( inizio seconda parte)
La spoglia giunse a Pistoia da Compostela agli inizi di luglio del 1145 e il 25 di quello stesso mese, giorno scelto poi come ricorrenza del Santo, il vescovo Atto consacrò la cappella e l’altare a lui dedicati nelle prime due campate della basilica. Grazie alla reliquia di uno dei Santi più venerati del Medioevo, il primo martire tra gli Apostoli, Pistoia divenne importante meta di pellegrinaggio (unico luogo italiano in cui se ne esercitasse ufficialmente il culto) che restituì autorità (e finanziamenti) al vescovado, garantendo così anche ricche entrate per le finanze comunali. La sacra reliquia fu posta nella cappella fatta appositamente realizzare dal Vescovo Atto all’interno della Cattedrale

Pistoia-Campanile e Cattedrale
e ben presto venne edificato un ospedale destinato all’assistenza dei pellegrini che subito iniziarono ad arrivare in città dalla Toscana e dall’Italia tutta. Nel Liber de legenda beati Iacobi si ricorda come già dalle prime settimane successive alla consacrazione della cappella e all’inizio dei pellegrinaggi si verificarono i primi episodi di guarigione miracolosa, via via sempre più numerosi, acquisendo una sempre più vasta eco devozionale che costituì l’inizio ufficioso del culto iacobeo, per cui non poteva attendere troppo l’istituzione di quello ufficiale.
Due Epistole di Papa Eugenio, già nel 1145, parlano della grande affluenza di pellegrini all’Altare di San Jacopo, attestando come fosse fonte di miracolose guarigioni e di altri eventi prodigiosi, che scatenarono un grande entusiasmo nel superstizioso popolo medievale. Una delle due Epistole, oltre a sancire la consacrazione della Cappella pistoiese quale santuario, capace quindi di concedere indulgenze plenarie ai pellegrini penitenziali, ingiungeva a Vescovo e Amministratori cittadini di provvedere alla sicurezza e all’ospitalità dei visitatori. “Tutto ciò ci fa capire, ancora una volta, l’eccezionalità dei fatti che si svolsero a Pistoia e ci dimostra l’importanza, anche sociale ed economica oltre che religiosa, che essi hanno avuto per la nostra città 1 ”. E l’affluenza di pellegrini doveva essere veramente alta se causò addirittura la nascita di un diverticolo della via Francigena che, innestandosi sulla via Francesca di Sambuca, ricalcava il percorso seguito dai Crociati provenienti dall’Emilia e diretti a Pisa per imbarcarsi. I pistoiesi, invece, percorrevano in senso inverso la Francigena quando, per la festa della Candelora, benedicevano cero e bordone (il tipico bastone da pellegrino con la punta di metallo, usato sia come appoggio che come rudimentale arma di difesa) prima di intraprendere il pellegrinaggio verso Compostela.

La statua di San Jacopo vestita-ph archivio Comune di Pistoia
L’affetto “particolare” dei pistoiesi per il loro “Sajacopo” è tramandato anche con un aneddoto, dal sapore tutto toscano, che in maniera un po’ irriverente loda la capacità di sopportazione del Santo. Secondo la leggenda, infatti, prima della sua conversione Giacomo faceva il mercante di animali, acquistate le bestie ai mercati invernali prometteva ai fornitori il pagamento “…a tanto caldo”. Quando, in estate, i creditori si presentavano per l’incasso lo trovavano ancora avvolto nella sua “gabbanella” rossa perché “…quest’anno il caldo non vuole proprio arrivare!”. È per questo che dai primi del ‘900 il 25 Luglio, giorno della sua festa, la statua del Santo, posta sulla sommità della facciata del Duomo, viene coperta con una mantellina rossa. Dal 1966 questa operazione viene eseguita dai Vigili del Fuoco (o meglio dai Pompieri) probabilmente per rimarcare la comune capacità di resistere al calore. Certo fa un po’ specie che, tra tutte le qualità e le virtù possedute da San Giacomo, a Pistoia lo si ricordi, pur benevolmente, soprattutto in queste vesti molto “laiche” e poco ortodosse. D’altra parte, per un popolo di commercianti che gode fama di essere un po’ tirchio, un sensale dal “braccino corto” è un Patrono senz’altro appropriato. Evidentemente Sant’Atto conosceva bene i suoi popolani e scelse un Santo protettore in cui i suoi concittadini potevano ben riconoscere i propri tratti caratteriali.
(fine seconda parte..continua…)