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27 Febbraio 2021“Quando a Pistoia si Cantava”, tra lirica e storia. Il calendario 2021 realizzato da Officina delle Idee in collaborazione con la Fondazione Conservatorio San Giovanni Battista.
Erano gli anni del secondo dopoguerra quando a Pistoia il comitato lirico Gatto Nero, associazione con finalità ludiche e ricreative che riuniva personaggi e artisti pistoiesi, decise di portare la magia della lirica nello splendido scenario di Piazza del Duomo. Una scommessa allora, coraggiosa e impegnativa, accolta con entusiasmo dalla cittadinanza, in cui trova le sue radici la tradizione del Luglio Pistoiese. Un grande palco allestito davanti al palazzo comunale, tre gradinate, una frontale e due laterali, per accogliere il pubblico, settantacinque professori d’orchestra e altrettanti coristi, ballerine e le voci d’eccezione dei soprani e tenori del tempo, a dar vita a un grande teatro all’aperto, che fondeva “in un respiro di arte e storia, il canto e la musica”. La Traviata di Verdi, la Boheme di Puccini, la Cavalleria Rusticana di Mascagni, la Carmen di Bizet, sono solo alcune delle opere portate in scena durante quel periodo, dalla fine degli anni ‘40 alla fine degli anni’ 50, quando ancora la televisione non era entrata nelle case e tutti conoscevano e cantavano le arie dei grandi maestri. Le testimonianze di quelle incredibili undici stagioni liriche e insieme la storia della tradizione lirica pistoiese, della città, della sua arte e delle sue bellezze, sono raccolte oggi nel calendario 2021 “Quando a Pistoia si cantava”. L’almanacco è stato realizzato da Diana Fantacci, dell’associazione culturale L’Officina delle Idee, in collaborazione con la Fondazione Conservatorio San Giovanni Battista e con il prezioso contributo di due storici e bibliotecari pistoiesi, Francesca Rafanelli e Alberto Coco, e di Roberta Ripaoni che ha messo a disposizione l’archivio del nonno Ripo, fra gli organizzatori del comitato del Gatto Nero e per decenni tipografo in via de’ Rossi.
Come è nata l’idea di questo particolare calendario? Nasce da una precedente versione che ho curato fino al 2016 – spiega Diana Fantacci de L’Officina delle Idee – grazie alla collaborazione, la disponibilità e l’entusiasmo di un signore che si chiamava Cesare Riverso, con il quale ogni anno sceglievamo alcune cartoline d’epoca dalla sua collezione privata, per creare un calendario, “Pistoia, la mia città tra ‘800 e ‘900”, una sorta di piccolo dono per i pistoiesi. Grazie al sostegno della Fondazione Conservatorio San Giovanni Battista, affezionato partner del progetto, è stato possibile portare avanti questa iniziativa, dedicando la pubblicazione, che è in tiratura limitata e non destinata alla vendita, ai tesori meno conosciuti del nostro territorio, nell’intento di valorizzarli, portarli all’attenzione dei collezionisti e stimolare la curiosità e la conoscenza. E’ una storia che parte da lontano, nel 2017, anno di Pistoia capitale italiana della cultura, con Officina delle Idee abbiamo organizzato “Pistoia da scrigno a piazza del sapere”, una passeggiata per archivi storici e biblioteche, nel 2018, “Pistoia città degli organi”, alla scoperta di chiese e organi storici, infine nel 2019 siamo partiti dal Conservatorio di San Giovanni Battista per fare il punto sui conservatori di istruzione femminile nel pistoiese e l’anno passato con “La Pistoia della grande musica” eravamo sulle tracce di grandi musicisti di ieri e di oggi. Con Alberto Coco e Francesca Rafanelli abbiamo creato una squadra molto affiatata e ogni volta è una nuova emozione tra luoghi e storie affascinanti. L’anno scorso, a causa dell’emergenza pandemica, non abbiamo potuto organizzare queste iniziative e, per così dire, andare a cercare storie e aneddoti direttamente sul posto, ma c’era un argomento che da tempo mi incuriosiva, la stagione lirica organizzata dal comitato Gatto Nero negli anni cinquanta. Sono sicura che mia mamma all’epoca ha suonato nell’orchestra in piazza del Duomo, allora era una giovane violinista che poi mi ha trasmesso un po’ d’amore per l’opera, lei conosceva tutte le arie a memoria. E così, anche grazie agli opuscoli ritrovati da Roberta nella collezione privata del nonno, è stato possibile ricomporre le tracce di quelle stagioni, un doppio legame familiare.
E infatti questo calendario rappresenta un viaggio nella storia della città e della sua tradizione lirica. La preziosa raccolta degli opuscoli di quelle stagioni liriche – continua Diana Fantacci – non solo ci ha permesso di ritrovare i riferimenti degli spettacoli organizzati dal 1948 al 1959, ma si è rivelata anche fonte di una parte di storia che non potevamo includere nella nostra pubblicazione. Per questo stiamo già pensando, insieme alla Fondazione, di realizzare un evento e mostrarla in modo completo al pubblico degli appassionati, appena le condizioni lo permetteranno. La nostra città è molto legata alla musica e in particolare alla lirica, una delle ricchezze che dovrebbero essere evidenziate e valorizzate, non solo per fini turistici ma anche come identità di cui i cittadini dovrebbero essere più consapevoli. Il desiderio, insomma, è quello di trovare ogni volta storie curiose e magari dimenticate su Pistoia e il suo incredibile territorio, stiamo già lavorando alla prossima edizione!
Cosa ti ha più colpito in questo lavoro di ricostruzione? I documenti si sono rivelati interessantissimi e pieni di notizie – conclude – ma oltre ai testi, tra le righe, abbiamo trovato l’entusiasmo di quegli anni, tutta la passione di quel gruppo di persone che si sono impegnate per organizzare le stagioni liriche. Lo stesso impegno e le stesse difficoltà che anche oggi si incontrano in quello che si chiama volontariato culturale, quel mondo dell’associazionismo anche grazie al quale si riescono a realizzare i sogni!
Fotografie, immagini, locandine di spettacoli tratti dagli opuscoli delle stagioni estive del Comitato Lirico Gatto Nero degli anni Cinquanta, con aneddoti e curiosità, accompagnano i mesi del 2021 nel calendario, disponibile presso la Fondazione, a testimonianza del patrimonio comune della città e con l’auspicio di una nuova rinascita, umana e culturale.
Roberta Ripaoni




