
Processo alla radio. In scena Nunzio Filogamo
27 Aprile 2021
Prosa, musica, commedia, stand-up comedy: le proposte artistiche dell’associazione La Macchina del Suono al Teatro Manzoni di Calenzano
28 Aprile 2021Per “I mercoledì di Accademia Santa Giulia” proponiamo un dialogo con l’artista Ettore Frani, classe ’78, originario di Termoli.
Frani espone in mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati, fin dal 1998. Ricordiamo fra le tante le mostre ai Musei dei Fori Imperiali, alle Terme di Diocleziano e Muceo Crocetti a Roma, a Castel Sismondo a Rimini, al Muspac a l’Aquila.
Come nasce come artista, i suoi lavori, cosa sta realizzando attualmente?
Un grande maestro come Cézanne disse di aver iniziato a dipingere realmente solo dopo aver toccato i quarant’anni. Artista quindi non saprei dunque dire quando lo si nasce, né se questo poi accade. Ma posso però asserire che ho incontrato la disciplina del disegno e della pittura dall’età di sette anni. Da quel momento è diventata pratica e studio quotidiano proseguendo poi con l’iter canonico di formazione (liceo, Accademie di Belle Arti di Urbino e Bologna), è divenuta l’unica occupazione della mia vita.

Nello studio del pittore-Foto di Paola Feraiorni
Attualmente, oltre a condurre la mia serrata ricerca sugli sviluppi a cui il mio lavoro è approdato, sto realizzando il nuovo paliotto per l’altare maggiore della chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Trieste che inaugurerà il prossimo 27 giugno. I progetti di altre mostre, invece, sono stati rinviati in un futuro ancora da definire, ma riaprirà, speriamo a maggio, la mia personale Nel lucido buio, a cura di Giorgio Agnisola, ospitata negli spazi della Fondazione La Verde La Malfa a San Giovanni la Punta nei pressi di Catania.
Come vede l‘arte come cura contro gli effetti della pandemia?
Sarebbe molto bello se questo potesse accadere. Si sono palesati davvero tempi bui, ma l’esperienza dell’arte, può e dovrebbe insegnare a non evadere, a risvegliare maggiormente, e custodire, quelle che sono le istanze più profonde del nostro essere. In quest’epoca, in cui certo si vive maggiore solitudine, il tentativo di comunione tra gli esseri, offerto dall’arte, può servire da balsamo e conforto.
Può dare un consiglio speciale per studenti futuri artisti?
Proverei a suggerire di essere molto in ascolto verso se stessi e le proprie urgenze, verso il proprio vero desiderio a detrimento di qualsiasi vanità. Consiglierei di porsi in un cammino di consapevolezza anche per non perdersi in facili abbagli, ed essere inoltre particolarmente attenti su quali dovranno essere le basi su cui poggiare la propria ricerca. Lodi e biasimo si avvicenderanno, naturalmente e spontaneamente, e spesso potrebbero far divergere se non si sarà costruita, nel tempo, un’autentica ricerca di senso.
Cosa tratterà nel suo incontro di mercoledì?
Prima di iniziare il colloquio con gli studenti dell’Accademia e con il critico Matteo Galbiati, il mio intervento (dal sottotitolo La luce del nero) sarà mirato a scandagliare quelle che sono le istanze più intime ed urgenti del mio percorso di ricerca. Una dichiarazione di poetica su cosa io intenda per pratica pittorica e in particolare modo come questa sia implicata al tema della luce all’interno della mia figurazione.
Redazione Arteventinews
Laura Filoni




