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13 Ottobre 2020
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14 Ottobre 2020Si è conclusa l’11 ottobre, al cinema La Compagnia di Firenze ed online sulla piattaforma “Più Compagnia” di Mymovies, l’undicesima edizione del Middle East Now, il festival dedicato al cinema mediorientale.
Il documentario di Mehrdad Oskouei Sunless Shadow, che inaugurato il tema del festival, “Visual Voices”, ha vinto il premio “Cinema Iran 2020”, istituito quest’anno assieme ad un focus tutto dedicato al paese mediorientale in memoria di Felicetta Ferraro, curatrice del programma dedicato all’Iran fin dalle prime edizioni del festival.

The Wasteland
Il programma del focus ha compreso anche i documentari Shouting at the Wind, The Friend’s House, Formerly Youth Square e soprattutto The Wasteland di Ahmad Bahrami, vincitore della sezione Orizzonti all’ultima mostra del cinema di Venezia. La ciclicità del microcosmo di Lotfollah, operaio che non conosce altro mondo se non quello del suo lavoro, aveva fatto parlare i critici di forti influenze dal cinema di Béla Tarr, complici anche il formato 4:3 ed uno splendido bianco e nero che Lisa Chiari, la direttrice artistica del festival, ha associato a quello del nostro neorealismo.

Between haeven and hearth
Bahrami, che è riuscito ad essere presente a Firenze, ha raccontato quanto fosse fondamentale per lui porre l’accento sullo svolgersi della vita per eventi ricorrenti e rituali, e quanto questi siano più evidenti nel mondo operaio, non solo quello iraniano, ma dell’intero il globo. Da qui l’aspirazione a raccontare una storia che potesse essere universale, da digerire nei carichissimi momenti finali, scanditi dal respiro affannoso di Lotfollah che accompagna la visione fino ai titoli di coda, seguiti da una standing ovation degli spettatori della Compagnia.
Il “Middle East Now Audience Award” votato dal pubblico è andato poi a Between Haeven end Heart di Najwa Najjar.
Fra i cortometraggi, i vincitori sono stati Brotherhood di Meryam Joober per il “Best OFF”, assegnato da OFF Cinema, e Maradona’s Leg di Firas Khoury per il “Middle East Now Staff Award”.
Di diverso tipo le “Whispered Voices”: titolo di un focus dedicato a quei messaggi che sono sussurrati a mezza voce, ma non per questo meno potenti. Di questa sezione hanno fatto parte i corti dell’Arabia Saudita Hajwalah e The Wedding Dress.

Mediterraneo di Luca Ferrara
Si è conclusa anche poi la voce delle musiche di Omar Fadel, che ha presentato le diverse invece le scelte adoperate per The United: con una colonna sonora più barocca adatta al tema sportivo del film di Amin Matalqa, il lavoro di Fadel si distanzia molto da quello ascoltato in Yommedine e In Search of Oil and Sand.
Fra le altre voci visuali del festival anche quelle del fumetto, con il workshop “Fumetto e impegno sociale” tenuto dall’autore Luca Ferrara, e della fotografia, con la mostra al MAD Murate Art District di Firenze “7×7. Seven by Seven. Transcultural Narratives From The Middle East and North Africa”, in programma fino al 31 ottobre.

Gaza mon amour
L’ultima voce che ha chiuso il festival è stata quella dei gemelli palestinesi Tarzan e Arab Nasser, con il dolcissimo Gaza Mon Amour arrivato direttamente dall’ultimo Festival di Venezia. La storia dei sessantenni Issa e Siham riesce a raccontare con leggerezza ed ironia uno spaccato della vita di Gaza, dove si convive con la guerra e con il dominio di Hamas, ma nella quale c’è sempre spazio per l’amore semplice e genuino. Quell’amore che, come hanno tenuto a precisare più volte i registi, presenti in sala, è l’unica e vera voce del film.
Gabriele Ragonesi




