera tratta del Libro di Enoch, testo apocrifo di origine giudaica.
Come è nato il tuo interesse per questi temi, questa “curiosità metafisica” cui fai riferimento?
La prima manifestazione di “curiosità metafisica” risale a quando frequentavo il terzo anno di scuola superiore. Un amico mi fece avvicinare a temi inusuali, inizialmente tramite testi e autori che oggi considero semplicistici, ma che facevano presa su un ragazzo adolescente desideroso di distaccarsi dall’accademismo. Da qui è partito tutto. Successivamente, quando avevo 18 anni, c’è stato un ulteriore passaggio. In proposito ricordo un preciso aneddoto. Ero in un pub, con mio zio Gigi Corsini: gli iniziai a parlare di questi argomenti e lui sapeva già tutto. Ci era già passato. A quel punto, da buon mentore, mi ha guidato in un percorso di evoluzione vero e proprio, accompagnandomi attraverso diversi piani di conoscenza, insieme a guide spirituali come René Guénon, Georges Ivanovič Gurdjieff, Franco Battiato.
Cosa ti ha spinto a interessarti alla figura di Enoch?
Mi ritrovai a leggere Mario Pincherle, studioso che ha dedicato all’argomento un lavoro intitolato Enoch il primo libro del mondo. Così cominciai ad interessarmi ad Enoch e potei riscontrare che mi riconoscevo nella sua osservazione della realtà. Enoch, infatti, nasce come uomo semplice, per poi liberarsi dalle catene del peccato, per cercare Dio: non in senso religioso, ma per cercare se stesso. Giunge a comprendere che tutta la storia del mondo ha un proprio motivo, una propria causalità. Enoch è un profeta che vede passato, presente e futuro, riuscendo così a vedere la realtà nel suo insieme.
Parli di Enoch come di una figura misteriosa, che permea tradizioni religiose differenti: personaggio biblico, settimo della discendenza di Abramo, ricordato in numerosi passi della Bibbia. A questo proposito, fai riferimento alle diverse incarnazioni di Enoch: etiopico, slavo, ebraico.
Ho voluto mettere in luce, prendendo in considerazione anche diverse traduzioni dei relativi testi, come la figura di Enoch sia al centro, magari con denominazioni differenti, di differenti tradizioni religiose e spirituali, soprattutto europee, africane ed ebraiche. L’interesse per il Libro di Enoch ha inoltre influenzato le mie esperienze di viaggio; ad esempio, ho visto recentemente la collezione di papiri custoditi presso la Chester Beatty Library di Dublino e, qualche anno fa, ho visitato la Giordania, recandomi anche presso il Mar Morto.
Il concetto di allegoria ha un ruolo centrale nel libro. Vuoi parlarcene?
Al centro della riflessione da cui sono partito, c’è il concetto di realtà illusoria, una “foresta di simboli”, come dice Baudelaire. Da piccolo, ero attratto dal cubismo in pittura, dalla scomposizione della forma e dalla conseguente osservazione della realtà da differenti punti di vista. Una realtà che siamo noi stessi a mascherare, occupandoci di cose quotidiane e futili.
Il 2021 è stato un anno di celebrazioni dantesche. A proposito di simboli, in questo testo citi anche L’esoterismo di Dante di René Guénon. Fai inoltre riferimento al rapporto fra microcosmo e macrocosmo, oltre che a concetti quali la sezione aurea.
Quella guenoniana di “L’esoterismo di Dante” è una visione simbolica e complessa dell’opera dantesca. La divina commedia è la più grande forma di allegoria e quello di Guénon un Dante profeta ed esoterico. Come molte altre opere artistiche, spirituali e religiose, anche i vangeli apocrifi di Enoch contengono numerologie e simbologie delle origini: un ragionamento geometrico che sta alla base della nascita dell’essere e del mondo.

Leonardo Biagini
Dici che nei libri di Enoch “non troviamo religione” e in essi “la storia inizia con una vera e propria esplosione di civiltà, non si costruisce come una lenta uscita dalla foresta della barbarie”.
Nel libro di Enoch troviamo un grande animo, che raggruppa tutte le religioni, al di là delle differenze. Gli avvenimenti del mondo appaiono come un riflesso di quelli dell’animo umano; tali avvenimenti, prima ancora della materializzazione del mondo, avvenivano nelle nostre emozioni, pensieri e passioni. La Storia non è qui intesa come un percorso lineare, come siamo stati educati a percepirla.
Nel libro affermi che “Il “cosiddetto «male» o le emozioni che chiamiamo negative, sono proprie dell’Essere stesso e contribuiscono alla realizzazione totale di quest’ultimo”. Un concetto che abbiamo trattato anche nella precedente intervista.
Alla base di questo ragionamento c’è l’idea che il male è in realtà creazione e fondamento del bene stesso. Le emozioni negative sono necessarie per l’evoluzione, permettono di mettere in moto una dinamica di azione e reazione e di creare qualcosa di nuovo. Pensiamo a quando, di fronte ad una avversità, si cercano nuove vie, vivendo così esperienze inedite.
Spieghi come “I dissidi del mondo vengono spiegati da Enoch come i dissidi tra le varie emozioni che compongono il nostro animo”, facendo poi riferimento alle figure dei “giganti” allegoricamente riconducibili ad un “gigantismo di emozioni”.
Dal contatto fra due opposti – potremmo dire, in termini freudiani, fra Es e Super Io, – nasce lo squilibrio dell’animo, un Big Bang che genera l’ego di cui tutti siamo vittime, allegoricamente rappresentato dalle figure dei giganti. Emozioni e passioni si incontrano in maniera inconsapevole e generano reazioni esagerate. Se le passioni fossero consapevoli della propria piccolezza, la reazione sarebbe controllata e incanalata nel flusso, verso qualcosa di più alto.
“Tutto sulla terra e nei cieli ha un ritmo. L’universo è come un grande orologio, regolato da Dio.” Non ho potuto fare a meno di pensare al tuo rapporto con la musica, emerso anche nella scorsa intervista come elemento sempre presente e trasversale a tutte le attività che svolgi.
Sì, quello musicale è un argomento collegato agli altri miei interessi. È come se fossimo in una danza eterna. Come canta Battiato in “Le sacre sinfonie del tempo”: “angeli caduti in terra dall’eterno senza più memoria: per secoli, per secoli, fino a completa guarigione”.
Jacopo Golisano




