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Il radio laboratorio
10 Maggio 2020Quando abbiamo potuto vedere “Il Traditore” di Marco Bellocchio lo scorso maggio in sala non potevamo certamente immaginare quello che ci aspettava esattamente un anno dopo.
Niente Festival di Cannes, dove il film era in Concorso, niente sala cinematografica (chissà come e quando potremo rivederla) e David di Donatello andati in onda con una formula a cui ci siamo dovuti abituare sempre di più; quella delle dirette Skype, Zoom, etc. spesso incerte e balbettanti per colpa delle connessioni.
I David ce l’hanno fatta però, come ce l’ha fatta l’ultima fatica di Marco Bellocchio, un film monumentale sostenuto dal miglior attore italiano (Pierfrancesco Favino), che ha portato a casa ben 5 statuette (le principali: miglior sceneggiatura originale, miglior attore non protagonista, miglior attore protagonista, miglior regia e miglior film).
I più delusi? Certamente Roberto Benigni (se avete fatto caso alla sua faccia sapete di cosa sto parlando) che si aspettava di essere premiato per la sua performance come Geppetto nel “Pinocchio” di Matteo Garrone e Linda Caridi (“Ricordi?”) sorpresa per il premio come miglior attrice protagonista a Jasmine Trinca, dove il suo ruolo è importante ma marginale in termini di minuti, per “La dea fortuna”.
Guardando al futuro del cinema italiano si segnalano, invece, Phaim Bhuiyan, miglior regista esordiente per “Bangla”, Stefano Cipani, David Giovani per “Mio fratello rincorre i dinosauri” e “Il primo Re”, opera produttivamente coraggiosa di Matteo Rovere, fregiato con quattro riconoscimenti.
E la cerimonia com’è stata? Insolita (in uno studio senza pubblico e con i candidati connessi da casa) ma con un ottimo ritmo, senza intoppi di nessun tipo, e condotta con la solita e solida professionalità da Carlo Conti.
La prossima, però, speriamo di rivederla in un mondo in cui ci siamo ritornati ad abbracciare.
Stefano Cavalli




