
Epifania, la storia e la leggenda
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Miradario artista figuratista
7 Gennaio 2021Probabilmente molti pistoiesi non sanno che la nostra città ha un legame con la Terra Santa ed in particolare con il Centro Mondiale della fede bahá’í. Nel libro Shoghi Effendi, Ricordi, di Ugo Giachery, ed. George Ronald, Oxford, 1977, si riporta:
“Dopo un’accurata ricerca nel campo degli architetti e degli artisti, trovammo un abile falegname e mobiliere di nome Saiello Saielli che, da diligente e capace artigiano, rispose pienamente alle attese di Shoghi Effendi [Custode della fede bahá’í dal 1921 al 1957, nota dell’autore]. Con la sua esperienza in fatto di legno, Saielli ci aiutò a reperire il tipo adatto di quercia ben stagionata, dai grani migliori e priva di imperfezioni. Per prevenire i danni causati dal caldo, dal freddo e dall’umidità del clima di ‘Akká, si costruì l’intelaiatura della porta con vari strati di legno compensato.

copertina libro Giachery
Prima dell’inizio del lavoro e durante i mesi in cui esso fu eseguito, visitai spesso Pistoia per consultarmi con l’artista e decidere insieme alcuni dettagli tecnici, come i motivi ornamentali, le rifiniture della quercia e parti metalliche quali i chiodi di rame, le serrature ed i cardini di bronzo. Ognuna delle due metà della porta fu divisa in quattro pannelli quadrangolari, oltre allo zoccolo, ed al centro di ogni pannello fu intagliata una rosetta a nove petali attorcigliati in su, simile per la grazia del disegno ad un fiore di loto orientale. Perché tali pannelli floreali risultassero perfettamente identici, chiedemmo ad uno scultore di farcene dei modelli in misura esatta, prima in creta e, dopo l’approvazione, in gesso, in modo che l’intagliatore avesse dinanzi agli occhi un esempio perfetto da seguire in ogni dettaglio. Eccellente fu il risultato, come è testimoniato da tutti coloro che hanno la fortuna di vistare la Qiblih [punto di adorazione per la preghiera quotidiana, nota dell’autore] della nostra Fede. Lo schema decorativo generale fu completato da pomelli semisferici in legno, distribuiti simmetricamente intorno al telaio della porta, e da chiodi di rinforzo nello zoccolo, nonché da rosette, pomelli e chiodi dorati a mano: il che contribuì ad abbellire ancora di più il lucido legno di quercia. Ad evitare inconvenienti derivabili dall’uso di cardini di ferro o bronzo, ci servimmo di cuscinetti a sfere, piazzati al di sotto ed al di sopra delle due metà della porta e ciò anche per assicurare una maggior durata del legno stesso. Non ero ad Haifa quando la porta vi giunse, ma seppi più tardi della gioia profonda del Custode nell’ammirarne la semplicità, la perfetta esecuzione e la decorativa bellezza, tanto che diede istruzioni perché fosse montata immediatamente: pochi giorni dopo, un suo telegramma di apprezzamento mi fece profondamente gioire. Non è qui possibile descrivere nei dettagli tutti i progetti messi in esecuzione da Shoghi Effendi per ampliare ed abbellire l’area circostante il Mausoleo di Bahá’u’lláh. Ogni volta che ho la fortuna di camminare in quei giardini, il cuore mi si commuove dinanzi allo spettacolo meraviglioso di ciò che egli riuscì con tanto amore e sollecitudine a compiere, uno spettacolo che riporta alla memoria i giorni felici in cui egli era su questa Terra.” (pag. 130-1, testo citato).
«Pistoia è da secoli famosa per l’abilità dei suoi artigiani nei lavori in legno e nelle decorazioni in bronzo (ha ultimamente fornito alle Ferrovie dello Stato le migliori carrozze) [anni 1956-57, nota dell’autore]: si decise quindi di cercare qui la fonderia e l’impresa adatte ad eseguire un elemento così importante per l’erezione degli Archivi, e dopo le ricerche e consultazioni la scelta cadde sulla ditta di Renzo Michelucci per la parte metallica e su quella di Saiello Saielli per il lavoro di falegnameria» (pag. 154 testo citato).
Fine prima parte (continua)
Marco Bresci




