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8 Agosto 2020La concia delle pelli è un’attività talmente antica, che sin dalla preistoria, l’uomo si accorse che la pelle degli animali che cacciava per alimentarsi poteva servirgli come protezione dagli agenti atmosferici.
Intorno al 1300, la città di Firenze era rinomata per produzione della pelle, sia per qualità della concia, sia per la qualità dei manufatti, la cui vendita veniva addirittura esportata.
Tra i XII ed il XIII secolo, con la nascita delle Arti di Firenze, intese come corporazioni di stesse categorie lavorative, fu creata nel 1282 l’Arte dei Cuoiai e Galigai. Vi si immatricolarono i cuoiai, i conciatori detti pelacani, i venditori di cuoio detti i pezzai ei doratori di cuoio e pelle detti orpellai.
A Firenze l’attività della concia, da primo fu esercitata a monte e a valle di Ponte Vecchio, dove le pelli venivano messe a bagno nel letto dell’Arno. Poi a causa dei forti odori, l’attività fu spostata nelle vicinanze di Piazza Santa Croce. Sebbene fosse un’arte delle minori, non fu meno numerosa occupando due vie, che nei secoli ebbero differenti nomi, dei Galigai, dei Pelacani, dei Bucciai, o de’ Macci e dove ancora oggi troviamo via delle Conce e via dei Conciatori.
Il conciatore cuoiaio latinamente appellato “pellium concinnator”, nella città fiorentina era comunemente chiamato “pelacane”, come lo testimoniano gli scritti dell’epoca, come in questo sonetto:
“vada in sua malora a Pelacani
che gli grattin la rogna col lor rasco”.
I cuoiai o galigai arte quarta delle minori, ebbero proprio segno distintivo uno scudo “partito d’argento e di nero”. L’argento è uno dei due metalli usati in araldica, dopo l’oro è lo smalto più pregiato nel blasone, rappresenta la luce e l’aria tra gli elementi, la perla tra le gemme e la luna tra gli astri. Simboleggia la concordia, la gentilezza, la clemenza, la purezza e la tranquillità. Sin dai tempi antichi equivale al bianco, segno di integrità e di fede. Il nero è uno dei quattro colori araldici, fu introdotto dai cavalieri per simboleggiare il lutto, è simbolo di terrore, vendetta e morte. L’uso dei questi due smalti potrebbe significare la contrapposizione tra la vita e la morte, in quanto il conciatore trasforma la pelle dell’animale morto, impedendo la putrefazione della materia, recuperando e valorizzando il sottoprodotto dell’animale.
Come patrono ebbero Sant’Agostino, al quale ogni anno il 28 agosto facevano la consueta offerta all’interno della chiesa di Orsanmichele.

stampa lavorazione cuoio 1910
Altre corporazioni con propri statuti nacquero nel 1302 a Pisa e nel 1333 a Siena ivi riuniti con i calzolai.
Nel 1562, Cosimo I decise di incorporare l’Arte dei Calzolai con quella dei Galigai e Correggiai, creando l’Università dei Maestri di Cuoiame e nel 1561 anche venne incorporata anche quella Maggiore dei Vaiai e Pellicciai, che cambiò il suo nome in Maestri Vaiai e Cuoiai mantenendo questa denominazione fino al 1770. Quando il granduca Pietro Lepoldo di Lorena soppresse tutte le antiche corporazioni e istituì la Camera di Commercio. La concia delle pelli fu fiorente e strategica nel Granducato di Toscana, ottenendo un ruolo di primo piano.
Tale tradizione tipica della Toscana, oggi è portata avanti dal distretto del cuoio, in particolare a Ponte a Egola, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, Fucecchio divenendo un riferimento importante a livello mondiale per la produzione del cuoio e della pelle, che continua a potare avanti la tradizione dell’antica conceria toscana, ma con l’attenzione all’uomo, all’eco-sostenibilità e all’ambiente.
Dunque la concia nata nella notte dei tempi è giunta fino a noi, grazie alla sapienza artigianale a noi tramandata il cuoio e la pelle al vegetale sono diventanti veri ambasciatori dei Made in Italy del mondo, non solo per la loro bellezza e il loro pregio, ma perché trasmettono i valori, il sudore e la fatica della nostra gente e del nostro territorio.
Ma perché, allora non riscoprire l’antico stemma araldico “partito d’argento e di nero” dell’Arte dei Cuoiai e Galigai, quale simbolo identitario dell’ antica tradizione conciaria toscana, rappresentazione grafica di consuetudini perfezionate attraverso secoli di ingegno?
Michele Fiaschi

Stemma cuoiai e galigai




